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“Riforma spiagge, serve più tempo”: centrodestra punta su decreto milleproroghe

Le forze di maggioranza sono intenzionate a rivedere il termine delle concessioni balneari al 2023 imposto dal governo Draghi

CATANIA – Inserire nel decreto milleproroghe uno slittamento della scadenza delle attuali concessioni demaniali marittime e negoziare con l’Unione europea l’esclusione delle spiagge dalla direttiva Bolkestein. È il piano delle forze di maggioranza per salvaguardare le diecimila imprese balneari italiane, dopo che la legge sulla concorrenza voluta dal precedente governo di Mario Draghi ha imposto di riassegnarle tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2023. È quanto è emerso ieri nel corso di un’assemblea del Sib-Confcommercio alla fiera Ristora Hotel Sicilia, organizzata da Expo Mediterraneo, alla quale sono intervenuti i parlamentari Salvo Pogliese e Manlio Messina (Fratelli d’Italia), Anastasio Carrà (Lega) e Marco Falcone (Forza Italia), oltre al presidente nazionale del Sib Antonio Capacchione, a quello regionale Ignazio Ragusa e ad altri numerosi rappresentanti istituzionali del territorio.
Ora che il centrodestra è unito al governo, c’è il forte intento di cancellare la riforma Draghi per inserire maggiori forme di tutela per le attuali imprese: il piano potrebbe essere quello di confermare la durata dei titoli fino al 2033, come aveva previsto la legge 145/2018 che è stata abrogata dalla legge sulla concorrenza, e la prima occasione utile per farlo sarebbe nel tradizionale decreto milleproroghe di fine anno. D’altronde, migliaia di imprese balneari hanno investito facendo affidamento sulla scadenza al 2033 che era stata impressa nero su bianco sui loro titoli concessori regolarmente rilasciati dalle amministrazioni comunali, e se davvero venissero applicate le disposizioni della riforma Draghi – che ha ridotto tale scadenza di dieci anni da un giorno all’altro, applicando la devastante sentenza emessa un anno fa dal Consiglio di Statoi ricorsi fioccherebbero a migliaia. L’intento delle forze di maggioranza sarebbe dunque quello di trovare un compromesso, prendendo più tempo per studiare una via di uscita alternativa dalla direttiva europea Bolkestein, che continua a essere di difficile applicazione per la specificità delle spiagge italiane su cui insistono migliaia di imprese private. Ma la strada è ancora molto difficile, e sulle concessioni pende la scadenza al 2023 decisa dalla legge sulla concorrenza: per questo, una possibile soluzione sarebbe quella di confermare quanto già scritto sulla stragrande maggioranza dei titoli concessori, trovando tecnicamente il modo di superare l’annullamento del 2033 imposto dal Consiglio di Stato.

Ad annunciare la linea della maggioranza è stato il senatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese: «Il settore balneare ha un valore eccezionale per la nostra nazione e va salvaguardato dall’incertezza che sussiste da troppi anni. La sentenza del Consiglio di Stato, poi, è stato un imbarazzante intervento politicizzato e a gamba tesa, che ha legittimato il precedente governo ad accorciare di dieci anni la vita di migliaia di imprese». Riguardo al decreto attuativo che l’attuale governo dovrebbe varare entro la fine di febbraio per completare la riforma delle concessioni prevista dalla legge sulla concorrenza, Pugliese ha poi aggiunto che «è impossibile rispettare i tempi. C’è perciò l’assoluta necessità di una proroga momentanea che mi auguro possa essere approvata nel decreto milleproroghe, in modo da avere più tempo per concordare con l’Unione europea la non applicazione della direttiva Bolkestein alle attuali imprese balneari. Andremo a Bruxelles mantenendo la schiena più dritta rispetto a quanto hanno fatto i governi che ci hanno preceduto: non possiamo permettere che un settore di eccellenza, composto da migliaia di piccole e medie imprese familiari, vada in mano alle multinazionali straniere».

In rappresentanza dello stesso partito, il deputato Manlio Messina ha precisato che «Fratelli d’Italia non è contro l’Europa, bensì è fautore di un’idea diversa di Europa. E la direttiva Bolkestein rappresenta proprio ciò che vogliamo cambiare: si tratta di una norma che vuole omologare per l’intero continente delle situazioni molto diverse tra di loro, su cui invece occorre salvaguardare le specificità territoriali. In Italia, sulle spiagge si è costruito un importante sistema economico e imprenditoriale che non può essere cancellato, e andremo a Bruxelles a schiena dritta per pretenderlo. Non arretreremo di un passo: lo abbiamo già fatto quando eravamo all’opposizione e ora che siamo al governo abbiamo il dovere di mantenere il nostro impegno».

Secondo il consigliere regionale di Forza Italia Marco Falcone, «la scadenza al 2023 decisa dalla legge sulla concorrenza è stata ingiusta e il nuovo governo dovrà rinegoziare questo termine; anche perché ogni concessione è diversa dall’altra ed è perciò impossibile essere pronti a espletare i bandi di gara nel giro di un anno». Per questo, ha aggiunto il deputato della Lega Anastasio Carrà, «è il momento che il centrodestra unito scenda in campo nella battaglia a difesa delle attuali imprese balneari. Non basta modificare la legge Draghi, bensì occorre abrogarla e questo sarà il nostro unico obiettivo».

Nelle conclusioni dell’assemblea, il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione ha auspicato che «alle parole seguano i fatti, perché le imprese balneari non hanno più tempo». Il rappresentante nazionale della categoria ha sottolineato che «l’aumento del Pil italiano avvenuto nel terzo trimestre, per il quale si è gridato al miracolo, è merito anche del turismo costiero, perciò andare a terremotare un sistema che funziona sarebbe un gesto folle e stupido. Oltretutto, l’Anci ha più volte sottolineato l’impossibilità, per le amministrazioni comunali, di espletare i bandi in così poco tempo e la Corte di giustizia europea ha affermato che le gare si applicano solo in caso di scarsità della risorsa, che non sussiste lungo la nostra penisola. Siamo convinti che il nuovo governo farà il possibile per tutelare le attuali imprese balneari, ma la problematica va affrontata subito: il ministro del mare Nello Musumeci ha ricevuto la delega per risolvere la questione e attendiamo che ci convochi per discutere su come cancellare una brutta pagina di politica, iniziata con l’inquietante sentenza del Consiglio di Stato e finita con la riforma sbagliata voluta da Mario Draghi».

L’assemblea ha visto anche la presenza di Marco Corsaro (sindaco di Misterbianco), Gaetano Galvagno (presidente assemblea regionale siciliana), Anthony Barbagallo (deputato Partito democratico), Giuseppe Castiglione, Giovanni Burtone, Giuseppe Compagnone e Andrea Messina (consiglieri regionali), Luca Sangorgio (consigliere comunale), Gianluca Manenti (presidente Confcommercio Sicilia), Dario Pistorio (presidente Fipe Sicilia), Pietro Agen (presidente Confcommercio Catania), Pippo Zingale (presidente Faita Sicilia).

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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