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Concessioni balneari valide fino al 2024: Comuni emettano atti di indirizzo

Dal momento che si sono verificate le "ragioni oggettive" previste dalla legge sulla concorrenza, è possibile rinviare di un anno la scadenza dei titoli

È urgente che tutte le amministrazioni comunali emettano degli atti di indirizzo per affermare che le concessioni balneari sono ad oggi valide fino al 31 dicembre 2024. Questo non grazie alle disposizioni del decreto milleproroghe, bensì in base all’articolo 3 della legge 118/2022 (“legge sulla concorrenza”) che già prevedeva, in caso di «difficoltà oggettive legate all’espletamento delle procedure selettive», la possibilità di differimento della scadenza dei titoli fino al 31 dicembre 2024 anziché il 31 dicembre 2023. Ebbene, tali «difficoltà oggettive» si sono verificate, dal momento che il legislatore nazionale non ha ancora emanato le linee guida per disciplinare le procedure selettive. Pertanto tutte le amministrazioni comunali sono legittimate, sempre in base alla 118/2022, a emanare un «atto motivato» che «può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024». Questo atto di indirizzo può essere emesso anche solo dalla giunta comunale, ma se proprio si vuole stare dalla parte del sicuro, lo si può anche far approvare dall’intero consiglio comunale. L’importante è farlo con urgenza, per restituire un minimo di serenità agli operatori balneari e per raffreddare il terrorismo mediatico in corso a causa della recente bocciatura del Consiglio di Stato della proroga di un anno.

Questa proroga, inserita in sede di conversione al decreto milleproroghe, ha creato più danno che altro, andando ad alimentare la confusione normativa e l’ulteriore incertezza sia agli operatori del settore, che da diversi anni attendono una riforma organica della materia, sia agli uffici demanio dei Comuni che hanno la responsabilità della funzione amministrativa. Tutto ciò poteva essere evitato dando semplicemente applicazione a quanto disposto dalla legge sulla concorrenza: questa infatti all’articolo 4 prevedeva l’adozione dei decreti legislativi entro il 27 febbraio scorso per dare attuazione alle previsioni normative in essa contenute, ma dato che il governo non ha rispettato tale termine e mancando i decreti attuativi, sussistono le ragioni oggettive previste dalla stessa legge che riconoscono all’autorità competente in materia (ovvero nella maggior parte dei casi i Comuni) di stabilire il termine di scadenza delle concessioni demaniali al 31 dicembre 2024.

Tale possibilità è riportata anche nella lettera di richiamo sul milleproroghe che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al parlamento, laddove afferma: «Di recente il legislatore, con la legge 5 agosto 2022, n. 118, tenuto conto delle sentenze definitive nn. 17 e 18 dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, aveva prorogato le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l’esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive fino al 31 dicembre 2023 e aveva altresì previsto che, con provvedimento motivato dell’autorità competente, quando sussistessero ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, il termine di scadenza delle concessioni potesse essere differito fino al 31 dicembre 2024». Non si comprendono pertanto le ragioni per cui il governo ha voluto introdurre un’ulteriore proroga automatica e generalizzata al 31 dicembre 2024, ponendosi in contrasto col diritto italiano ed europeo.

Dal momento che c’è già la possibilità di rinviare la scadenza al 31 dicembre 2024, i Comuni (o chi svolge la funzione amministrativa in materia) dovrebbero quanto prima dare una precisa indicazione ai propri uffici con un atto di indirizzo, in forza del disposto dell’articolo 3 della legge 118/2022, e cioè che, per la presenza di ragioni oggettive che impediscono la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, il termine di scadenza delle concessioni demaniali è fissato al 31 dicembre 2024. È questo, a mio parere, l’unico modo per dare un minimo di tranquillità agli operatori del settore in questa situazione di totale incertezza. Ritengo inoltre che dovrebbero essere riattivati i procedimenti previsti dall’articolo 3 comma 4 bis del D.L. 400/1993, una norma ancora valida ed efficace che consente ai concessionari di poter realizzare nuovi investimenti per rinnovare i loro stabilimenti. Questo non solo nell’ottica di avere strutture di qualità nel panorama dell’offerta turistica del Mediterraneo, ma anche per l’indotto che questi investimenti producono. Negli anni scorsi infatti, in linea con i criteri e i principi stabiliti dalla normativa vigente, sono stati pubblicati e sottoposti alle procedure di evidenza pubblica diversi progetti che hanno consentito di rinnovare le strutture balneari previa sottoscrizione degli atti formali: si tratta di procedure e atti previsti dal Codice della navigazione che, non dimentichiamolo, è al momento l’unico faro giuridico in tema di demanio marittimo.

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Umberto Buratti

Deputato dal 2018 al 2022 nelle file del Partito democratico, in precedenza sindaco di Forte dei Marmi per due mandati (2007-2017) e oggi consigliere comunale. Ha ricoperto per diversi anni il ruolo di presidente dell’Unione Proprietari Bagni di Forte dei Marmi, nonché di presidente regionale e vicepresidente nazionale del sindacato Fiba-Confesercenti. È commercialista libero professionista dal 1989.
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