Norme e sentenze

Espropri opere su demanio marittimo, deciderà la Corte Ue

Il Consiglio di Stato ha rinviato a Lussemburgo il giudizio sulla legittimità degli incameramenti previsti dall'articolo 49 del Codice della navigazione

Il Consiglio di Stato ha rinviato alla Corte di giustizia europea la decisione sulla legittimità dell’esproprio, da parte dello Stato, dei manufatti costruiti sul demanio marittimo, previsti dall’articolo 49 del Codice della navigazione per le opere considerate di “difficile rimozione”. Con l’ordinanza n. 8010 pubblicata ieri, la settima sezione di Palazzo Spada (presidente Roberto Giovagnoli, estensore Ofelia Fratamico) si è espressa su un complesso contenzioso tra la società concessionaria degli storici Bagni Ausonia di Castiglioncello, difesa dall’avvocato Ettore Nesi, e il Comune di Rosignano Marittimo. I giudici amministrativi hanno deciso di interpellare la Corte di Lussemburgo per farla esprimere nel merito del ricorso.

Le origini del contenzioso

La Società italiana imprese balneari srl (Siib), titolare dal 1928 dei Bagni Ausonia di Castiglioncello, detiene una serie di manufatti che si trovano sotto incameramento dal 1958 e altri edificati tra il 1964 e il 1995. Nel 2007 il Comune di Rosignano aveva riqualificato alcune di queste opere sul demanio, ritenute di difficile rimozione in quanto pertinenze e reputandole acquisite ex lege, e nel 2008 aveva comunicato alla Siib l’avvio del procedimento per l’incameramento di altri manufatti non ancora acquisiti. Tuttavia l’iter di incameramento non è mai stato concluso; anzi il Comune ha continuato a rinnovare la concessione dei Bagni Ausonia.

Nel 2014 la Siib aveva dichiarato al Comune che tutte le opere incidenti sull’area demaniale, potendo essere rimosse entro novanta giorni, erano da considerarsi di facile rimozione in base all’articolo 1 del DPGR 24 settembre 2013, ma il Comune ha respinto tale dichiarazione basandosi sul presupposto che sull’area demaniale data in concessione insistessero dei beni già acquisiti dallo Stato in base all’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento dei manufatti al termine della concessione, e di conseguenza ha rideterminato i canoni applicando i maxi valori Omi per le strutture pertinenziali. La società concessionaria dei Bagni Ausonia ha impugnato tutti gli atti del Comune dinanzi al Tar, che però ha respinto i ricorsi con sentenza n. 380 del 10 marzo 2021. La Siib srl ha dunque deciso di appellarsi al Consiglio di Stato.

Le tesi dei ricorrenti

«La questione dirimente da affrontare nel caso di specie concerne l’applicazione ai manufatti presenti nell’area in concessione dell’articolo 49 del Codice della navigazione, al fine di accertate l’avvenuta acquisizione degli stessi da parte del demanio, alla scadenza della concessione, ancorché rinnovata, con conseguente applicazione del canone maggiorato […] alle opere edilizie interessate, in quanto da considerare quali pertinenze demaniali», spiega l’ordinanza del Consiglio di Stato. Secondo l’articolo 49 del Codice della navigazione, infatti, “salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di concessione, quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso, salva la facoltà dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione, con restituzione del bene demaniale al pristino stato”.

Nel ricorso per conto della Siib, l’avvocato Nesi ha tuttavia sostenuto «la contrarietà dell’effetto di incameramento delle opere difficilmente amovibili realizzate su area demaniale in corso di concessione (nell’ipotesi di rinnovo del titolo) e senza indennizzo al diritto eurounitario e, in particolare, al principio di proporzionalità delle restrizioni delle libertà fondamentali sancito dagli artt. 49 e 56 TFUE rispetto alla realizzazione degli obiettivi di interesse generale perseguiti, enucleato dalla Corte di Giustizia nella sentenza Laezza, seppure in materia di concessione di servizi. Evidenziando che l’istituto dell’accessione ex art. 49 rispondeva all’esigenza di assicurare che le opere non amovibili destinate a restare sul territorio o ad essere rimosse con inevitabile distruzione finissero nella piena disponibilità dell’ente proprietario dell’area ai fini di una sua corretta gestione per prevalenti finalità di interesse pubblico, l’appellante ha sostenuto che tale esigenza non poteva essere ritenuta attuale quando il titolo concessorio, anziché andare a scadenza, fosse stato rinnovato senza soluzione di continuità come nel suo caso, nel quale l’operatività dell’accessione ex art. 49 cod. nav. si sarebbe, dunque, rivelata “abnorme, ingiusta ed ingiustificata”, producendo l’effetto di rendere meno allettante lo stabilimento di operatori economici degli altri Stati membri che fossero stati interessati al medesimo bene ed imponendo al concessionario un sacrificio sproporzionato dei suoi diritti, consistente nella cessione non onerosa di suoi beni in favore dello Stato in un momento nel quale, come detto, ancora non risultavano evidenti le necessità pubblicistiche tutelate dal medesimo art. 49 cod. nav.».

Il Comune di Rosignano Marittimo, da parte sua, ha invece sostenuto di avere rilasciato nel 2009 la nuova concessione ai Bagni Ausonia non per effetto di un automatismo legislativo, bensì a seguito di una specifica istruttoria e al termine di un apposito procedimento. «La decorrenza del nuovo titolo doveva considerarsi una concessione del tutto diversa da quella precedente», sostiene il Comune di Rosignano. «Sarebbero state, dunque, errate secondo l’Amministrazione le tesi dell’appellante circa la pretesa assenza di soluzione di continuità nel rapporto concessorio e in relazione alla asserita contrarietà al diritto eurounitario dell’incameramento delle opere difficilmente amovibili alla scadenza del titolo, pur rinnovato».

La decisione del Consiglio di Stato

L’ordinanza n. 8010/2022 del Consiglio di Stato ha deciso di rinviare la questione alla Corte di giustizia europea, sottoponendole questo quesito: «Se gli artt. 49 e 56 TFUE e i principi desumibili dalla sentenza Laezza (C 375/14) ove ritenuti applicabili, ostino all’interpretazione di una disposizione nazionale quale l’art. 49 cod. nav. nel senso di determinare la cessione a titolo non oneroso e senza indennizzo da parte del concessionario alla scadenza della concessione quando questa venga rinnovata, senza soluzione di continuità, pure in forza di un nuovo provvedimento, delle opere edilizie realizzate sull’area demaniale facenti parte del complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’impresa balneare, potendo configurare tale effetto di immediato incameramento una restrizione eccedente quanto necessario al conseguimento dell’obiettivo effettivamente perseguito dal legislatore nazionale e dunque sproporzionato allo scopo».

Il testo dell’ordinanza

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Ettore+Mantini says:

    “producendo l’effetto di rendere meno allettante lo stabilimento di operatori economici degli altri Stati membri che fossero stati interessati al medesimo bene ed imponendo al concessionario un sacrificio sproporzionato dei suoi diritti”
    ????!!!!!!!!
    tira e molla ……

  2. Nikolaus Suck says:

    Che ordinanza strana. Esiste già da tempo una giurisprudenza consolidata e prevalente secondo cui l’art. 49 c.n. opera solo nel momento della scadenza vera e propria e al termine del rapporto concessorio, ma non in caso di rinnovo. E per stabilire se ha ragione il concessionario secondo cui si tratta di rinnovo senza soluzione di continuità, o il Comune secondo cui il rapporto si è concluso e ne è iniziato uno nuovo e diverso, non ci vuole e non ci voleva certo la Corte UE. Anche perché è una questione interpretativa esclusivamente nazionale. Boh.

  3. Perchè nel testo dell’ordinanza la richiesta di chiarimento finisce con la frase “e dunque Sproporzionato allo scopo” e nell’articolo invece la “S” sparisce e diventa “ e dunque proporzionato allo scopo”? Giusto per sapere

  4. L ho pensato anche io, si e’ deciso cmq di rinviare alla Corte senza che il CDS abbia accertato se il rapporto era stato o meno rinnovato.

    Serve per alimentare il caos

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