Le scogliere difendono (forse) la costa, ma non i bagnanti

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Durante le mareggiate, anche non molto intense, i varchi fra le scogliere parallele sono percorsi da forti correnti, responsabili di un gran numero di annegamenti anche in Italia (foto scattata a Montesilvano Marina, Abruzzo).

In un precedente articolo di “Granelli di sabbia” abbiamo visto quanto pericolose siano le rip currents, ossia le correnti di ritorno che si possono sviluppare sulle spiagge naturali. Ma flussi d’acqua concentrati e diretti verso il mare aperto vengono innescati anche da quelle strutture, chiamate di difesa costiera, ma che certamente non difendono i bagnanti… e talvolta neppure le spiagge!

Sappiamo che le opere di difesa più frequenti in Italia sono i pennelli e le scogliere parallele, emerse o sommerse: ebbene, sono proprio queste le strutture più pericolose. La corrente litoranea, quella che trasporta la sabbia, spinge l’acqua verso i pennelli posti perpendicolarmente alla riva, dove si determina un accumulo che innesca una corrente diretta verso il largo. Più distanziati e più lunghi sono i pennelli, più forte sarà la corrente in uscita. È quindi opportuno nuotare a una certa distanza da queste scogliere, anche perché vi possono essere massi dispersi sui fondali o perché i frangenti possono scaraventarci sugli scogli.

Anzi, in prossimità di tali opere dovrebbero essere posti dei cartelli che indicano ai bagnanti il pericolo presente. In genere vengono messi solo quelli che ricordano il divieto (e talvolta il pericolo) di salirci sopra, ma il rischio che corriamo è molto maggiore se ci stiamo sotto!

Cartello che indica il pericolo indotto dal pennello e avverte che è vietato nuotare entro i 25 metri di distanza.

Ancora più pericolose sono le scogliere parallele, dato che l’acqua che si accumula dietro a esse, sia per tracimazione sia per infiltrazione, fuoriesce prevalentemente dai varchi, dove si formano correnti estremamente veloci. Se un bagnante ne viene catturato e trasportato fuori dalle scogliere, non gli sarà certo possibile tornare a riva passando dai varchi, ma altre vie non ve ne sono, a meno di non venire scaraventati contro la scogliera stessa.

Recentemente sulla costa toscana, in una zona difesa da scogliere parallele emerse, un adulto è annegato perché trascinato via dalla corrente, sebbene si trovasse in un metro d’acqua. All’uscita di quei varchi vi sono delle buche, profonde anche più di 10 metri, che danno un’idea della velocità che può avere l’acqua durante le mareggiate maggiori.

Litorale a sud del porto di Marina di Carrara con modello digitale dei fondali (rilievo ed elaborazione Geocoste snc). Sono evidenti le buche scavate dalla corrente in uscita dai varchi durante le mareggiate.

In Israele, dove sono in corso ricerche approfondite su questo tema, risulta che i casi di annegamento sono assai più frequenti proprio dove vi sono le scogliere parallele, in quanto in molti vi vanno durante le mareggiate proprio perché si sentono erroneamente più protetti. Non a caso vi si trovano intere famiglie che portano i bambini a fare il bagno in un punto considerato “sicuro”! Il gradimento che ottiene questo tipo di difesa costiera da parte degli utilizzatori della spiaggia, messo in evidenza anche da interviste fatte nell’ambito di progetti europei, è dovuto proprio anche all’illusorio senso di sicurezza che queste barriere forniscono.

Anche in Italia la Società nazionale di salvamento, con l’archivio degli incidenti che tiene costantemente aggiornato, ha rilevato quanto pericolose siano queste opere. Sarebbe dunque opportuno porre in questi varchi delle sagole con galleggianti, in modo che lo sprovveduto bagnante che si è avventurato in mare in condizioni di pericolo possa aggrapparsi e aspettare i soccorsi.

Per impedire che i bagnanti vegano trascinati attraverso i varchi presenti fra i geocontenitori che formano la barriera emersa, oppure spinti lungo riva fuori dalla zona protetta e quindi verso il largo, viene posto un tubo galleggiante ancorato, al quale i malcapitati possono afferrarsi (Messico).

Non molto diversa è la situazione indotta da scogliere sommerse in cui siano presenti varchi più o meno profondi, come dimostrato da rilievi fatti nel Golfo di Follonica dopo l’abbassamento delle vecchie barriere parallele: dove la cresta della scogliera soffolta era più bassa si evidenziava una profonda buca all’esterno dell’opera, frutto dell’erosione dovuta al flusso di acqua in uscita, ma anche un solco meno profondo all’interno della scogliera, e quindi nella zona di balneazione, e dovuto all’acqua che si concentrava in direzione del varco.

Modello digitale del fondale di un tratto della scogliera sommersa del Golfo di Follonica, in cui si vede che in corrispondenza di una soglia ribassata si forma una buca all’esterno e un solco verso riva.

Anche in questo caso il pericolo andrebbe segnalato con appositi cartelli installati all’ingresso della spiaggia, mentre nei varchi dovrebbero essere tese delle sagole con galleggiati.

Ma vi è una cosa che sorprende: per anni le scelte progettuali per opere di difesa costiera hanno avuto come parametri di valutazione il costo, l‘efficienza, talvolta gli aspetti paesaggistici e raramente quelli ambientali, ma la vita di chi quelle spiagge le andava a utilizzare non contava assolutamente niente. Il Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero, in collaborazione con la Società nazionale di salvamento, sta lavorando intensamente per fare cambiare l’ordine d’importanza di quei parametri. Difendiamo le persone dalle difese costiere!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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