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5000 balneari in piazza a Roma: “Riforma Draghi distrugge migliaia di imprese”

Le richieste della categoria alla politica che sta discutendo il riordino delle concessioni

ROMA – Sono oltre cinquemila, secondo le associazioni organizzatrici Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, gli imprenditori balneari provenienti da tutte le regioni italiane che si sono ritrovati questa mattina in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare contro la riforma delle concessioni demaniali marittime in discussione in questi giorni in Senato. Insieme ai parlamentari di ogni schieramento politico, ai rappresentanti delle Regioni e a decine di sindaci provenienti dalle località costiere di tutta la penisola, i titolari degli stabilimenti balneari chiedono correzioni immediate al provvedimento inserito nel disegno di legge sulla concorrenza, che non tutela il valore delle loro aziende in caso di passaggio della concessione. In quella che è stata senza dubbio la più grande manifestazione dei balneari italiani tra le tante organizzate negli ultimi dodici anni – da quando cioè è stata recepita la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione delle concessioni, che ha dato inizio a un lungo periodo di incertezza non ancora risolto – gli imprenditori provenienti da tutti i litorali italiani (intervistati nel video qui sopra) hanno ottenuto l’appoggio unanime di Regioni, Comuni e forze politiche nei confronti delle loro istanze: ora si dovrà vedere come saranno convertite in legge, dal momento che lunedì alle 12 scade il termine per presentare gli emendamenti al ddl.

La riforma proposta dal consiglio dei ministri recepisce la sentenza del Consiglio di Stato che lo scorso novembre ha annullato la proroga delle concessioni demaniali al 2033 stabilita dalla legge 145/2018 e imposto di riassegnare i titoli tramite gare pubbliche entro la fine del prossimo anno, ma gli imprenditori balneari non ci stanno: in caso di passaggio della concessione, infatti, la bozza di legge prevede un indennizzo economico calcolato solo sugli investimenti non ammortizzati, mentre la richiesta delle associazioni Sib e Fiba è quella di tenere conto di tutti i beni materiali e immateriali per stabilire il valore aziendale. Un appello raccolto all’unanimità dai parlamentari di maggioranza che si sono alternati sul palco, dove erano presenti deputati e senatori di Partito democratico, Forza Italia, Lega, Italia Viva, Liberi e uguali e Gruppo Misto oltre che Fratelli d’Italia per l’opposizione (unico assente il Movimento 5 Stelle). Soprattutto nei confronti dei tanti che hanno investito sulla base della durata fino al 2033, stabilita da una legge dello Stato e annullata da un giorno all’altro da un tribunale.

«Al di là della proroga al 2033, la legge 145/2018 stabiliva l’inizio di un adeguato percorso riformatore – ha sottolineato il presidente di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli – perciò chiediamo di partire da quella norma per mettere nero su bianco il diritto al riconoscimento del valore aziendale basato sui beni materiali e immateriali». Invece l’emendamento proposto dal governo è «irricevibile», ha aggiunto il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione, poiché «si tratta di una proposta di legge presentata senza alcuna concertazione con la categoria e senza alcuna condivisione con le Regioni e i Comuni che pur esercitano le funzioni in materia. Ma soprattutto è sbagliata nel merito perché non presuppone una preliminare attività conoscitiva sia dei beni pubblici che delle aziende private ivi insistenti, non prevede alcuna disciplina né periodo transitorio adeguato, non fa salvi gli atti di proroga già rilasciati dai comuni e non tutela il legittimo affidamento e la proprietà aziendale».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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