Attualità

Proroga di un anno a concessioni balneari, il piano di Meloni

Un emendamento al decreto milleproroghe vuole spostare al 2025 il termine entro cui effettuare le gare. Delega in arrivo al ministro Musumeci per portare avanti la riforma.

A Palazzo Chigi è tutto pronto per portare avanti il riordino delle concessioni balneari, ma prendendosi un anno in più rispetto ai tempi imposti da Mario Draghi. Dopo avere affrontato altre priorità nei suoi primi due mesi di governo, la premier Giorgia Meloni ha tutta l’intenzione di concentrarsi sulla difficile partita delle spiagge, ma per farlo ritiene necessario allungare le scadenze previste dalla legge sulla concorrenza approvata dal governo precedente, che ha imposto le gare delle concessioni entro il 31 dicembre 2024. La leader di Fratelli d’Italia avrebbe perciò dato mandato ai parlamentari di maggioranza di redigere un emendamento al decreto milleproroghe – che Mondo Balneare pubblica in anteprima – per spostare al 31 dicembre 2025 il termine entro cui effettuare le gare, in modo da poter ponderare meglio sul da farsi.

L’emendamento è di paternità incerta e non è stato ancora depositato, dato che l’esame del decreto milleproroghe inizierà domani pomeriggio alle commissioni I^ e V^ del Senato. Per il momento, dunque, si tratta solo di una proposta che deve ancora essere approvata dal parlamento, ma l’incognita non è tanto sul voto – per il quale le forze di maggioranza avrebbero numeri a sufficienza – bensì per il possibile contrasto con la sentenza del Consiglio di Stato che a novembre 2021 ha annullato la precedente proroga al 2033 e imposto le gare entro la fine del 2023. Già Draghi, recependo tale pronuncia nella legge sulla concorrenza, aveva previsto la possibilità di dilatare i tempi fino alla fine del 2024, e ora Meloni punta ad allungare ulteriormente la validità delle concessioni al 31 dicembre 2025. Ma d’altronde, con le elezioni anticipate e il cambio di esecutivo che si sono messi di mezzo, il nuovo governo non ha avuto i tempi tecnici per completare il primo step previsto dalla riforma, ovvero la mappatura del demanio marittimo che il precedente esecutivo ha imposto di realizzare con un nuovo sistema informatico chiamato “Siconbep”, ancora tutto da progettare. Proprio su tale necessità si basano le motivazioni principali dell’emendamento, presentato – si legge nel documento – affinché «i decreti delegati di cui all’art. 4 della c.d. “legge sulla concorrenza” non vengano adottati “sotto la minaccia” di dover provvedere al riordino della disciplina a motivo della contemporanea cessazione di centinaia di titoli concessori. In altre parole, occorre un tempo congruo. Ciò anche per consentire al governo di assolvere con raziocinio e analiticità all’esercizio della delega volta a costituire – in via necessariamente propedeutica – un sistema informativo di rilevazione delle concessioni di beni pubblici, comprese le aree demaniali libere affidabili in concessione, perché si misuri, dandone evidenza, il grado di disponibilità della risorsa naturale».

Oltre alla necessità di completare la mappatura, c’è poi il nodo delle migliaia di piccole imprese private che insistono sulle attuali concessioni, e che rischiano un’ingiusta scomparsa: si tratta di un intero settore economico peculiare dell’economia turistica italiana, quello degli stabilimenti balneari che gli esponenti di Fratelli d’Italia, quando erano all’opposizione, hanno sempre promesso di salvare dalle gare, con interventi molto schierati come quello di febbraio 2021 pronunciato dalla stessa Meloni alla Camera. Di tutto ciò i parlamentari di centrodestra sembrano ancora molto consapevoli, tanto che, proseguono le motivazioni dell’emendamento, «il posticipo del termine finale serve a permettere alle parti concedenti coinvolte di non vedere, di qui a breve, contestualmente sciolti tutti i rapporti concessori di propria pertinenza, da cui un realistico ritardo nella selezione dei soggetti subentranti e un non peregrino incremento del contenzioso amministrativo. L’effetto sarebbe presto provocato, con il conseguente perturbamento per l’accoglienza turistica locale. D’altra parte, come si può evincere dallo stesso tessuto normativo della legge oggetto di modifica, le operazioni funzionali alla indizione delle procedure di gara esigono di essere avviate con adeguato anticipo. Sicché, risulta quanto mai ragionevole proporre l’allungamento di un anno del periodo transitorio di regolamentazione del quadro».

In sostanza l’anno di proroga, oltre a essere necessario per completare la mappatura e attestare la quantità di spiaggia libera e concedibile prima di mettere a gara le concessioni esistenti, potrebbe servire al governo per capire come mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, con le promesse fatte agli attuali concessionari di garantire la continuità delle loro aziende e l’esclusione totale dalle gare. Tali impegni sarebbero realizzabili solo negoziando con l’Europa uno speciale trattamento giuridico per gli stabilimenti balneari, dal momento che la direttiva Bolkestein e il Trattato di Lisbona impongono le gare pubbliche, ed è soprattutto per questo che il governo Meloni intende spostare la scadenza di un anno e avere così il tempo di intavolare un negoziato con Bruxelles. Il compito potrebbe essere assegnato al ministro del mare Nello Musumeci già al prossimo consiglio dei ministri, in programma questa settimana; e se la proroga di un anno dovesse essere approvata, è probabile che il decreto attuativo della legge sulla concorrenza, previsto per la fine di febbraio, slitti ancora di qualche mese.

In campo resterebbe però un problema. Anche se la proroga di un anno dovesse andare in porto, la scadenza delle concessioni a fine anno incombe comunque a causa della sentenza del Consiglio di Stato, che ha imposto le gare entro il 31 dicembre 2023 e proibito qualsiasi ulteriore forma di proroga automatica. Le motivazioni contenute nell’emendamento al milleproroghe pongono la norma più come una “proroga tecnica” e pertanto ammissibile, anche alla luce del cambio di governo che ha fatto allungare i tempi; tuttavia l’esecutivo dovrebbe comunque procedere con la massima celerità, al fine di evitare l’effetto di possibili ricorsi. Nel frattempo, un’altra speranza per gli attuali balneari è rappresentata dall’imminente pronuncia della Corte di giustizia europea, alla quale il Tar di Lecce ha sottoposto nove puntuali quesiti che mettono in dubbio la validità stessa della direttiva Bolkestein, le argomentazioni con il Consiglio di Stato ha cancellato la proroga al 2033 e la compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento dei beni alla scadenza del titolo. Ancora non è stata fissata la data della pronuncia della Corte Ue, ma anche per questo, l’obiettivo per chi cerca di evitare le gare è prendere altro tempo nell’attesa. Sperando che il piano non fallisca, altrimenti si sarà trattato solo di altri mesi di agonia.

Il testo dell’emendamento

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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