Norme e sentenze

Riforma spiagge, ci sarà davvero l’indennizzo per il concessionario uscente?

In base al Codice della navigazione, le opere balneari vanno devolute allo Stato una volta scaduto il titolo. La legge sulla concorrenza cerca di ovviare a questo problema, ma se dovesse venire attuata, si rischiano molti contenziosi.

Una delle tematiche che interessa maggiormente il settore delle concessioni balneari, specie a seguito della legge sulla concorrenza (la 118/2022 approvata lo scorso agosto, NdR) e dell’imminente “cambio di rotta” negli affidamenti delle procedure di gara, riguarda la remunerazione degli investimenti effettuati dai concessionari.

Sebbene il regime delle concessioni demaniali non imponga necessariamente la realizzazione di opere, la maggior parte dei concessionari ha realizzato (e realizza) strutture e manufatti di notevole valore e dimensione. In altre parole, anche se l’operatore economico è tendenzialmente libero nello scegliere se e cosa realizzare, ragioni imprenditoriali portano i concessionari a realizzare opere, al fine di rendere maggiormente competitiva sul mercato la propria attività. Al momento della cessazione del rapporto, l’articolo 49 del Codice della navigazione prevede che – salvo che nell’atto di concessione non venga diversamente stabilito – le opere non amovibili realizzate su area demaniale sono automaticamente devolute a titolo gratuito allo Stato, a meno che quest’ultimo non decida di ordinarne la demolizione allo stesso concessionario uscente. Tuttavia, grazie alle reiterate proroghe disposte dal legislatore, salvo rarissimi casi, l’articolo 49 non ha quasi mai trovato applicazione. Gli investimenti sulle opere effettuate nel tempo dai concessionari, infatti, hanno (sino a oggi) trovato una loro adeguata “contropartita” nella lunga durata del rapporto concessorio e, dunque, nel regime delle proroghe ex lege.

Ad oggi, invece, il tema della tutela degli investimenti effettuati assume un notevole interesse in vista della possibile dilagante applicazione proprio dell’articolo 49, giacché, come noto, entro il 31 dicembre 2023 tutte le concessioni in essere andranno a scadenza. Il profilo applicativo più critico dell’articolo 49 attiene al fatto che la norma non prevede un indennizzo a favore del concessionario uscente che ha sostenuto i costi di realizzazione di tali opere strutturali. Tali opere, infatti, come abbiamo visto, sono acquisite a titolo gratuito al patrimonio dello Stato, salvo che questi non ne ordini la demolizione intestando i relativi costi a carico del gestore uscente. Ma la legge sulla concorrenza cerca di ovviare alla suddetta criticità.

Innanzitutto, l’articolo 4, comma 2 della 118/2022 prevede espressamente che i decreti legislativi di riordino della materia saranno adottati «anche in deroga al Codice della navigazione». Inoltre, la successiva lettera m) prevede espressamente «la revisione della disciplina del Codice della navigazione al fine di adeguarne il contenuto ai criteri previsti dal presente articolo». Significativo è poi il testo dell’articolo 4 comma 2, nel quale vengono definiti una serie di criteri uniformi per l’adozione dei decreti, tra cui la quantificazione dell’indennizzo da riconoscere a tutela degli investimenti effettuati dal concessionario uscente, il cui pagamento è a carico del concessionario subentrante. Si tratta di un criterio che sembra ambire alla tutela non solo delle opere realizzate, bensì di tutta l’attività imprenditoriale.

La ratio della disposizione è evidentemente diversa rispetto all’articolo 49 del Codice della navigazione, ovvero è quella di valorizzare la posizione dei soggetti che, in buona sostanza, hanno storicamente operato in questo settore esercitando la propria attività di impresa, quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare. Il criterio in parola era stato suggerito anche dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato (sentenze n. 17 e 18 del 2021), la quale, sebbene non abbia toccato espressamente questo tema, ha comunque ravvisato l’esigenza che le amministrazioni concedenti procedano a una valutazione caso per caso, al fine di verificare le fattispecie nelle quali sia necessario remunerare gli attuali concessionari uscenti, a fronte di una anticipata cessazione del rapporto.

È evidente che l’adozione dei decreti attuativi previsti dalla legge sulla concorrenza potranno comportare delle conseguenze anche sulle norme del Codice di navigazione: sarà interessante capire come e in che modo ci sarà il coordinamento e, soprattutto, se l’articolo 49 verrà riformato o abrogato. Nel frattempo, sull’articolo 49 la Corte di giustizia dell’Unione europea è stata chiamata a pronunciarsi. Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 8010 pubblicata il 15 settembre 2022, ha rimesso alla Corte Ue la questione della legittimità della cessione, a titolo non oneroso e senza rimborso al concessionario, alla scadenza della concessione, delle opere edilizie realizzate sull’area demaniale per l’esercizio dell’impresa balneare, quando la concessione, benché rinnovata in forza di un nuovo provvedimento, è proseguita senza soluzione di continuità (ossia non è mai stato interrotto il rapporto). Il Consiglio di Stato ha infatti ricordato che l’articolo 49 del Codice della navigazione (che presenta delle analogie con l’istituto dell’accessione di cui all’articolo 934 del Codice civile) si applica quando la concessione scaduta viene successivamente rinnovata, mentre non trova applicazione quando, prima della scadenza, la concessione è stata prorogata o rinnovata.

L’esito del giudizio della Corte Ue potrebbe essere decisivo anche per consacrare la necessità dell’indennizzo a favore del concessionario uscente, così come annunciato già dal legislatore nella legge sulla concorrenza. Resta tuttavia da comprendere se l’indennizzo riconosciuto in capo al concessionario uscente possa essere effettivamente pagato dal concessionario subentrante, come sembrerebbe prevedere il testo della legge sulla concorrenza. La soluzione non è così scontata, se si considera che sul tema si è espressa anche la Corte costituzionale, che con la sentenza n. 222/2020 ha bocciato l’articolo 54, commi 2, 3, 4 e 5 della legge della Regione Veneto n. 33 del 4 novembre 2002. Tale legge regionale prevedeva che il Comune competente dovesse acquisire dall’originario concessionario una «perizia di stima asseverata di un professionista abilitato da cui risulti l’ammontare del valore aziendale dell’impresa insistente sull’area oggetto della concessione», pubblicandola poi all’interno dell’avviso di gara. A tale scopo, le domande di nuova concessione dovevano essere corredate «a pena di esclusione dalla procedura comparativa, da atto unilaterale d’obbligo in ordine alla corresponsione, entro trenta giorni dalla comunicazione di aggiudicazione della concessione, di indennizzo». Il rilascio della concessione era così condizionato dal pagamento dell’indennizzo, in mancanza del quale l’aggiudicazione veniva disposta «nei confronti del soggetto utilmente collocato in graduatoria e fino all’esaurimento della stessa». La misura dell’indennizzo al gestore uscente risultava pari al 90% dell’ammontare del valore risultante dalla citata perizia di stima.

Nel 2019 il Tar Veneto (con ordinanza n. 143 del 27 maggio 2019) aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale di tale meccanismo che, dunque, subordinava il rilascio di una nuova concessione al pagamento di un indennizzo in favore del concessionario uscente. Secondo la Corte costituzionale, un simile meccanismo sarebbe in contrasto con la legge statale che non assegna alcun rilievo alle componenti economico-aziendali dell’impresa del concessionario uscente, in caso di definizione del rapporto; ciò vale, come si è detto, anche per il caso in cui questi abbia realizzato opere non amovibili, che in base all’articolo 49 del Codice della navigazione possono essere acquisite al demanio senza alcun compenso o rimborso, ovvero senza oneri che gravino sul subentrante.

Con il meccanismo delineato dalla legge regionale veneta, il subentro nel rapporto concessorio è condizionato al pagamento di un indennizzo in favore del concessionario uscente: ciò, all’evidenza, influisce «sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento» (sentenza n. 157/2017). La Corte costituzionale ha così dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 54 della legge regionale, in quanto un simile meccanismo impositivo impatta sensibilmente sulla concorrenza che, tuttavia, è una materia che ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione è di competenza esclusiva statale. Di conseguenza, a fronte di una normativa statale che non disciplina un simile meccanismo, la Regione Veneto non avrebbe potuto intervenire imponendo simili oneri in capo ai concessionari subentranti.

Sebbene l’illegittimità costituzionale della norma sia stata motivata sulla scorta del riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni, è comunque significativo il ragionamento condotto dalla Corte costituzionale, che considera l’imposizione di un indennizzo a favore del concessionario uscente, a carico del concessionario subentrante, particolarmente incisivo sulla possibilità di accedere al mercato delle concessioni e quindi in grado di influenzare, se non addirittura alterare, la concorrenza. Tale dato non è da ignorare, anche per il suo grado di “persuasività”. Se il legislatore adotterà i futuri decreti prevedendo un simile meccanismo, c’è quantomeno da scommettere che il contenzioso in materia sarà decisamente elevato.

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Rosamaria Berloco

Avvocato in amministrativo e civile, formatrice e co-founder di Legal Team.
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  1. Ma come è possibile che si continui ancora a ragionare sull’applicazione di una legge iniqua quale la 118/2022 con la quale il governo Draghi ha voluto a tutti i costi applicare la Bolkestein al comparto balneare pur essendo la questione giuridicamente controversa e suscettibile di ben altre soluzioni molto più degne di un paese civile? Il nuovo governo, coerentemente con quanto ha fortemente sbandierato in campagna elettorale, dovrà avere il coraggio di cancellarla e di ripartire dalla 145/2018 restituendo dignità, speranza, fiducia nelle istituzioni agli imprenditori balneari che versano in uno stato di disperazione impensabile. Mai nessuna categoria produttiva italiana è stata trattata in questo modo. Non tutelati dallo Stato e dati in pasto alle speculazioni mediatiche generaliste e all’invidia sociale dei leoni di tastiera. Ridotti a farsi la guerra tra di loro tra chi si oppone radicalmente alle aste e chi invece sentendosi con le spalle al muro accetterebbe di andare a gara con una legge che è solo una farsa… E per questo pure accusati di non essere in grado di unirsi in un fronte di comune disperazione. Ora basta, chiediamo rispetto, come cittadini, come lavoratori.

    • Mai nessuna categoria produttiva è stata trattata in questo modo? Ti ricordo che i commercianti che avevano comprato anni fa licenze commerciali per negozi bar e ristoranti pagandole fior di quattrini… Si sono visti AZZERARE i loro investimenti con la liberalizzazione totale delle licenze da un giorno all altro.

      • bravo..!!! caro comunista da questa risposta si evince il vostro modus vivendi..!!! sfruttare sempre il più debole.! finchè dura…auguri.

      • grazie a Bersani…comunista demm….come voi che avete nell’animo di sfruttare ciò che altri han creato con la loro inventiva. voi sapete solo distruggere mossi solo dall’invidia..!! jarrusi…

  2. Non capisco il fondamento giuridico dell indennizzo:

    La concessione e’ ed e’ sempre stata a tempo, il concessionario ha firmato un atto che aveva una scadenza .
    Come si fa a giustificare un risarcimento?
    Altro discorso e’ invece per quei concessionari che hanno effettuato investimenti non ammortizzati secondo l insegnamento della Corte di Giustizia Europea.

    • I concessionari hanno firmato titoli concessori che citavano: IL DIRIGENTE del Servizio Attività Economiche
      Visto la L.R. n.10 d ….
      Visto i DM…..
      Vista la legge 88 del 16/03 del 2001
      (ed e da quest’ultima che si deve partire.)
      CONCEDE
      Alla ditta …..

      Leggete cosa prometteva lo stato in cambio di investimenti da parte dei concessionari???
      RINNOVI AUTOMATICI
      Ora lo stato anziché arrampicarsi sugli specchi mantenga la parola data a chi ha sempre investito.

      • caro LOLLO22….questi quattro comunisti che sperano di diventare imprenditori con l’aiuto del giudio DRAGHI non ci riusciranno mai, in quanto per fare l’imprenditore occorre avere il cervello, cosa che latita SOLO A SINISTRA..!!!!!

      • Massimo Perin says:

        Questa risposta e’ il tema centrale che si fa finta di non comprendere !!! Lo Stato italiano ha disatteso il contratto sottoscritto con i concessionari !!!

      • bravo Lollo22 i COMUNISTI DEMOCRATICI ansiosi di sedersi dietro alla cassa e sditalinare sulle tastiere avidi di denaro facilmente guadagnato (credono loro..!!!) perdono il lume della poca ragione che li ha sempre contraddistinti sin dalla creazione..!!! fortunatamente gli italiani in maggioranza lavoratori onesti li sta punendo nelle urne ben bene facendoli sparire dai luoghi da loro ambiti per truffarci in modo perenne..!!!!

    • Caro carlo è la fatica di attirare clientela nello stabilimento il riuscire a fidelizzarla tu fai una gara su un’azienda in salute che produce utili e non vorresti nemmeno risarcire degli innumerevoli sforzi il concessionario che ha faticato per creare tutto questo??? si chiamano sciacalli al mio paese persone così…….

  3. elvo alpigiani says:

    “Se il legislatore adotterà i futuri decreti prevedendo un simile meccanismo, c’è quantomeno da scommettere che il contenzioso in materia sarà decisamente elevato.”
    Il contenzioso sarà decisamente più elevato anche per il contrasto con il diritto comunitario, con la perdita della concessione, se saranno adottati nei decreti attutivi, vantaggi al concessionario uscente.
    Questo, se la concessione demaniale con finalità turistico-ricreativa sarà qualificata come “autorizzazione” di servizi ai sensi dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein.
    Dalla lettera del Governo italiano del 4/2/2021, in risposta alla ultima messa in mora della Commissione UE, le concessioni demaniali sono “locazioni di beni immobili” e quindi “non” sono nell’ambito applicativo della direttiva 2006/123 (Bolkestein).
    Inoltre, il Governo, con la mappatura delle coste, dei laghi e dei fiumi, dimostrerà la “non scarsità delle risorse naturali” e la conseguente “non applicazione” dell’articolo 12, alle “autorizzazioni” per l’esercizio delle attività nelle aree demaniali.
    Per questo il Governo deve applicare “correttamente” la direttiva Bolkestein.

    • Nikolaus Suck says:

      Il termine generico “autorizzazione” usato dalla direttiva in modo atecnico per attagliarsi a 27 lingue e ordinamenti diversi, per l’Italia include sia le autorizzazioni in senso proprioper lo svolgimento dell’attività, che le concessioni per lo sfruttamento della risorsa necessaria, e per lo svolgimento di attività sul demanio sono necessarie entrambe.
      Le concessioni demaniali con finalità turistico-ricreativa sono concessioni “serventi”, necessarie e funzionali all’attività economica retribuita esercitata grazie alle stesse, e questo lo hanno chiarito sia la Corte UE che l’ANAC e il Consiglio di Stato. L’aspetto delle “locazioni di beni” è stato esplicitato per concessioni di tipo diverso (quelle portuali) e a soli, ben differenti, fini fiscali e tributari.
      La direttiva non parla di “non scarsità delle risorse naturali” ma di “numero limitato delle autorizzazioni per la scarsità delle risorse naturali”. Quest’ultima è data per scontata e che le concessioni demaniali siano in “numero limitato” (non importa se altro o basso) è fuori discussione perché non possono essere rilasciate a tutti e all’infinito.
      Infine, qualora non bastasse, la direttiva include e si riferisce espressamente (anche) ai “servizi turistici”.

      • Arrivau l’avvocatu! Il diritto di difesa non è dettato dai propri interessi… E se le chiedessimo, anzi, le facessimo la procura a rappresentarci lei rifiuterebbe perchè “interessato”? A già lei difende altre “categorie”.

        • Nikolaus Suck says:

          Niente affatto. Non sono in alcun modo “interessato”, e rappresento e difendo chiunque me lo chieda e mi paghi (sempre che sia difendibile). Ma qui sono un semplice privato qualsiasi con le proprie opinioni personali, nient’altro.

    • Ma come fai a dire che la tua è una semplice locazione…… voi prendete la concessione dallo Stato per effettuarvi attività turistiche ricreative attraverso le vostre aziende a scopo di lucro, debitamente autorizzate a fare tale attività (bar\ristoranti, ecc….). La locazione è servente all’esecuzione della vostra attività turistica ricreativa, con scopo a fare lucro, eseguita dalle vostre aziende. Per natura tale risorsa e’ limitata in quanto bisogna considerare, per ogni comune marittimo, quella realmente utilizzabile per tale scopo….. inoltre se lo Stato ogni anno non facesse le opere di mantenimento a causa delle condizioni climatiche diverse aree spiaggiabili non ci sarebbero più.

  4. Egregio avvocato, non le pare che ci sia una gravissima incongruenza nell’aver abolito (modificato) l’art 37 del cdn e la legge 88/2001 , NORME CHE DAVANO IL DIRITTO DI INSISTENZA, mantenendo invece l’art 49 del cdn?
    A mio modesto avviso, l’art 49 andava abrogato contestualmente per ovvie ragioni. È mai possibile che questa elementare “osservazione” non venga evidenziata? L’art 49, aveva ragione di esistere quando erano in vigore quelle norme sopra citate, ora abrogate, che garantivano in qualche modo i concessionari e i loro investimenti, spessissimo notevoli, garanzie, che trovavano conferme nei rinnovi avvenuti per numerose generazioni. Non vi sembra?!

    • … fermo restando, l’aberrante direttiva BOLCKSTEIN (causa di tutti i mali) che metterà questa nazione, a differenza di tutti gli altri Stati membri, nelle condizioni di essere colonizzata e sfruttata da multinazionali straniere e non solo, senza alcun diritto di replica. Non mi stancherò mai di riproporre la seguenti domande: gli italiani, potranno mai avere le stesse opportunità, in Europa? Esistono le stesse condizioni? Gli altri Stati hanno 30.000 piccole imprese familiari ormai allo sbando? Hanno 8.000 km di coste balneabili? Hanno un comparto così strategico come lo è per l’Italia? Non vi sembra che la situazione è semplicemente ridicola, se non pazzesca?

  5. Secondo lei, avvocato, non sarebbe possibile prevedere dei punteggi da assegnare per le future gare ai concessionari cui viene incamerato il bene?

  6. Questi non hanno ancora capito l antifona.
    E accontentarli dategli il risarcimento ( quindi del danno ingiusto..)
    Anzi fate un altra proroga
    E considerato che qui si discute ancora dell’ applicabilità i meno della direttiva …, Accontentarli un altra volta :
    Dategli nel frattempo la proroga .. poi vediamo cosa succede

  7. Continuo a ripetere che nel 2018 e’ stata fatta una legge la 145 , il 75% dei comuni costieri ha applicato l estenzione al 2033, gli imprenditori hanno ritirato il titolo rinnovato, hanno registrato (obbligati a pagare all agenzia dell entrate tutto fino a scadenza) hanno fatto una polizza fideiussoria obbligatoria, ma soprattutto hanno investito in virtù ti unz legge dello stato. Ma vi rendete conto di quanti mutui sono stati erogati? Qui stiamo giocando con la vita delle persone lo volete capire si o no.

    • Ancora con questa storiella, non dovevi effettuare alcun investimento perche a quella data, era gia stata dichiarata illegittima la prororoga del 2020 w quelle prima!! Figurati quella del 2033.
      E tu questo lo dovevi sapere..tanto che nella proroga al 2033 tutti i Comuni hanno scritto : salvo revoca e se nin te l hanno scritto te ka puoi prendere con te stesso e il funzionario comunale che non l ha fatto.
      L affidamento deve essere legittimo, per approfondimendi leggi studia e parla

    • Nikolaus Suck says:

      Continui a ripetere il nulla. Nel 2018 erano già state dichiarate illegittime e disapplicabili due precedenti proroghe generalizzate, si tratta(va) di principi di diritto vincolanti, la Cassazione aveva da tempo confermato l’onere di conoscenza dell’esatta portata di normativa e principi da parte degli imprenditori balneari, la UE ha contestato la (ennesima) proroga generalizzata praticamente in tempo reale, e i Comuni hanno rinnovato quasi sempre con esplicite clausole di salvaguardia. Quindi in linea di massima avete fatto tutto a vostro rischio e pericolo. Poi bisogna vedere caso per caso.

  8. Le spiagge sono di tutti e quindi è giusto che siano contendibili. Non arriveranno gli stranieri ma i proprietari di hotel o esercizi commerciali di fronte ai bagni.
    Poi però bisogna riconoscere che è una rivoluzione che non si farà dall’oggi al domani.
    Perché allora non cominciare con chi ha ammortizzato tutti i beni strumentali? Ha avuto una concessione, ha fatto investimenti, li ha usati per fare leciti utili. C’è ne sono tantissimi. Sarebbe un inizio sensato di una sana riforma liberale.

    • Arriveranno tutti, di tutto e di più, la maggioranza degli attuali concessionari, saranno cacciati senza misericordia, in quanto “disgraziati”, al loro posto ci saranno i “potenti” come ormai da tempo avviene in tutti i settori e “le spiagge sono di tutti e quindi è giusto che siano contentabili, rimarranno soltanto “belle” parole!

  9. Gli operatori balneari non sono interessati agli indennizzi ma alla conservazione della propria attività.
    Le loro richieste hanno trovato accoglienza presso FDI e altre forze ,

    portavoci convinti della legittimità di arrivare ad una soluzione che preveda l’uscita dalla Bolkestein. Inutile riproporre questi contentini consolatori quando la posta in gioco è tutta politica e di portata ben più grande di quel che quattro fans delle evidenze pubbliche non riescono a cogliere nel profondo intreccio,fra territorio,economia,turismo e cultura.

    • Saxa, condivido pienamente. “Territorio, economia, turismo e cultura”, che meriterebbe un approfondimento ed essere spiegato a chi, purtroppo non “realizza”!

    • Nikolaus Suck says:

      Nono lo cogliamo benissimo, ed è proprio quell’intreccio il problema. Perché è patologico e ha portato ad una illegittima ed inaccettabile privatizzazione di fatto di risorse pubbliche, a vantaggio di interessi economici di pochi privati sempre uguali e a discapito di una marea di altri interessi, anche pubblici, prevalenti, che è inutile e troppo lungo elencare, anche perché è stato già fatto più volte.

      • Voi siete ben lontani dal concetto “turismo”, delle sue peculiarità, della sua storia, siete soprattutto lontani dal concetto dell’accoglienza e della educazione, i maleducati che non rispettano i turisti, non hanno rispetto nemmeno per il prossimo, e voi questo rispetto sicuramente non l’avete, altrimenti non sareste qui a sputare contro una intera categoria di lavoratori/imprenditori onesti, che hanno ben fatto il loro lavoro CHE VOI VOLETE USURPARE.
        Riporto qui di seguito un articolo di Mondo Balnneare;
        “Dove serve eccellenza, ci sono i balneari: per questo non possono esserci gare indiscriminate. In Qatar, per allestire una spiaggia da 30 mila ospiti al giorno, SONO STATI CHIAMATI DALL’ITALIA GLI IMPRENDITORI CHE SI SONO INVENTATI UN MODELLO TURISTICO UNICO AL MONDO; MENTRE NEL PAESE DOVE È NATO, QUESTO SISTEMA RISCHIA DI SCOMPARIRE”.
        Di Mondo Balneare 28 Novembre 2022 Fonte: MondoBalneare.com

  10. Carissimo avvocato,
    L’art 49 CN prevede l’incameranento alla scadenza.. Delle “opere non amovibili”…….
    La maggior parte….90%… Dei complessi balneari sono stati “classificati amovibili”, non ha caso sono regolati dal regime di licenza di concessione e non per “atto formale”… Tabella A circolare 120/2001 del MIT…ne consegue che “sicuramente” non possono essere acquisiti… Chiaramente permane la facoltà della P. A. di ordinare, alla scadenza del rapporto, il ripristino dei luoghi….

    • Egregi Signori, la permanenza dell’art 49 del cn dopo la variazione dell’art 37 del cn che dava il diritto di prelazione, e la cancellazione della 88/2001 che garantiva i i rinnovi automatici, è una autentica buffonata, per meglio dire, UNA AUTENTICA RAPINA, in quanto, senza l’abrogazione delle su citate norme, l’art 49 non avrebbe potuto mai essere applicato salvo casi eccezionali di revoca). Non dispiacerebbe il parere di un esperto “bipartisan” in merito, non ultimo quello del Dr. Alex di MondoBalneare, Un grazie anticipato.

      • Nikolaus Suck says:

        Volendo seguire il tuo ragionamento, per cui prima di quelle abrogazioni l’art. 49 secondo te “non avrebbe mai potuto essere applicato”, ne verrebbe che – allora, e NON oggi – era una norma superflua e inutile, o, per usare più o meno le tue parole, “che non aveva ragione di esistere”! Nel qual caso allora, e NON oggi, si sarebbe potuta o dovuta abrogare! Invece dire che andrebbe abrogata oggi perché “diventata applicabile”, è un controsenso totale. Molto “logico”, bravo. Hai appena dimostrato il contrario di quello che volevi.

        • Vuoi soltanto mistificare come al solito, come già detto, l’art. 49 aveva ragione di esistere per i casi “di forza maggiore”, per cui veniva a cessare il rapporto di concessione, motivato da necessità di servizio pubblico, o rinuncia da parte del concessionario, certamente, il motivo valido non poteva essere quello di revocare le concessioni per poterle dare ad altri, attraverso le “aste”. Non era scritto da nessuna parte, soprattutto non poteva essere nemmeno immaginabile.

          • Nikolaus Suck says:

            Ma quale forza maggiore, basta minchiate inventate dai. E’ ed è sempre stata una norma ordinaria e di sistema, espressione di un principio generale, e ti posso citare decenni di giurisprudenza che l’ha applicata normalmente e correntemente anche prima delle tue famose “abrogazioni”. E le gare sono per definizione esigenza e motivo di interesse pubblico.

            • Stai confondendo l’interesse pubblico con le stronzate, ma come, si fa una legge per incentivare gli imprenditori ad investire, assicurando rinnovi automatici (art 10 88/2001) e dopo 10 anni, si rinnega tutto, dicendo “ora mettiamo tutto all’asta” senza nemmeno più il diritto di prelazione (ex art 37 cdn), ma cosa avete nella testa! Neanche i delinquenti comuni riescono a fare certe cose!!!

  11. Considerare che il C. N. prevede per le opere di difficile rimozione il contratto la cui durata è commisurata al preriodo necessario per l’ammortamento delle opere realizzate; la direttiva servizi prevede che la durata della concessione venga determinata in base agli investimenti. Quindi se le varie amministrazioni comunali (IMPREPARATE) si fossero attenute alle norme codicistiche e al relativo regolamento il concessionario non si troverebbe in questa situazione. Aggiungo che la loro efficacia le concessioni TUTTE devono essere sottoposte al visto di legittimità della Corte dei Conti . Quindi? Ad intelligenti pauca

  12. Ha ragione Nikolaus. Senza dubbio.
    La vostra, spiace doverlo dire, è carenza di preparazione. Ed uno non vale uno. Non c’è dubbio. Si indica la luna ed invece viene guardato il dito.
    Ma almeno ci sarà la soddisfazione di dire, poi, ” ve l’avevamo detto”

    • Nikolaus Suck says:

      Grazie Massimo. Veramente sono anni che succede puntualmente tutto quello che noi gli “avevamo detto”, ma loro niente, insistono, e il disco è sempre quello…come la vogliamo chiamare sta cosa?

      • “Carenza di preparazione” sic! Dobbiamo sentirci dire anche questo, facendoci passare per ignoranti oltre che imbecilli. Che furbi.

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