Attualità

Riforma spiagge in vigore, decreto attuativo con prossimo governo

Da ieri la legge sulla concorrenza è ufficialmente valida, e con essa le gare delle concessioni balneari entro il 2024. Ma ad attuare il riordino dovrà essere per forza il nuovo esecutivo.

La legge sulla concorrenza è entrata in vigore, ma per la riassegnazione delle concessioni balneari manca ancora il decreto attuativo a cui lavorerà il prossimo governo. Da ieri, essendo trascorsi quindici giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, sono ufficialmente valide tutte le disposizioni contenute nel provvedimento approvato lo scorso 2 agosto in via definitiva, tra le quali si prevede che il riordino del demanio marittimo necessiti di un’ulteriore norma da approvare entro la fine di gennaio. Per il momento il parlamento ha deciso che le concessioni su cui insistono le circa diecimila imprese balneari italiane debbano essere riassegnate tramite gare pubbliche non oltre il 31 dicembre 2024, ma sulle modalità di tali gare e sul calcolo degli indennizzi per i titolari uscenti resta ancora tutto da decidere. Anche perché la Corte di giustizia europea, che dovrà pronunciarsi presto su alcune scottanti questioni legate alle concessioni di spiaggia, potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nei giorni scorsi il quotidiano Repubblica, in una delle sue fantasiose ricostruzioni politiche, ha paventato l’intenzione del governo Draghi di lavorare anche al decreto attuativo sulle concessioni balneari, creando allarmismo tra gli imprenditori del settore e dando l’assist ad alcune forze politiche per soffiare sul fuoco. Tuttavia l’ipotesi pare priva di fondamento: per l’esecutivo uscente è impossibile varare il decreto attuativo, sia per la mancanza di tempi tecnici che per lo scioglimento delle camere già avvenuto, che rende la scelta impossibile oltre che inopportuna. A confermarlo è stato anche il viceministro allo sviluppo economico Gilberto Pichetto ieri sul Sole 24 Ore, affermando che «le strutture ministeriali stanno predisponendo l’attuazione, poi è possibile che spetterà al prossimo governo ultimare tutto l’iter con eventuali correzioni di indirizzo». In sostanza, è possibile che l’esecutivo uscente lasci solo una bozza di decreto attuativo sul tavolo, ma sarà poi facoltà del prossimo premier decidere cosa farne.

Come sarà completata la riforma delle concessioni balneari, dunque, dipenderà dalla maggioranza che uscirà dopo il voto del 25 settembre. I politici in campagna elettorale, come avevamo previsto, stanno ampiamente parlando del tema sciorinando impegni e promesse, ma dopo il voto del ddl concorrenza avvenuto a larghissima maggioranza, la sfiducia della categoria è totale e la credibilità dei partiti è pressoché nulla. Con la sentenza del Consiglio di Stato che lo scorso novembre ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 e imposto di riassegnare i titoli entro due anni, le strade giuridiche attualmente possibili per riformare il settore sono a senso unico e non si discostano molto dai contenuti della legge sulla concorrenza. Diverso è il discorso dell’imminente pronuncia della Corte Ue, chiamata dal Tar Lecce a esprimersi su nove importanti quesiti che potrebbero aprire nuove possibilità per tutelare il settore. Solo in questo, oltre che nel riconoscimento di un adeguato indennizzo basato sull’intero valore aziendale degli stabilimenti, si ripongono al momento le speranze dei concessionari. Ma per sapere come andrà a finire questa vicenda decennale (il frettoloso recepimento della direttiva europea Bolkestein, che ha dato origine a tutto, risale infatti al 2010), occorrerà attendere ancora qualche mese.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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