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Ricorso contro il Consiglio di Stato, la possibilità per i balneari

Dopo la sentenza che ha annullato la proroga di un anno sulle concessioni, il centrodestra ha accusato i giudici di avere invaso la sfera legislativa. Ma oltre alle parole, c'è un modo concreto per opporsi.

Dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato contro la proroga delle concessioni balneari, sono state numerose le dichiarazioni dei parlamentari di maggioranza che hanno condannato Palazzo Spada per avere invaso la sfera legislativa. Ma se il centrodestra pensa davvero questo, oltre alle parole, ha la possibilità di opporsi in maniera concreta contro le pronunce del massimo organo di giustizia amministrativa: quella cioè di impugnarle davanti alla Corte Costituzionale. Fratelli d’Italia lo aveva fatto quando era all’opposizione, ma il suo ricorso era stato dichiarato inammissibile. Ora invece che è al governo, ci sarebbero le condizioni per riprovarci in piena legittimità. Viene dunque da chiedersi perché, oltre ai comunicati stampa contro le sentenze dei giudici, non si agisca coi fatti.

Le condanne a parole del centrodestra

Com’è noto, martedì scorso il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la proroga di un anno sulle concessioni balneari voluta dal governo Meloni, sollecitando i Comuni a «dare immediatamente corso alla procedura di gara per assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale». Non si tratta della prima pronuncia di Palazzo Spada in questo senso: sui rinnovi automatici delle concessioni balneari, i giudici amministrativi continuano infatti a riferirsi alle “sentenze gemelle” emesse dall’adunanza plenaria a novembre 2021, che hanno bocciato la proroga al 2033 e imposto le gare entro il 31 dicembre 2023. Ma il clima da campagna elettorale di questi giorni ha contribuito a dare un grande risalto mediatico alla sentenza.

Nelle svariate dichiarazioni diramate alla stampa, diversi esponenti di centrodestra si sono scagliati contro i giudici, accusati di avere invaso il potere legislativo che è una competenza del parlamento. «Il parlamento esautorato, il governo ricattato dai tribunali amministrativi», ha dichiarato per esempio il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli. «Se qualche magistrato vuole fare politica, o ha nostalgia del comando, esca da Palazzo Spada». Così invece il senatore della Lega Gian Marco Centinaio: «Il Consiglio di Stato ha qualche problema con le misure, sia delle coste italiane che delle proprie competenze. Esiste una legge dello Stato che proroga al 31 dicembre 2024 le concessioni balneari e, dato che il potere legislativo spetta al parlamento, la magistratura deve far rispettare quella legge, non boicottarla». Ancora più accese le parole del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Il Consiglio di Stato ha bisogno di consigli sul suo stato. Che appare, diciamo, criticabile. Dovrebbero sapere, al Consiglio di Stato, che è stata fatta una mappatura delle coste italiane e risulta che quella delle spiagge non è una risorsa scarsa. È un dato certo, verificato dal governo, documentato con dati inoppugnabili. Spiace davvero che il Consiglio di Stato dia consigli sbagliati allo Stato e prescinda dalla realtà. Se il Consiglio di Stato decidesse che oggi è venerdì, tuttavia oggi resterebbe sempre martedì. Diamo un consiglio al Consiglio di Stato. Legga documenti e certificazioni e dia consigli migliori allo stesso Stato che dovrebbe corroborare, non ostacolare».

Cosa può fare il governo per opporsi davvero

Dagli esponenti del governo non è invece arrivata nessuna dichiarazione contro i giudici di Palazzo Spada. Le uniche parole a commento della sentenza sono state pronunciate dal vicepremier Antonio Tajani, che però ha detto che «non voglio commentare le decisioni del Consiglio di Stato, lo hanno già fatto molti parlamentari italiani». Ma dato che le forze di centrodestra sono quelle che sostengono l’esecutivo di Giorgia Meloni, c’è un modo con cui Palazzo Chigi può dimostrare di opporsi concretamente alle pronunce dei giudici amministrativi contro le proroghe delle concessioni balneari, ovvero quella di ricorrere in Corte Costituzionale.

Il Consiglio di Stato costituisce l’ultimo grado di giudizio nella giustizia amministrativa, e contro le sue sentenze si può fare ricorso in Consulta solo «per motivi inerenti alla giurisdizione», come stabilisce l’articolo 111 della Costituzione. Ciò significa che si può ricorrere solo quando si ritiene che il Consiglio di Stato sia intervenuto in ambiti al di fuori della sua competenza, oppure quando invade il campo di chi dovrebbe fare le leggi, ovvero il parlamento o il governo. Con queste ragioni, il Sindacato Italiano Balneari di Confcommercio aveva presentato ricorso contro le sentenze gemelle dell’adunanza plenaria, denunciandone l’eccesso di giurisdizione, e a novembre 2023 la Consulta ha dato ragione al Sib, annullando la pronuncia di Palazzo Spada.

Anche Fratelli d’Italia aveva presentato ricorso in Corte Costituzionale contro le due sentenze gemelle del Consiglio di Stato, ma a maggio 2022 la Consulta lo ha dichiarato inammissibile «per difetto di legittimazione dei ricorrenti a far valere prerogative non loro, ma della Camera di appartenenza». In sostanza Fratelli d’Italia, in quanto partito politico, non aveva nessun titolo a impugnare le sentenze, mentre avrebbero potuto farlo il parlamento o il governo. Ora invece che il centrodestra governa Palazzo Chigi e le aule parlamentari, ci sarebbero tutte le condizioni per fare ricorso contro la sentenza di martedì scorso del Consiglio di Stato. Si tratterebbe di un gesto concreto, oltre che simbolico, di vero supporto alla categoria dei balneari. Altrimenti, le parole pronunciate contro i giudici continueranno a suonare solo come becera propaganda politica. Nel frattempo le gare delle concessioni balneari stanno già avvenendo, a dispetto delle promesse sentite in campagna elettorale.

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