Attualità

“Riforma spiagge, parlamento agisca in fretta e senza vincoli”

L'appello del Sib alla politica, che sta lavorando compatta per migliorare l'emendamento del governo

RIMINI – «Sulla riforma delle concessioni balneari il parlamento deve agire in fretta e con piena libertà di decidere, senza farsi vincolare da una sentenza sbagliata e che potrebbe essere presto modificata». È l’appello che il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione ha rivolto ieri ai rappresentanti delle forze di maggioranza presenti al convegno “La riforma delle concessioni demaniali per un futuro delle imprese balneari“, organizzato dall’associazione di categoria per fare il punto della situazione sul riordino del demanio marittimo contenuto nel disegno di legge sulla concorrenza, in discussione in questi giorni in Senato. Sono intervenuti al convegno i parlamentari Stefano Collina (Pd), Jacopo Morrone (Lega), Antonio Barboni (Forza Italia) e Marco Croatti (Movimento 5 Stelle), oltre all’assessore regionale al turismo Andrea Corsini e al presidente del Sib Emilia-Romagna Simone Battistoni.

Lo scorso febbraio il consiglio dei ministri ha proposto un emendamento al ddl concorrenza per applicare pedissequamente la sentenza del Consiglio di Stato che a novembre 2021 ha cancellato la proroga delle concessioni balneari al 2033 e imposto di riassegnarle entro due anni tramite gare pubbliche, ma il Sib non ci sta: «Il governo ha peccato di presunzione e per questo, dieci giorni dopo la presentazione dell’emendamento, abbiamo portato cinquemila imprenditori balneari in piazza a protestare», ha detto Capacchione, ricordando che «il Sib è pronto a ogni azione necessaria per chiedere il giusto equilibrio fra tutela della concorrenza e diritti delle imprese». Il presidente ha ricordato il ricorso in Cassazione avviato contro la sentenza del Consiglio di Stato, «a cui siamo arrivati perché per troppi anni la politica non ha voluto decidere sulla materia. Ma in questa situazione drammatica, tra guerra e pandemia, non sono più accettabili ulteriori rinvii: i balneari stanno riaprendo col magone e i loro fornitori sono in crisi; per questo occorre un segnale urgente dal governo. Mi auguro che la politica non sfugga dalle sue responsabilità per fare l’ennesima campagna elettorale, bensì che concluda finalmente una seria riforma del settore».

Anche dagli interventi di ieri è parso che le forze di maggioranza stiano affrontando la questione con senso di responsabilità, concentrandosi in particolare sul periodo di tempo necessario per espletare le gare e sulla definizione del valore aziendale in caso di passaggio di mano della concessione. Il senatore dem Stefano Collina, relatore del ddl concorrenza, ha affermato che «l’emendamento del governo non soddisfa le esigenze del settore balneare» e che «bisogna definire meglio il concetto di valore aziendale affinché il concessionario sia ristorato nel malaugurato caso di passaggio di perdita del titolo. Ma per evitare che l’attuale modello turistico balneare venga cancellato, intendiamo studiare dei criteri che preservino la tipicità territoriale dell’offerta di spiaggia. E per fare tutto ciò occorrerà più tempo rispetto a quello stabilito dal Consiglio di Stato». Collina ha fatto sapere che «le forze politiche stanno lavorando in modo positivo per trovare un accordo: il testo definitivo non è ancora pronto, ma appena lo sarà lo sottoporremo al governo per il confronto decisivo».

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Jacopo Morrone (Lega) ha posto l’accento sulla «necessità di una mappatura che definisca la scarsità o meno della risorsa, un criterio necessario per l’applicazione della Bolkestein», affermando che «l’intenzione di tutte le forze di maggioranza è quello di non rendere la questione balneare per l’ennesima volta un tema da campagna elettorale»; mentre Marco Croatti (M5S) ha rivendicato di «voler affrontare la materia in modo serio per arrivare a soluzioni concrete e compatibili che superino il dannoso meccanismo delle proroghe e trovino un punto di equilibrio fra gli interessi sia degli attuali imprenditori balneari che dei soggetti esterni che desiderano entrare in questo settore, ma anche dello Stato e dei fruitori delle spiagge che hanno diritto a un accesso libero». Infine, Antonio Barboni (Fi) ha evidenziato l’eccessiva divisione fra le associazioni di categoria che «ha causato un dossier di ben 154 pagine di proposte solo sulla riforma del demanio marittimo, mentre sarebbe più opportuno che le sigle sindacali lavorassero insieme su una sintesi in modo da aiutare la politica ad aiutarle».

In chiusura è intervenuto l’assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini, esprimendo apprezzamento per il fatto che «in questo momento decisivo, la politica ha abbandonato l’atteggiamento demagogico, populista e superficiale con cui in passato ha affrontato la questione». Tuttavia, ha rimarcato l’assessore, «l’emendamento del governo è ancora troppo confuso e va corretto, non solo sul valore aziendale e sul periodo transitorio più lungo di almeno due o tre anni, ma anche per lasciare maggiore spazio a Regioni e Comuni affinché in fase di bando ci sia la possibilità di inserire le specificità territoriali». Gli imprenditori balneari, insomma, sembrano per la stragrande maggioranza ormai consapevoli che occorrerà affrontare un cambiamento normativo: «Accettiamo i bandi perché la legge ce li impone – ha infatti concluso il presidente del Sib Emilia-Romagna Simone Battistoni – ma lo stiamo facendo senza arrenderci e con l’intenzione di vincerli».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. È evidente che ci sia una sorta di cambiamento di rotta della politica di confronto a una sentenza fatta con i piedi da burocrati senza rispetto del lavoro altrui,è il lavoro che la politica ha il dovere di fare per tutelare i cittadini onesti,è giusto rivedere le modalità di gestione del bene pubblico rispettando i vecchi concessionari,datemi quello che mi spetta per il duro lavoro che ho svolto ,poi però voglio anche io lavorare nelle poste italiane,non è giusto che un posto pubblico venga occupato da una persona per 35 anni anche io ho diritto ,perché a 55 anni dove vado a lavorare chi mi assumerà?tutto quello che avevo l ho investito nella mia attività che forse mi verrà tolta per darla al nipote del deputato di turno,ed è inutile che mi venga detto da Suck che i bandi vengono controllati dalla magistratura,alla fine chi decide sa, se vuole, trovare il rimedio a tutto anche in modo lecito.io non so caro Suck quanti anni hai, ma io ho i capelli bianchi e forse ho qualche esperienza più di te di vita.dove eravate voi quando io ho lavorato 20 ore sotto le lamiere dove il sudore faceva da padrone? Forse in acqua a divertirvi? Proprio voi parlate di giustizia?

    • sei un imprenditore che ha ottenuto una concessione demaniale a tempo e non sei un dipendente pubblico,ma cosa stai dicendo?

      • Ma cosa dici tu ,è pubblico come i beni demaniali,se per te le spiagge pubbliche devono andare a bando perché tutti hanno diritto anche il posto pubblico

        • Nikolaus Suck says:

          Ne abbiamo scritto e parlato mille volte, sono situazioni totalmente diverse e in nessun modo paragonabili o anche solo avvicinabili. Srnza scendere (di nuovo) troppo nel dettaglio), tu hai scelto di fare l’imprenditore con tutte le libertà, opportunità e i rischi connessi, sfruttando risorse pubbliche per il tuo profitto a tempo, quello di sostenere un concorso per essere dipendente a stipendio e fare un lavoro per altri a vita, a servizio della nazione.

  2. Lascia stare gli ipocriti da tastiera, simili ai burocrati europei , inconsistenti e incompetenti, hanno trovato il modo di distruggere ciò che funziona a danno di tanti genitori e figli che hanno investito la propria vita su quell’attività e si ritroveranno in mezzo alla strada. Una vergogna disumana, una volta concesso il bene se gestito nel modo consono è rispettando le leggi questo deve restare a chi ha fatto tanti sacrifici per vederlo crescere o chi lo ha addirittura acquistato. Questo farebbe uno stato serio, questo farebbe in Europa seria è vicina agli interessi dei lavoratori coinvolti

  3. Io non sono d’accordo con voi..il bene pubblico deve sempre tornare al pubblico per nuova assegnazione nell’interesse del pubblico

    • Peccato che il bene pubblico é sempre e solo stato curato dai privati. E dai loro sacrifici. Di pubblico ci sta veramente ben poco. Ma torna utile quando ci si può guadagnare sopra.

  4. Nikolaus Suck says:

    Secondo me Capacchione dovrebbe decidere, o almeno chiarire se è e parla da sindacalista o avvocato. “Una sentenza sbagliata e che potrebbe essere presto modificata” lo può dire (sbagliando) il primo, ma non il secondo. Perché è un errore giuridico. Intanto non sarà “presto”. Il conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale deve ancora essere valutato e dichiarato ammissibile e questo non avverrà prima di luglio, e il ricorso per cassazione deve ancora essere fissato, e poi discusso, e tutto questo non si sa quando avverrà. Inoltre, anche superati gli scogli di ammissibilità, la Corte Costituzionale potrebbe solo dichiarare il conflitto ed eventualmente annullare la sentenza e la Corte di Cassazione potrebbe solo cassarla per motivi di giurisdizione, ma nessuno dei due organi ha poteri di “modificare” i contenuti di quanto deciso e di dire cose diverse. Sicché in ogni caso il problema continuerà a porsi esattamente come prima.

      • sei ricomparso…… stavamo aspettando la tua risposta sul muro di Ostia che recinta i bagni ed impedisce la veduta del mare dal lungomare……visto che sei un balneare di Ostia

  5. Esatto . Non diamo rette a queste sentenze, ri – prononiamo una legge pronta nuovamente ad assecondare le richieste del sindacato,compreso un ulteriore periodo transitorio.
    Non c e’ nulla da fare

  6. È il parlamento che decide non i magistrati,il problema e6 che noi abbiamo una politica fragile malleabile e facilmente trasportabile ,se c erano i politici veri come una volta non avrebbero dato modo a un burocrate come Draghi di fare il puparo e muovete le cordicine.

  7. Se la giustizia italiana vuole recuperare un po’ di credibilità, deve correggere questa “cagata”. D’altronde, sappiamo bene tutti, che la legge, per i nemici si applica, mentre, per gli amici si interpreta, PALAMARA ci “insegna”!

  8. Ma non è un bene pubblico anche l’etere???? Come mai le CONCESSIONI radio/tv e telefonia una volta assegnate poi non vengono più messe a bando??
    Anzi chi vuole entrare deve acquistare la concessione da un concessionario…….E cmq
    Molti concessionari hanno più canali/frequenze senza fare nomi…..
    E cmq questo si che è un bene limitato,infatti le frequenze sono tutte sature. ……..

  9. La concorrenza non doveva semplicemente essere applicata al settore , la balneazione va bene così com’è proprio perché dava un orizzonte lungo di gestione alle imprese, cambiare aziende come yogurt smonterà l’accoglienza e farà prosperare la speculazione. Oltre al grave ed irreparabile danno fatto a chi di quel lavoro vive da una vita. I contenziosi saranno enormi tali da dedicare apposite sezioni ai tar e consiglio di Stato. Una vergogna tutta italiana spinta da un valutazione iper liberista vigliacca e disumana

    • Nikolaus Suck says:

      Apposite sezioni ai TAR e Consiglio di Stato, ma come no. Siete lo zero virgola zero qualcosa e i contenziosi fini a se stessi sono inutili, non interessano e non spostano niente.

  10. Luigi, non credo che i nostri detrattori, fagocitati dal “sistema”, riescono a comprendere quanto tu hai scritto (17:13). I loro limiti, sono più che evidenti in tutti i commenti. Capaci soltanto di denigrare e accusare, pronti a cacciare decine di migliaia di piccole imprese familiari, quando invece, avrebbero dovuto e apprezzare il lavoro fatto nell’arco di più di un secolo, senza aver chiesto nulla a nessuno, se non le autorizzazioni secondo le leggi dello Stato ITALIANO!

    • Nikolaus Suck says:

      Le autorizzazioni secondo le leggi dello Stato ITALIANO erano, sono e sono sempre state A TEMPO e non eterne e perpetue.

      • Peccato che te ne accorgi solo adesso, a distanza di più di un secolo, soltanto dopo che questo Stato ha CANCELLATO LEGGI che hanno ingannato una intera categoria, per tantissimi anni.

      • Art. 10 legge 88/2001

        (Disposizioni concernenti le concessioni
        dei beni demaniali marittimi)

        1. Il comma 2 dell’articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente:

        «2. Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione».

        • Nikolaus Suck says:

          “Le concessioni […] hanno durata di sei anni”. Ovvero c’è una DURATA, e che quella durata non è indefinita o illimitata, ma di SEI ANNI.
          “Alla scadenza si rinnovano […] per altri sei anni”. Ovvero si prevede espressamente che dopo quei sei anni le concessioni SCADONO. Che alla scadenza è necessario un RINNOVO. E che anche quel rinnovo dura altri SEI ANNI, non indefinitamente o per sempre.
          “e così successivamente ad ogni scadenza”, ovvero si ribadisce e conferma che c’è una SCADENZA e che questa si verifica OGNI SEI ANNI. Che il rinnovo, solo tra il 2001 e il 2010 potesse avvenire “automaticamente” significa(va) solo che non bisognava fare ogni volta una nuova domande e attendere la risposta, NON che il rinnovo fosse dovuto, certo, sicuro, o eterno.
          IN PIU’, è “fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione”, ovvero, oltre e a prescindere dalla possibilità di non rinnovare alla scadenza, in ogni caso anche la facoltà di REVOCA in ogni momento anche prima e a prescindere dalle scadenze, a discrezione dell’amministrazione con la sola motivazione dell’interesse pubblico. Che può essere il più vario: ad es. riacquisizione, aggiornamento o riorganizzazione del demanio, modifica delle modalità di gestione o del tipo di concessioni, verifica delle loro assegnazioni ai più idonei e meritevoli, interessi urbanistici, ambientali, e/o paesaggistici, volontà di aumentare le spiagge libere attrezzate o meno, porre rimedio ad eventuali inefficienze, sfruttamento più razionale e redditizio, applicazione dei principi in materia di evidenza pubblica e concorrenza, etc., etc., etc.. A discrezione, appunto.
          Non senza ricordare la norma base dell’art. 36 “L’ amministrazione marittima, compatibilmente con le esigenze del pubblico uso, può concedere l’occupazione e l’uso, anche esclusivo, di beni demaniali e di zone di mare territoriale PER UN DETERMINATO PERIODO DI TEMPO”, e basta.

        • Suck, non conosci nemmeno la lingua italiana:
          “Alla scadenza si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così successivamente ad ogni scadenza, fatto salvo il secondo comma dell’articolo 42 del codice della navigazione».
          Ovviamente, non potevano scrivere diversamente, considerando, che, le concessioni potevano essere revocate per motivi di “publico interesse” (toglierle, per darle ad altri, non è di publico interesse).
          ALLA SCADENZA SI RINNOVANO AUTOMATICAMENTE PER ALTRI SEI ANNI E COSÌ SUCCESSIVAMENTE AD OGNI SCADENZA. (ad ogni scadenza, AD OGNI SCADENZA, ad ogni scadenza, AD OGNI SCADENZA, ad ogni scadenza, AD OGNI SCADENZA) ! Non c’è bisogno di una laurea in giurisprudenza per conoscere il significato!!!

          • Nikolaus Suck says:

            No infatti non c’è bisogno. Ad ogni SCADENZA. Altri SEI ANNI. Con possibilità di smettere e interrompere in qualsiasi momento.

  11. Nikolaus Suck says:

    Non è necessario “accorgersi” di qualcosa che c’è sempre stato ed è così. E lo Stato non ha ingannato nessuno, anzi, vi ha regalato rinnovi e proroghe che vi sono solo convenute, ma non hanno mai escluso o fatto venire meno la natura temporanea delle concessioni.

    • Precisa anche cosa prevedeva il codice della navigazione in tema di rinnovi delle concessioni, non ti soffermare solo alla temporaneità.

        • Stupidata per stupidata. Però, a pensarci bene, tutto sommato, quella degli astaioli, potrebbe essere una buona idea, tutto ciò che è publico, deve essere di tutti, COMPRESO I POSTI DI LAVORO PUBLICI, TUTTI, NESSUNO ESCLUSO! (tutto a rotazione, ovviamente con
          concorsi “seri”) Oltretutto, non bisogna investire assolutamente nulla, oltre agli stipendi garantiti, riposi, ferie e malattie (raffreddori, mal di testa e “indisponibilità”) pagate!!!

    • Vedi suk , io penso che se un giurista si trovasse difronte alla comprensione di una valutazione oggettiva si come siano state gestite le concessioni , il fatto che siano sempre state a scadenza è intuibile ma ambiguo, ma se questa valutazione la doveva fare un bagnino , be , è un po’ più arduo o no? Dire che lo stato non abbia mai ingenerato nell’imprenditore non giurista una sorta di tranquillità nel ricevere un rinnovo del bene demaniale è di una ipocrisia allucinante, e secondo me da questo deriva il giusto e sacrosanto legittimo affidamento. Una cosa è certa nessuno avrebbe investito il proprio capitale umano e non è il tempo dei propri figli e familiari senza sapere che quel bene poi sarebbe rimasto all’impresa, come giusta appendice ad una vita di lavoro e ad una scelta di vita. Tra l’altro dura.

      • ……. Se veramente un giurista facesse una valutazione oggettiva come lo Stato ha gestito il proprio demanio dovrebbe perseguire i politici che si sono succeduti a governare lo Stato per non avere gestito. con la buona diligenza del buon padre di famiglia, il proprio patrimonio non sfruttandolo economicamente come avrebbe fatto un privato

      • Nikolaus Suck says:

        No Luigi mi spiace ma il contrario. Per un giurista la valutazione non era affatto “intuibile ma ambigua” bensì certa e indubbia. Ma anche i “bagnini” proprio in quanto tali dovevano studiarsi, conoscere o fare spiegare bene le norme dell’attività che hanno deciso di fare. E non lo dico io ma la Cassazione secondo cui, proprio con riferimento ai balneari, i soggetti che svolgono una determinata attività rispondono anche solo per “colpa lieve”, e “degli operatori professionali nel settore non potevano ignorare che, per effetto della Direttiva comunitaria, alla scadenza le concessioni non potevano essere prorogate automaticamente” (Cassazione Penale III 9.1.2014 n. 7267, che richiama le Sezioni Unite n. 8154 del 18.7.1994).
        E precisa sempre la Cassazione, 5.4.2011 n. 35964, che la scusabilità dell’errore può essere invocata dall’operatore di un dato settore “solo ove dimostri, da un lato, di aver fatto tutto il possibile per richiedere alle autorità competenti i chiarimenti necessari e, dall’altro, di essersi informato in proprio, ricorrendo ad esperti giuridici, così adempiendo il dovere di informazione”.
        Quindi nessuna “tranquillità” e tanto meno un “sacrosanto legittimo affidamento” ma una valutazione tutt’altro che “ardua”, bensì addirittura richiesta e doverosa. Specie parlando di “scelte di vita”.

  12. Si, proprio come tu dici, lo Stato li ha “regalati” a noi e non ad altri. Così per “simpatia”. Ma, non ti vergogni per quello che scrivi?!

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