Attualità

Alleanza politica su concessioni balneari, “riforma Draghi unica strada possibile”

La proposta di istituire le gare entro il 2023 mette in imbarazzo Lega e Forza Italia, ma la maggioranza resta compatta

Dopo l’approvazione, da parte del consiglio dei ministri, della proposta di legge per riassegnare le concessioni balneari tramite gare pubbliche entro la fine del 2023, lo scontro politico sulla riforma del demanio marittimo è approdato ieri alla Camera dei deputati, che ha promosso la mozione unitaria della maggioranza per impegnare il governo a «sostenere le necessarie iniziative normative volte al riordino e alla semplificazione della disciplina in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, per finalità turistico ricreative sociali e sportive, al fine di assicurare una più razionale e sostenibile utilizzo del suddetto demanio marittimo, favorirne la pubblica fruizione e promuoverne, in coerenza con i principi e con la normativa europea, una maggiore concorrenzialità tenendo in adeguata considerazione le peculiarita’ del settore ed il patrimonio ambientale». Parziale soddisfazione anche per Fratelli d’Italia, che aveva presentato un’altra mozione approvata solo per il secondo capoverso, quello che impegna l’esecutivo a «individuare tutte le opportune soluzioni, anche di carattere normativo, volte a disporre l’esclusione definitiva dal campo di applicazione della cosiddetta direttiva servizi delle concessioni demaniali marittime, fluviali e lacuali per finalità turistico-ricreative».

Nelle aule parlamentari la situazione ha creato un certo imbarazzo ai rappresentanti di Lega e Forza Italia, che dopo avere sostenuto per anni l’esclusione delle imprese balneari dalle gare pubbliche, martedì scorso hanno accettato il testo imposto da Draghi sull’immediata riassegnazione delle concessioni. Una battaglia, quella contro la Bolkestein, che le forze di centrodestra hanno sempre condiviso con Fratelli d’Italia, oggi unico partito all’opposizione, che ha voluto mettere alla prova gli ex alleati presentando la sua mozione per l’uscita dalla direttiva. Ma che i leghisti e gli azzurri non avrebbero votato il testo della Meloni era emerso chiaramente già nei giorni scorsi, con Maurizio Gasparri (Forza Italia) a chiarire che «ci appassiona poco un dibattito strumentale con annunci reboanti e con mozioni che non hanno poi conseguenze pratiche» e Gian Marco Centinaio (Lega) a ribadire che «non ci piace illudere le persone: finché l’Europa non prevederà una revisione della Bolkestein, non sarà possibile mettere sul tavolo l’uscita dei balneari dalla direttiva».

Se alcune associazioni di categoria hanno accolto la proposta di Draghi come un buon punto di partenza su cui lavorare (Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Oasi Italia), altre invece sono più insoddisfatte (Cna Balneari, Federbalneari, Confartigianato) o del tutto contrarie (Assobalneari-Confindustria, Base balneare, Itb Italia). In particolare una frangia minoritaria di balneari, quella che contesta in tutto e per tutto le gare delle concessioni, ha messo in circolo sui social le foto dei ministri di Lega e Forza Italia additati come “traditori” e mercoledì scorso ha organizzato un presidio di protesta davanti a Montecitorio. Ma la maggior parte degli attuali concessionari è ormai consapevole o rassegnata che evitare le evidenze pubbliche appare un’ipotesi ormai molto remota se non impossibile, tra la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033 e imposto le gare entro due anni e l’imminente procedura di infrazione europea per il mancato rispetto della Bolkestein. Piuttosto, la partita si giocherà sulla durata del periodo transitorio – vista l’oggettiva difficoltà a completare la riforma ed espletare migliaia di gare nel giro di un anno e mezzo – e soprattutto sui criteri per il calcolo del valore aziendale che sarà riconosciuto ai concessionari uscenti a titolo di indennizzo nel caso di passaggio di mano del titolo, che sarebbe comunque solo un’eventualità non scontata, dal momento che la riforma di Draghi intende esplicitamente privilegiare, in fase di gara, chi dimostrerà esperienza professionale nel settore.

La bozza elaborata dal governo, come ha detto ieri il ministro al turismo Massimo Garavaglia, è frutto di una difficile mediazione tra le forze politiche che partivano da posizioni molto diverse, e si incardina in una situazione giuridica che, dopo dieci anni di esecutivi che sono stati in grado solo di prorogare senza risolvere, ormai non lascia più strade alternative ai bandi di gara. Ciò tuttavia non è bastato a Lega e Forza Italia per evitare le critiche, alle quali comunque stanno rispondendo a modo: mercoledì, durante il presidio a Montecitorio, il senatore leghista Gian Marco Centinaio intervistato dai giornalisti ha affermato che «non c’è stato nessun tradimento; la Lega stava lavorando con i balneari ma Draghi con una velocità strana ha voluto approvare il provvedimento e i nostri ministri hanno fatto ciò che gli è stato chiesto, ovvero stare al loro posto», mentre la ministra agli affari regionali Maria Stella Gelmini (Forza Italia) ha spiegato che «il governo è intervenuto per evitare una seconda procedura d’infrazione e il rischio di sanzioni molto pesanti, ed è intervenuto non solo per affermare un principio di concorrenza ma soprattutto per difendere gli operatori, che in assenza di qualsiasi provvedimento si sarebbero trovati con il rischio di avvisi di garanzia per occupazione abusiva. Chi sostiene che si potesse fare a meno di procedere con le gare dice una falsità e raccontare che era possibile non intervenire e lasciare tutto così com’era è un modo per raccogliere un po’ di consenso, ma non per fare gli interessi dei balneari». Per sapere poi come il testo potrà essere ulteriormente migliorato grazie al contributo delle forze di centrodestra, non resta che attendere l’imminente discussione parlamentare sulla proposta del governo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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