Opinioni

Sulla riforma delle concessioni balneari si evitino gli errori del passato

La discussione sul riordino del demanio marittimo dovrà essere seria e responsabile, se la categoria non vuole andare a sbattere un'altra volta contro un muro.

La sentenza 18/2021 del Consiglio di Stato ha gettato nel dramma migliaia di famiglie che si sono viste cancellare da un giorno all’altro la validità della concessione balneare su cui avevano investito, ma ha anche messo la parola “fine” ad anni di inutili chiacchiere sulla riforma del settore. Con la sua pronuncia Palazzo Spada non solo ha dichiarato l’invalidità dell’estensione fino al 2033 e imposto la riassegnazione dei titoli tramite gare da effettuare entro due anni, ma ha anche demolito una dopo l’altra tutte le tesi portate avanti dagli imprenditori balneari per rivendicare l’esclusione dalle evidenze pubbliche. Leggendo questa eclatante sentenza, è impossibile non notare il tono autoritario e talvolta persino stizzito dei giudici: segno che la questione è arrivata a un tale punto di esasperazione da portare il massimo organo di giustizia amministrativa a scrivere una pronuncia definitiva e inappellabile (si tratta infatti di una sentenza dalla cosiddetta funzione “nomofilattica”, cioè per stabilire dei principi giuridici generali e non per esprimersi su un singolo contenzioso). Come ha evidenziato Piero Bellandi nella sua puntuale analisi pubblicata ieri su Mondo Balneare, la pronuncia di Palazzo Spada contiene alcune anomalie in grado di generare un potenziale conflitto tra il potere legislativo e quello giudiziario; tuttavia rappresenta un punto di non ritorno con cui sarà imprescindibile confrontarsi, nel mettere mano a un serio riordino del settore. E si spera che la questione sarà affrontata evitando gli errori commessi finora.

Un’occasione persa

Se la “questione balneare” è arrivata fino a questo drammatico epilogo, è anche perché le logiche del consenso politico e sindacale finora hanno prevalso rispetto al buonsenso e alla responsabilità. Oggi dunque tutti i soggetti coinvolti dovrebbero fermarsi a riflettere: non sarebbe stato meglio per tutti risolvere la questione qualche anno fa, quando c’era qualche possibilità in più di ottenere una riforma vantaggiosa per gli attuali imprenditori, anziché arrivare a precipitare nel baratro?

Lo scenario a cui siamo arrivati in questi giorni con la pronuncia del Consiglio di Stato è esattamente lo stesso che il settore ha già attraversato con la sentenza “Promoimpresa” della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016, che bocciò la proroga al 2020 e diede già tutti gli spunti necessari per scrivere una riforma che al contempo rispettasse il diritto comunitario e tutelasse i diritti degli attuali imprenditori balneari. Pochi mesi dopo arrivò il disegno di legge “Arlotti-Pizzolante” che rappresentava un possibile compromesso per mettere fine alla questione, istituendo le evidenze pubbliche con dei punteggi premianti per i precedenti concessionari e il riconoscimento del valore commerciale in caso di perdita dell’impresa. Ai tempi qualcuno si oppose – legittimamente e con comprensibili speranze – a qualsiasi forma di evidenza pubblica e la norma non arrivò a essere approvata in Senato per l’ostruzionismo delle forze politiche che si fecero carico di questa istanza. Allora ai balneari sembrò di essersi “salvati” dalle gare; ma se ci guardiamo indietro, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha cancellato il 2033 e ribadito l’inevitabilità delle evidenze pubbliche, è innegabile che quella proposta di legge appaia come un’occasione persa: il ddl “Arlotti-Pizzolante” non era certo il migliore possibile, ma si sarebbe potuto lavorare per potenziarlo anziché opporsi a prescindere. Ora invece i balneari si sono trovati con un’estensione di quindici anni che prima ha fatto ripartire gli investimenti e poi è stata dichiarata carta straccia (anche se resta da vedere come si comporterà lo Stato nei confronti delle migliaia di concessionari che hanno ottenuto la protocollazione ufficiale del titolo fino al 2033 e investito di conseguenza: le richieste di risarcimento potrebbero arrivare ad ammontare a centinaia di milioni di euro).

La sentenza del Consiglio di Stato ha tra le altre cose ammesso la possibilità di tenere conto della professionalità acquisita come elemento di valutazione in fase di gara, ma precisando che «tale valorizzazione non potrà tradursi in una sorta di sostanziale preclusione all’accesso al settore di nuovi operatori» e avvisando che «nel conferimento o nel rinnovo delle concessioni, andrebbero evitate ipotesi di preferenza “automatica” per i gestori uscenti». Insomma, salvo miracoli, la futura riforma del settore non potrà essere tanto diversa da quella già contenuta nel ddl “Arlotti-Pizzolante” e ribadita anche dalla legge 145/2018, che oltre a estendere le concessioni di quindici anni ha elencato praticamente gli stessi principi da rispettare per il riordino delle concessioni; anzi semmai rischia di essere più sfavorevole agli attuali imprenditori a causa delle ulteriori chiusure nel frattempo arrivate con la pronuncia di martedì scorso. In sostanza, avere un atteggiamento ostruzionistico anziché costruttivo su questo tema non ha portato da nessuna parte, se non a sbattere contro un muro.

La politica è stata irresponsabile

Se c’è un settore in cui la politica ha dato il peggio di sé negli ultimi dieci anni, è proprio quello balneare, intorno a cui tutti i partiti – nessuno escluso – hanno chiacchierato e millantato per meri scopi propagandistici. Il dibattito sul rinnovo delle concessioni non è quasi mai entrato nel merito nel tema, ma è sempre rimasto su discorsi vuoti e retorici per soddisfare i rispettivi elettorati. La colpa del drammatico epilogo a cui siamo arrivati con la sentenza del Consiglio di Stato è dunque in gran parte della politica italiana, che davanti a una materia così complessa e importante dal punto di vista tecnico, economico e sociale, si è comportata in modo incapace e irresponsabile. In un mondo migliore, davanti alla sentenza di martedì scorso gli esponenti politici avrebbero dovuto mantenere un dignitoso e rispettoso silenzio nei confronti di migliaia di famiglie che sono viste da un giorno all’altro cancellare una legge che fissava un determinato orizzonte temporale in base al quale hanno investito; e invece anche dopo la pronuncia è arrivata una valanga di commenti fuori fuoco, capziosi e privi di qualsiasi spirito di autocritica. C’è perciò da augurarsi che la politica si renda conto dei propri errori e incarichi un gruppo di tecnici competenti a scrivere una riforma seria e adeguata, in accordo con le associazioni di categoria. Anche se lo scenario non fa ben sperare: se il compito di decidere sarà affidato a soggetti come il ministro del turismo Massimo Garavaglia, che anche ieri al Tg2 ha per l’ennesima volta dimostrato di non avere una minima idea sul tema delle concessioni balneari, sarà purtroppo impossibile che da Palazzo Chigi esca una proposta di legge ben fatta.

Le associazioni di categoria lavorino unite

Oltre alla politica, anche le associazioni di categoria in alcuni casi hanno fatto la propria parte nel trascinare troppo a lungo questa situazione. Il settore balneare in Italia ha l’anomalia di ben nove sindacati che rappresentano gli imprenditori balneari, e che da anni si contendono le tessere a suon di dichiarazioni: di conseguenza le polemiche e le estremizzazioni hanno prevalso sul buonsenso, e gli argomenti più popolari e illusori hanno vinto su quelli più scomodi e realistici. Si cita spesso la Spagna per spiegare come è stato risolto il problema Bolkestein, ma nessuno mai ricorda che in quel paese esiste una sola associazione a rappresentare tutti gli imprenditori balneari: le divergenze di opinione esistono anche tra i titolari dei chiringuitos ma restano nell’ambito di una discussione interna, e quando si va a negoziare con il governo, c’è un solo interlocutore a portare avanti una sola posizione. Finché invece tra i balneari italiani ci saranno così tante divisioni, il potere sarà più facilitato a decidere come gli pare: d’altronde già i latini dicevano “divide et impera”. Sarebbe quindi utile che le associazioni dei balneari italiani iniziassero un percorso costruttivo di confronto alla ricerca di una possibile unità: nei complicatissimi mesi che ci aspettano, sarà più che mai necessario portare avanti una sola posizione solida e compatta davanti al governo chiamato a scrivere la riforma delle concessioni.

Basta con gli slogan e le argomentazioni fantasiose

Legittimo affidamento, interesse transfrontaliero, scarsità di risorsa, disparità di trattamento, concessioni di beni e non di servizi: sono alcune delle tesi che da anni gli imprenditori balneari portano avanti per rivendicare l’esclusione delle loro aziende dalle evidenze pubbliche. Ebbene, la sentenza del Consiglio di Stato le ha demolite una dopo l’altra, confutandole punto per punto. Alcuni argomenti restano tuttora validi e pertinenti per pretendere alcune sacrosante forme di tutela per gli attuali concessionari, come il riconoscimento della professionalità acquisita e del valore commerciale d’impresa. Nel dibattito sulla riforma delle concessioni che inevitabilmente impregnerà i mesi invernali, si spera dunque di non sentire più alcuni slogan privi di senso: per esempio, ci auguriamo che nessuno più chieda di escludere le spiagge dalla direttiva Bolkestein, perché a imporre la riassegnazione pubblica delle concessioni resterebbe comunque il Trattato fondativo dell’Unione europea. Gli unici modi possibili per evitare le evidenze pubbliche sarebbero la sdemanializzazione delle spiagge e l’uscita dall’Europa, ma dubitiamo che al momento siano strade percorribili: la prima perché l’opinione pubblica è generalmente avversa al tema (come è emerso ai tempi del tentativo del sottosegretario Pier Paolo Baretta), la seconda perché la “questione balneare” non è certo un motivo sufficiente a provocare una Brexit all’italiana.

Allo stesso modo confidiamo che giornalisti, opinione pubblica, associazioni ambientaliste e politici che non hanno in simpatia i balneari smettano di diffondere falsità e luoghi comuni sulla categoria. Innanzitutto, che non ci citino più sempre i soliti casi noti (Briatore, Ostia, eccetera) come se fossero universali, perché il settore balneare è molto diversificato ed è composto in gran parte da piccole e medie imprese a gestione familiare che non realizzano affatto i guadagni stratosferici che si vuole far credere né le illegalità commesse solo da alcune pecore nere. Ma soprattutto, che si smetta una volta per tutte di parlare dei canoni come se fossero l’unica cifra sostenuta dai concessionari: sono molte altre le spese che i gestori delle spiagge affrontano obbligatoriamente per mantenere un bene pubblico per conto dello Stato, dalla pulizia dell’arenile al servizio di salvamento (che nelle spiagge libere non esistono, perché lo Stato non è in grado di farlo). Inoltre non si dimentichi che il canone è fissato dallo Stato stesso, nonostante da anni le associazioni di categoria si dichiarino disposte a sostenere un aumento: è un po’ come se l’inquilino di un appartamento chiedesse al padrone di aumentargli l’affitto; e in parte è stato fatto proprio lo scorso anno, con l’innalzamento dei canoni minimi da 363 a 2500 euro annui.

Ancora, nel parlare delle “gare delle concessioni” occorre tenere conto che le spiagge sono un bene pubblico ma le imprese che vi sorgono sopra sono private, ed è proprio questa l’anomalia che rende così difficile risolvere la situazione: lo Stato non può espropriare i legittimi proprietari delle loro aziende, checché ne dicano i sostenitori delle gare, e se così volesse fare, gli attuali imprenditori avrebbero tutto il diritto di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo per vedersi riconoscere il proprio diritto alla proprietà privata. Dunque, che si parli pure di riassegnazione delle spiagge ma che si smetta di comprendere i manufatti che vi insistono sopra: quelli sono un’anomalia tutta italiana, nel bene e nel male, frutto di un settore che si è sviluppato nei secoli perché le regole lo hanno consentito. Se ora si vogliono cambiare, non si può non tenere conto che le norme che c’erano prima hanno generato determinate aspettative e diritti che vanno riconosciuti. Il legislatore è chiamato a decidere come farlo.

Abbandonare i radicalismi

L’opinione pubblica non ama i balneari, si diceva, e lo abbiamo visto in questi giorni nei servizi giornalistici che, nel trattare la questione concessioni, abbondano di falsità, luoghi comuni e attacchi gratuiti. Purtroppo anche tra i commenti agli articoli di Mondo Balneare non mancano quelli di persone che durante il giorno non hanno niente di meglio da fare che esprimere la loro avversione nei confronti di questa categoria, riuscendo a provocare alcuni balneari che perdono altrettanto tempo a rispondere a questi soggetti anziché ignorarli (sono sempre gli stessi: basterebbe smettere di replicargli e dopo qualche giorno forse si stancherebbero di parlare da soli).

Con questi radicalismi non si andrà da nessuna parte: se è vero che i balneari devono iniziare a prendere coscienza che bisognerà misurarsi con un nuovo regime normativo che prevederà delle forme di evidenza pubblica, i cittadini e gli ambientalisti più estremisti dovrebbero capire che con la riforma delle concessioni non si sta parlando di radere al suolo tutti gli stabilimenti balneari e ripristinare 7500 chilometri di spiaggia libera, bensì si sta tentando di sostituire gli attuali concessionari con altri soggetti. E non è detto che questo possa migliorare la gestione delle spiagge, anzi.

Difendere la peculiarità del settore

In definitiva, è fondamentale che la riforma delle concessioni difenda la tipicità dell’attuale sistema balneare italiano, unico al mondo in termini di qualità del servizio e di peso economico. La futura riforma dovrà tenere conto delle specificità territoriali e lasciare sufficienti margini alle amministrazioni locali per tutelare i loro modelli, diversi di regione in regione. Chi finora ha gestito bene le spiagge e può dimostrarlo, con certificazioni e investimenti alla mano e con la certezza di avere lavorato nel rispetto delle regole e della qualità dell’offerta, è giusto che continui a farlo e sarebbe criminale impedirglielo. A meno che non ci sia in campo la volontà di regalare le spiagge ai grandi gruppi multinazionali, lo Stato non dovrebbe avere nessun interesse ad affidare a uno sconosciuto il proprio patrimonio naturale, al posto degli imprenditori che finora lo hanno gestito bene. I pochi concessionari che hanno commesso abusi edilizi, evaso le tasse e investito poco o niente avranno forse da temere, ma i tanti che invece rappresentano la grande eccellenza del settore balneare italiano potrebbero avere presto l’occasione per dimostrarlo non solo a parole, bensì anche con una legge che li tuteli. E allora sì che nessuno avrà più nulla da dire sui presunti privilegi dei balneari.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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    • Dipende: se sei cugino di terzo grado del sindaco del comune a fianco ti danno una concessione di 8/10 anni, se sei cugino di secondo grado di 12/14, di primo grado almeno 20, se sei fratello o sorella non meno di 40. Idem se sei il figlio del suo commercialista, o se l’assessore è associato nel tuo studio professionale, o se questo o se quello… prosegui tu a piacimento

  1. ennesimo articolo fazioso , non si tratta di radicalismi quando parli delle avversità dell’oppinione pubblica verso la categoria dei balneari, ma si tratta , dati alla mano, di verità celate sempre molto bene da un settore di privilegiati, che hanno creato una casta, intorno ad un bene demaniale ,che ha prodotto lauti guadagni in netta contrapposizione con esigue dichiarazioni dei redditi ed ancora più esigui canoni demaniali. Certo ora che siete alle corde siete ben disponibili a rivedere i canoni, sarebbe il male minore x voi, ma ricordo bene , anni fa , quando lo stato provò ad aumentarli, come la vostra casta , si chiuse in cerchio minacciando scioperi o addirittura di scaricare il costo sui prezzi degli ombrelloni degli incolpevoli clienti. La troppa ingordigia vi si è ritorta contro, sarebbe bastato , fare dichiarazione dei redditi più veritiere ed accettare aumenti dei canoni piu consoni ad un mercato privato, invece avete voluto arroccarvi in quella che è sempre stato un privilegio della vs categoria ed una ingiustizia fiscale troppo evidente x non generare malcontento tra le istituzioni ed i cittadini. E non parliamo di Briatore ( almeno lui ha avuto l’onesta di ammetterlo pubblicamente) ma dei tanti piccoli imprenditori che piangevano miseria, nascondendo una verità che era sotto gli occhi di tutti. Tutto ciò avvallato da una classe politica compiacente ( le lobby ci sono anche in tante altre categorie ) e da una amministrazione pubblica che ha chiuso non un solo occhio ma tutti e due , nei controlli fiscali quasi inesistenti. Ne è testimonianza lampante la corsa smisurata ad acquistare una concessione balneare, sborsando cifre altissime e sproporzionate ai guadagni UFFICIALMENTE DICHIARATI dai gestori uscenti. Provate ad andare a vedere i dati pubblicati dai rapporti delle agenzie delle entrate o guardia di finanza sulle dichiarazioni fatte, e confrontateli con i prezzi richiesti dalle vendite delle concessioni balneari, vedrete che a fronte di guadagni degni di un metalmeccanico, si chiedono cifre da capogiro x la cessione di una spiaggia, giustificato da tantissimo sommerso. Certo nelle 25.000 aziende del settore ci sono anche realtà diverse, ma vi assicuro che sono mosche bianche , che purtroppo ci rimettono x la non troppo onestà dei loro colleghi. Giusto altresi fare una norma in cui siate indenizzati in caso di perdita della attività, specialmente sui chioschi, cabine, attrezzature e lavori eseguiti, ma anche qui si apriranno contenziosi non di semplice soluzione, perchè i costi in fattura saranno molto diversi da quelli sostenuti, come spesso succede nel ns bellissimo ma bisrtattato paese….

    • Al signor Franco dico che non conosce per niente la verità e non si può scrivere per sentito dire su testate nazionali come questa. Da diversi anni gli importi richiesti dal gestore che vuol vendere, nascono dal fatturato moltiplicato per 4 o per numeri più alti a seconda dell’appetibilità e dalle richieste di subbentro che ci sono. Lei non lo farebbe??

      • guardi mi spiace contraddirla ma oltre ad avere un parente strettissimo che ha uno stabilimento balneare da 30 anni, ho lavorato ( ora in pensione ) per 40 anni in uno studio che teneva la contabilità ( e denunce dei redditi ) a piu di 40 stabilimenti balneari della mia zona. Quindi ho una esperienza a 360 gradi, tripla di qualsiasi gestore di spiaggia, tra l’altro facevamo anche da mediatori tra compravendite di concessioni, quindi o parliamo seriamente o facciamo finta, come avete fatto x decenni, di nascondere la verità . Chiaramente io parlo della realtà della mia zona, ma per lavoro , mi sono spesso confrontato con studi di altre zone, e mi dispiace, cambiava il suonatore….ma la musica era sempre la stessa…

    • Bravo Franco, parti con con il giudicare fazioso un articolo con il commento più fazioso del mondo. Bravo davvero, complimenti

    • Se ti riferisci a quando Tremonti provo’ a triplicare il canone con la retroattività 5 anni vuol dire che capisci proprio poco di come si gestisce un’attività.
      All’epoca cio che contestammo fu proprio la retroattività. Ma ti sembrava normale fare una simile richiesta? E questo vale per qualsiasi attività economica. Ti immagini un negozio di abbigliamento che si vede triplicare con effetto retroattivo l’affitto?
      In tanti avrebbero dovuto chiudere. E allora cosa hanno deciso i politici? Visto che non poterono andare indietro non lo cambiarono affatto. E la colpa come sempre è dei balneari? Sicuramente avremo fatto degli sbagli (come tutti e come te del resto) ma rimprovererci per aver difeso le proprie attività, mi dispiace ma non lo accetto.

      • triplicare una tassa RIDICOLA rispetto il giro di affari che genera, è semplicemente GIUSTO, ma voi anche allora, avete fatto barricate minacciando scioperi e di far ricadere l’aumento sui poveri clienti, pur di mantenere il vs privilegio. E per quanto un negozio di abbigliamento non accadrà mai che il canone possa triplicare in quanto è gia adeguato ai valori di mercato , mentre i vostri canoni demaniali sono irrisori rispetto quello che dovrebbero essere se la vostra concessione fosse gestita da un privato, e non da uno stato suddito della vostra potente lobby. Ma voi tutto ciò lo sapete bene, ed infatti cercate di non mollare l’osso, perche se doveste aprire una atttività regolata da normali regole di mercato , paghereste cinque volte tanto di quello che pagate ora !!!

        • triplicare una tassa RIDICOLA rispetto il giro di affari che genera, è semplicemente GIUSTO . bravo franco bell esempio di matematica , il giro di affari non e’ il guadagno ma il ricavo , non hai la minima idea di quante spese ci sono e quanto sia dura tirare avanti ,

    • Franco e l’ottico che ti guarda nell’occhio per venti secondi (venti! cronometrati, giuro!), ti dice che va tutto bene, ti chiede 120 euro senza fattura, e dopo un mese finisci al pronto soccorso perché ti è scesa la retina, lo stato non dovrebbe espellerlo dall’ordine e impedirgli di esercitare? E su su, lo sai che non sono casi isolati..

      • E i commercialisti che truffano i clienti? che addirittura si intascano i versamenti che gli ignari clienti pensano di aver fatto a inps e agenzia delle entrate? E nonostante ciò continuano indisturbati ad esercitare. Mai sentito storie del genere? Sicuro? Chiudiamo tutti gli studi di commercialisti?

        • E i medici (troppi purtroppo, ma non certo tutti per fortuna) che operando nella sanità pubblica, in strutture pubbliche, stipendiati dallo stato, fanno le peggiori schifezze a danno dei pazienti, operano in conflitto di interessi (vecchie storiacce di protesi per fare un esempio non le dicono niente?) e continuano per lo più a operare indisturbati? Mandiamo tutti i medici a casa? Gli requisiamo lavoro e patrimonio?

          • quindi mi vuoi dire che siccome l’Italia è il paese dei disonesti e delle ingiustizie, una volta che qualcuno cerca di sanare una sola di queste ingiustizie ( le spiagge ormai monopolio dei soliti noti) dobbiamo rinunciarci perchè bisogna continuare sulla falsa riga dei tanti privilegiati a scapito dei piu sfortunati ? Come al solito tutti gridiamo x le situazioni fuorilegge che subiamo, ma poi speriamo che comincino a sanare sempre quelle degli altri, lasciando inalterati i nostri privilegi. Complimenti , un bel modo di ragionare…

          • Franco la stragrande maggioranza dei balneari ha comprato le proprie aziende a prezzo di mercato. Aziende nate per iniziativa privata. Quello era il quadro giuridico-economico. Ora lo stato cambia il quadro giuridico e confisca le aziende da un giorno all’altro. Tutto il comparto balneare è praticamente nato solo ed esclusivamente per iniziativa privata, con l’eccezione delle libere attrezzate nate negli ultimissimi anni per iniziativa dei comuni che hanno indetto bandi. Lo stato non può semplicemente reclamare per sé la totalità del valore di un intero comparto produttivo creato dai privati. Per fare cosa poi? Per distribuirlo a parenti e amici di sindaci e assessori!! Ma ti rendi conto della follia criminale??

    • Lei è veramente convinto che aprendo le spiagge alle aste pubbliche rappresenti un vantaggio per gli utenti? È convinto che decuplicando il costo delle concessioni ciò non andrà ad influire sui prezzi delle attrezzature? Le ricordo che in Italia non c’è soltanto il Twiga, la Versilia o la Liguria ma esistono anche altre realtà più popolari come la Romagna dove i prezzi sono ancora alla portata di tutti. È veramente convinto che realizzando ciò che lei e chi come lei anelano con tanto fervore consentirà ancora a tanti di frequentare le spiagge attrezzate o saremo costretti a farci largo a gomitate nelle spiagge libere?

  2. Una analisi quella del dr Alex, sicuramente condivisibile, specialmente nella parte organizzativa sindacale della categoria, ciò che però, non è stato messo in evidenza, sono i forti interessi economici che hanno determinato questa situazione, tutt’altro che “regolare”. Se posso fare un esempio forse neanche molto azzardato, è come se avessimo portato la democrazia in Iraq o in Libia, oppure in Afganistan uccidendo Saddam, Gheddafi e Bin-laden (tra i maggiori detentori mondiali di ricchezze del sottosuolo), pensando di aver fatto giustizia nelle loro terre e nel mondo!

  3. alex sei veramente impagabile mi viene da pingere per le tue parole. ho 58 anni 4 figli e un mutuo da pagare (contratto nell 2009) fino al 2030 e tutto quello ho l ho messo nella mia impresa rischiando anche la mia vita nel contrastare mafie e burocrazie assurde e mai aiutato da uno stato assente. Ora mi tolgono tutto a 60 anni dopo che ho valorizzato un bene dello stato che era fatiscente e che nessuno voleva ,dove vado ?alla caritas con 4 figli? io sono una persona onesta come la maggior parte delle persone che scrivono sul portale(perche chi e ricco non ha bisogno di scrivere qui tanto puo permettersi a nostra differenza di vincere i bandi)non sono come giustamente hai scritto un briatore e che quindi mai potrei vincere un bando cosa faccio mi sparo? il cds e i nostri politici corrotti a cominciare da draghi(un vero criminale appoggiato da tutti) si sono resi conto di cosa hanno fatto?garavaglia salvini berlusconi e tutta la destra assenti e non pervenuti e poi ci dicono votateci che noi vi aiuteremo(la faccia come il culo…falsi corrotti) ma ti posso garantire anzi ti giuro che mi faro uccidere prima che cio avvenga ma prima portero con me i responsabili di qusto scempio perche so benissimo chi sono. ringrazio il pd di cuore per averci messo la faccia al contrario della destra(seguite draghi e vedrete alle prossime elezioni che non arriverete al 5%)

    • Antonio, come te tanti altri. Capisco bene cosa stai vivendo. Draghi si dichiara Cristiano, speriamo bene.
      Le mafie, le cricche, le clientele faranno man bassa. I personaggi spregevoli, per fortuna una minoranza e in parti limitate di Italia, che hanno compiuto abusi sulle spiagge sono quelli che compiono abusi in qualsiasi ambito economico operino, e puoi stare certo che questi personaggi non temono certo le gare. Le mafie vedono un’enorme opportunità aprirsi davanti a loro grazie ai bandi pubblici. Chi invece deve temere le gare sono le persone che in questi anni non hanno fatto affidamento su altro che il proprio lavoro e le proprie risorse.

  4. Da imprenditrice balneare vi chiedo se non sarebbe più corretto chiedere di mettere le concessioni ad evidenza pubblica già da ora? E quali potrebbero essere i pro e i contro ? E nell’eventualità per quanto tempo verrebbero concesse?

  5. Visti i primi tre commeti, a questo articolo che in maniera ineccepibile, puntuale descrive quella che è la vera situazione, chiedo a tutti coloro che scrivono di situazioni estreme al limite della legalita di non insistere e di rendersi conto che stanno GENERALIZZANDO,
    Nella mia zona la regione Marche per esempio non ci sono i Briatore o situazioni tipo Ostia, tutto si è svolto nella massima legalità siamo tutti piccoli o medi concessionari, praticamente facciamo parte di quel “progetto” se cosi si può definire di benessere diffuso che sicuramente è una bella cosa. Per subbentrare al vecchio gestore COSA CHE POTEVANO FARE TUTTI noi ci siamo impegnati con mutui, prestiti, ipoteche, TFR di tutti e due i genitori e nostri, ecc ecc, ma non lo dico per piangere, ma per rimporverarvi ma per chiedervi Voi perche non lo avete fatto?? non sarà che chi poteva aiutarvi oltre le banche non vi ha dato minimo di fiducia? E’ un po come chiedere di fare il notaio o il professore universitario senza avere mai aperto un libro, capirete che non sarebbe giusto nei confronti di coloro che si sono impegnati. Noi balneari ci siamo impegnati, Voi non lo avete fatto ed è questo il punto…..adesso che e tutto pronto e vi fanno credere che sia possibile vorreste partecipare ai proventi del nostro lavoro?? se fosse cosi….. siete i giusti elettori di fenomeni come Battelli eletto a diventare parlamentare con la terza media.

  6. La domanda di Virginia è interessante perché fare i bandi subito permetterebbe di riorganizzarsi o chiedere i finanziamenti..rispetto ai possibili subentri già nel 2015 provai a chiedere i bilanci da portare in banca per il finanziamenti e tutti ma proprio tutti (liguria, Toscana, Sardegna, Puglia) mi hanno detto che sarebbe stato inutile perché non c’era corrispondenza..io sono disponibile a pagare qualcosa al concessionario uscente ma sulla base del fatturato che peraltro sarebbe interessante riportare anche nelle offerte di vendita del portale così per promuovere la trasparenza e migliorare la percezione della categoria.

  7. Il cds è intervenuto col machete su quella che è e resta una materia giuridica molto complessa. Esimi giuristi, magari anche di moralità superiore a quella di certi elementi che fanno e hanno fatto parte del cds, dichiarano perfino di avere forti dubbi che il demanio marittimo sia disciplinabile sotto la direttiva 123/06. Il suo estensore, Frits Bolkestein in persona, ha dichiarato pubblicamente che la direttiva non è stata pensata per disciplinare le imprese balneari. La materia è molto complessa, occorre che a dirimerla ci sia gente in grado di usare il bisturi, non il machete.

  8. Antonella Accardi says:

    Ringrazio a nome di tutti i balneari per l’attenta e precisa analisi della nostra situazione. Un articolo ineccepibile, corretto, discreto ma veritiero. Non solo sei un ottimo giornalista ma ormai sei uno di noi, che ha seguito anno per anno tutte le nostre vicessitudini, incarnando la nostra esasperazione. Grazie per tutto questo e…… Chapeau

  9. Antonella Accardi says:

    Per tutti coloro che sono contro di noi per le varie motivazioni corrette o meno auguro di trovarsi un giorno in condizioni lavorative disperate e di diversi rivolgere alla Caritas per mandare avanti la propria famiglia. E con questo chiudo il discorso come giustamente vi ha suggerito Alex non vale la pena perdere tempo con voi. Abbiamo già i nostri problemi, non è il caso dare soddisfazione alle vostre critiche. Per ultimo anche se pensate che essere un operatore balneare significhi rubare ed essere un evasore fiscale pensate che se voi foste al posto di chi agisce disonestamente forse voi stessi vi comportereste così, perché se pensate questo significa che il vostro pensiero è in linea con le pecore nere della nostra categoria. Distinti saluti accardi antonella

  10. Da convinto ambientalista ogni inverno dopo le mareggiate, raccolgo in spiaggia quintali di rifiuti: plastica, materiale usato in mare dai pescatori, resti di materiali edilizi, rifiuti di ogni genere portati a mare dai fiumi. Bene, da ambientalista, vedendo come gli ambientalisti intervengono sul tema delle concessioni demaniali, comprendo perché la cura dell’ambiente faccia così pochi passi in avanti in Italia e un po’ ovunque in giro per il mondo. Perché mai togliendo l’azienda di tizio e assegnandola a caio la cura dell’ambiente dovrebbe migliorare?? È un salto logico totalmente incomprensibile. Quello che occorre per salvaguardare ambiente e paesaggio costiero è un regolamento edilizio nazionale che obblighi a rimuovere tutto il cemento e a ricostruire solo e soltanto strutture di facile rimozione, preferibilmente in materiali naturali. Chi non lo fa perde la concessione. Occorre poi per legge nazionale obbligare i comuni a destinare a spiaggia pubblica almeno il 40/50% dei litorali, riducendo le aree in concessione. Se a uno stabilimento riduci la superficie del 10/20% non lo mandi in rovina, se gli confischi l’attività sì. Ma attenzione, qui a opporsi saranno i comuni per non perdere una fonte di introiti (oltre a occasioni di ingrassare clientele e cricche varie) e per non doversi occupare in prima persona della pulizia delle spiagge.

  11. Ma da cliente finale quale sono, che incidenza avranno questi riordini di concessioni sul cliente finale? perchè alla fine è anche il cliente finale che potrebbe non permettersi piu di andare in una spiaggia attrezzata

    • Francesco prevedere esattamente come cambieranno i servizi per l’utenza è difficile dirlo. Un’anticipazione in realtà la offrono già le libere attrezzate, che diciamo sono i nuovi stabilimenti 2.0, quelli conformi alla Bolkestein, in quanto sorti per lo più negli ultimissimi anni per volontà dei comuni che hanno fatto i bandi pubblici. Dove c’erano tratti di spiaggia pubblica ora ci sono queste nuove libere attrezzate nate ex novo. Non mi permetterei di generalizzare, ma fra queste in vari casi si osserva ciò: alcuni vincitori sono praticamente noti mafiosi, oppure professionisti ammanicati, oppure parenti di questo o quell’assessore. Diciamo clientele che ruotano attorno al mondo politico, che spesso per altro, subaffittano immediatamente, a volte a gente improvvisata che non si sa dove li abbiano presi. Questo può accadere anche negli stabilimenti tradizionali, ma almeno lì o è gente che l’attività l’ha comprata con i suoi soldi, o è gente che l’ha fatta nascere per propria iniziativa e coi propri capitali. Non gente che è stata scelta dagli amministratori locali come vincitori di una gara pubblica. Direi che su piano etico c’è una differenza enorme. Noi che abbiamo investito il nostro modesto patrimonio per comprare non tanto tempo fa le nostre aziende rischiamo di farci espropriare da questa gente qui.

    • Francesco, per farla breve, io per l’esperienza di vita che ho, arrivato all’età di quasi 40 anni, sono convinto che il miglior operatore in qualsiasi campo è quello che deve investire di tasca propria, quello che impiega liberamente il proprio capitale, non certo l’ammanicato che sfrutta le sue buone conoscenze per vincere i bandi di gara gestiti dai nostri onestissimi amministratori pubblici. Il libero mercato delle imprese balneari è sempre esistito. Chi voleva vendeva, chi voleva comprava, ma con i suoi soldi, non a spese degli altri.

        • Abbiate pazienza ma io passo la mia vita a lavorare, non a brigare, quindi non ho nessuna fiducia nell’amministrazione pubblica. Faccio 12/13 ore al giorno per lunghi periodi dell’anno, in inverno quando lavoro ‘poco’ faccio sempre le mie otto nove ore. Non voglio il premio Stakanov, voglio solo che mi lascino in pace. Ho comprato la mia azienda, al prezzo di una bella casa, non voglio stare seduto a prendere il sole, voglio lavorare.

  12. Scusami Alex, se sono ripetitivo e noioso nel riproporre sempre la stessa domanda, alla quale nessuno, ha mai risposto esaustivamente, e neanche accennato; la ripropongo anche a Patroni Griffi presidente CDS: in quale altro Stato membro dell’Unione, viene applicata la BOLCKSTEIN? In quale altro Stato membro, avvengono le aste così come imposto dall’Europa? In quale altro Stato membro, ci sono imprese balneari numerosi come in Italia? In quale altro Stato membro, noi italiani potremo partecipare alle gare e da quando? In quale altro Stato membro, sono stati cacciati 30.000 piccoli imprenditori, per lo più a conduzione familiare? Ecco, fino a quando non avremo le risposte a queste domande, temo non potrà mai esserci giustizia, ne pace!

  13. Caro BFo se il comune selezionerà i peggiori a fronte di progetti faraonici irrealizzabili tu potrai e dovrai andare a verificare la realizzazione del progetto vincente e segnalare le mancanze..io oggi non posso obbligare te ad essere accessibile per i disabili o a fare miglioramenti al servizio per cui i bandi permettono quel controllo sociale sul bene pubblico di cui i balneari sono sempre stati esenti.

    • Ma quali controlli su cui i balneari sono stati esenti ?? Non ci sono scuse le aste servono perché ci si deve adeguare a regole europee iperliberiste e chi se ne frega del lavoro, delle famiglie , delle imprese, dell’avviamento , del capitale umano ed energie investite , non conta nulla conta conformarsi alle regole scritte nel centro Europa . Quando la multinazionale con sede legale ad Amsterdam metterà gli ombrellini a 70 euro al giorno sarò curioso di capire cosa direte all’opinione pubblica

    • Diario, scusami ma ti sbagli: esistono oltre alle concessioni anche (e soprattutto) i regolamenti edilizi: noi da almeno il 2010 abbiamo dovuto adeguare per garantire il sacrosanto accesso ai disabili. Nel 2016/17 quasi un anno e mezzo per avere i permessi per cambiare la copertura esterna: comune, regione, dogane, ferrovie (data la prossimità di una ferrovia). Tu pensi che i balneari vivano nel far west? Io ti rispondo alcuni certamente sì: i mafiosi che fanno il bello e il cattivo tempo. Gli ammanicati, i protetti, quelli che mi fotteranno l’azienda per intenderci.
      Sì sì io vado a segnalare le mancanze ahahah e come per magia mi diranno ci scusi tanto le restituiamo tutto. Con gli interessi.

  14. Grazie Alex per aver questo articolo, mi piacerebbe che lo leggessero tutti balneari e politica. Concordo con il non perdere tempo a rispondere a persone che parlano senza conoscere ,sprecando tempo che dovrebbe essere usato per contribuire a risolvere questa grave situazione

  15. Vi siete cullati x fin troppo tempo alle bugie di cialtroni politici che v hanno privilegiati x più d 100 anni…. ora è arrivato il momento che voi pensavate d sbeffeggiare credendo a promesse di personaggi che v hanno illusi di una cosa che non esiste…. il diritto di proprietà che di proprietà non è…..

  16. Carlo F. Accame says:

    Bell’articolo Alex complimenti! Condivido appieno. È essenziale per ripartire, fare una sana autocritica e diventerà centrale la nostra capacità di lavorare uniti e non divisi in mille fazioni! Aggiungo alle questioni da te presentate, che oltre al riconoscimento degli investimenti c’è da riconoscere l’avviamento dell’azienda e la tutela dei dipendenti che andrebbero obbligatoriamente assunti per una stagione dall’eventuale nuovo subentrante.

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