Attualità

Riforma spiagge, balneari e fornitori in agonia: cosa aspetta il governo?

L'esecutivo sembra ancora in alto mare, ma la soluzione è più urgente che mai

Il governo Meloni è ancora in alto mare sulla riforma delle concessioni balneari, e pare proprio che non sappia come uscire dall’impasse. L’attenzione dell’opinione pubblica sul tema è arrivata ai massimi livelli e le diecimila imprese del settore si stanno preparando alla prossima stagione senza sapere quale sarà il loro destino, ma la presidente del consiglio non ha ancora nemmeno affidato la delega a un ministro o a un sottosegretario per occuparsi di decidere cosa accadrà dopo il 31 dicembre 2023, data di scadenza dei titoli secondo la nota sentenza del Consiglio di Stato emessa a novembre 2021. Al momento l’unico segno concreto è stata la proroga delle concessioni di un anno, fino al 31 dicembre 2024, che però ha destato le riserve del presidente della Repubblica e la censura di Palazzo Spada. Per risolvere la situazione in modo serio, serve insomma quella riforma strutturale che la stessa premier ha promesso due mesi fa; eppure l’esecutivo non ha ancora mosso un dito per redigere una proposta di legge né per confrontarsi con le associazioni di categoria, che attendono la convocazione del tavolo tecnico interministeriale previsto dal decreto milleproroghe.

Dopo essersi molto esposta, durante la campagna elettorale, promettendo la salvezza delle attuali imprese dalle gare previste dal diritto europeo, la leader di Fratelli d’Italia oggi sembra trovarsi nella difficile posizione di non sapere come mantenere tali impegni e non deludere la categoria. La riforma è infatti un lavoro molto lungo e complesso, ma finché non si inizierà a lavorarci – a partire dalla mappatura delle concessioni demaniali marittime, già prevista dalla legge sulla concorrenza del precedente governo Draghi – i tempi saranno sempre più insufficienti per fare le cose per bene. Fondamentale è dunque mettere da parte la propaganda e affrontare la materia con senso di responsabilità.

Dall’altra parte della barricata ci sono poi i Comuni costieri, ai quali il milleproroghe ha vietato di disciplinare i bandi di gara per riassegnare le concessioni in essere. Ma dal futuro delle imprese sulla spiaggia dipende l’economia di intere località turistiche, e lasciare le amministrazioni senza linee guida è un atto incosciente. I funzionari pubblici al momento possono emettere degli atti di indirizzo per estendere la validità dei titoli fino al 31 dicembre 2024, come prevede la legge 118/2022, ma questo ulteriore orizzonte temporale non può essere un anno in più di agonia per le imprese. Senza dimenticarsi delle centinaia di fornitori del settore balneare, i quali stanno già subendo un gravissimo blocco degli investimenti che sta provocando casse integrazioni, fallimenti e difficoltà. Chissà che il governo non riesca a capirlo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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