Assobalneari-Confindustria

Perché il governo deve chiedere all’Ue la sospensione della Bolkestein sulle concessioni balneari

Occorre un'armonizzazione della normativa degli Stati membri in materia di demanio marittimo, per la tutela di un settore strategico dell'economia nazionale in cui l'Europa non ha competenza diretta

La sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 9 novembre 2021, per le sue rilevanti implicazioni economiche e sociali sul nostro tessuto produttivo turistico-balneare, impone alcune considerazioni. La sua incidenza determina infatti gravi sperequazioni nella normativa di settore delle concessioni demaniali turistico-ricreative italiane, in particolare se raffrontata con quella di altri Stati membri dell’Unione europea tra cui Spagna e Portogallo, nostri diretti concorrenti nel campo del turismo internazionale. Com’è noto questi Stati membri, prevedendo nel settore delle concessioni demaniali turistico-ricreative un quadro normativo protezionistico con procedure di rinnovo automatico per periodi temporali molto estesi, di fatto erigono delle vere e proprie barriere all’ingresso di altre imprese, nazionali e di altri Stati dell’Unione europea, con ciò vanificando le finalità della direttiva 2006/123/CE “Bolkestein” che si vorrebbe impropriamente applicare al nostro settore, e che deve essere considerata una direttiva di liberalizzazione, nel senso che è tesa a eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento e di servizio, garantendo l’implementazione del mercato interno e del principio concorrenziale a esso sotteso. Direttiva per la quale la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, ma non degli altri Stati dell’Unione che non le hanno dato attuazione.

Peraltro, se è vero che la direttiva Bolkestein, che secondo un’interpretazione non condivisibile si ritiene applicabile alle concessioni demaniali di beni marittimi, lacuali e fluviali, deve essere considerata una direttiva di liberalizzazione, il quadro normativo degli Stati membri dovrebbe subire una preventiva armonizzazione al fine di evitare gravi squilibri competitivi tra le economie turistiche degli stessi. Nel settore delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, le notevoli differenze esistenti fra le legislazioni degli Stati membri (in particolare quelli più direttamente interessati ossia – oltre all’Italia – Spagna, Portogallo, Grecia e Croazia) richiederebbero una preventiva armonizzazione delle normative nazionali applicabili in tale settore (sul punto ricordiamo la sentenza del Tribunal constitucional spagnolo n. 223/2015 che, proprio su queste basi, ha escluso che la direttiva stessa si applichi al caso di concessione demaniale, ritenendo appunto che la concessione «si configura come titolo di occupazione di demanio pubblico, non come misura di intervento secondo le leggi di settore che ricadono sull’attività […]. Sarà quindi questa normativa di settore a disciplinare le attività di impresa di cui la concessione pubblica risulta essere solo il supporto fisico».
Presupponendo tale preventiva armonizzazione, la direttiva 2006/123/CE avrebbe dovuto essere fondata, oltre che sugli articoli del Trattato relativi alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei servizi (artt. 53 e 63 TFUE), anche su un’altra base giuridica, vale a dire sull’art. 115 TFUE, che prevede il ricorso all’unanimità per l’adozione di atti normativi aventi come obiettivo l’armonizzazione delle legislazioni nazionali (mentre la direttiva 2006/123/CE è stata approvata a maggioranza). Ma vi è di più: la direttiva 2006/123/CE, se applicata alle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, al fine di evitare ingiustificate violazioni della concorrenza dovrebbe comportare necessariamente un’armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri in materia di turismo, ponendosi così anche in contrasto con quanto oggi prevede l’art. 195 TFUE, secondo il quale, in materia di turismo, l’Unione europea si limita soltanto a una politica di accompagnamento, con esclusione di «qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri».

Per questi motivi, e in primo luogo per evitare ingiustificate restrizioni alla concorrenza e disparità di trattamento per le imprese turistiche italiane nei confronti di quelle degli Stati membri nostri diretti competitori, riteniamo indispensabile che il governo italiano, al fine di difendere un settore strategico dell’economia nazionale, richieda alla Commissione europea, melius re perpensa, un congruo periodo di moratoria degli effetti della direttiva Bolkestein, volto non solo e in primo luogo a ottenere una preventiva armonizzazione del quadro normativo di settore negli Stati membri, ma anche a ridefinire il perimetro di applicazione della direttiva stessa al settore delle concessioni demaniali turistico-ricreative. Questa moratoria avrebbe l’effetto di vanificare non solo le estemporanee iniziative di quei funzionari comunali che omettono di dare attuazione alle disposizioni della legge 145/2018 che ha esteso le concessioni balneari al 2033, ma anche di eliminare la possibile configurazione del reato di cui all’art. 1161 del Codice della navigazione che punisce colui il quale arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo. È infatti sulla base della fattispecie di cui all’art. 1161 Cod. Nav. che procure della Repubblica come quella di Genova hanno sequestrato intere aree del demanio marittimo su cui insistono non solo stabilimenti balneari, ma anche le civili abitazioni dei concessionari. In questi casi il sequestro penale trova il suo fondamento sulla considerazione che il titolo concessorio sarebbe illegittimo per contrasto con la superiore normativa dell’Unione europea (la direttiva Bolkestein) e quindi, tamquam non esset, con la pratica conseguenza che il titolare della concessione viene a trovarsi nella posizione di abusivo occupante di uno spazio del demanio marittimo.

Se poi le notizie riportate dal quotidiano Il Foglio lo scorso 19 novembre fossero confermate, il quadro complessivo sarebbe oltremodo preoccupante. Riferisce infatti il giornale che il presidente del consiglio Mario Draghi starebbe pensando di «inserire la riforma delle concessioni balneari in legge di bilancio», nonché di «riunioni a Palazzo Chigi» e di «contatti tra Giavazzi e Patroni Griffi» (cioè tra il “senior advisor” di Palazzo Chigi, da sempre amico di cui il premier si fida ciecamente, e il presidente del Consiglio di Stato) al fine di «indire le gare con una norma da varare in parlamento in tempi rapidi». Quale sia il pensiero del presidente del Consiglio di Stato sul futuro dei litorali italiani è noto ed esplicitato nella citata sentenza dell’adunanza plenaria a pagina 16, ove si precisa, in contrasto con la stessa sentenza “Promoimpresa” della Corte di giustizia europea, che «non si può sminuire l’importanza e la potenzialità economica del patrimonio costiero nazionale attraverso un artificioso frazionamento del medesimo, nel tentativo di valutare l’interesse transfrontaliero rispetto alle singole aree demaniali date in concessione», tanto più che «l’attrattiva economica è aumentata dall’ampia possibilità di ricorrere alla sub- concessione». Questa tesi, se calata nel progetto di riforma delle concessioni balneari, spianerebbe la strada ad acquisizioni in blocco di vasti settori del nostro demanio marittimo da parte del grande capitale finanziario, che diventerebbe il dominus delle coste italiane, da amministrare a piacimento attraverso l’art. 45 bis del Codice della navigazione, istituto giuridico che consente l’affitto di tutto o parte delle aziende balneari possedute in concessione.

Per tali motivi, oltre che pretendere dalla Commissione europea una sospensione dell’efficacia della direttiva Bolkestein nel settore delle concessioni demaniali per uso turistico-ricreativo, il governo e le forze politiche debbono celermente delineare un progetto di riforma del settore che contenga quelle misure idonee a salvaguardare il patrimonio socio-economico rappresentato dalle migliaia di piccole e micro imprese balneari italiane, prevedendo al contempo quei criteri di gara a tutela del concessionario che la stessa sentenza del Consiglio di Stato ritiene ammissibili: recita infatti la pronuncia a pagina 49 che «nell’ambito della valutazione della capacità tecnica e professionale potranno, tuttavia, essere individuati criteri che, nel rispetto della par condicio, consentano anche di valorizzare l’esperienza professionale e il know-how acquisito da chi ha già svolto attività di gestione di beni analoghi e, quindi, anche del concessionario uscente», escludendo al tempo stesso qualsiasi possibilità di rialzi d’asta sull’ammontare dei canoni, la cui entità deve essere previamente determinata dallo Stato. La riforma della materia con la previsione di criteri volti a disciplinare i bandi di gara in modo uniforme sul territorio nazionale riveste i caratteri dell’urgenza, poiché la stessa sentenza del Consiglio di Stato fornisce alle amministrazioni competenti l’indicazione di procedere con le gare anche in assenza dell’intervento di riordino del legislatore (pag. 26).

Ancora, va fatta un’ultima riflessione sulla sentenza del Consiglio di Stato. Tra le tante considerazioni metagiuridiche e di politica legislativa di cui è intrisa, la più sorprendente è quella relativa all’istituto della proroga delle concessioni: da un lato si afferma l’illegittimità della proroga concessa dal legislatore al 2033, che deve essere disapplicata non solo da giudice bensì da tutti gli organi dell’amministrazione, e dall’altro si concede per via giudiziaria ai titolari delle concessioni demaniali turistico-ricreative una proroga al 31 dicembre 2023.

Per tutto quanto sopra considerato, Assobalneari Italia, aderente a Federturismo Confindustria, chiede con fermezza alle forze politiche e al governo di intraprendere una rapida azione nei confronti della Commissione europea finalizzata a ottenere la sospensione dell’applicazione nel campo delle concessioni demaniali turistico-ricreative della direttiva Bolkestein per il nostro paese, chiarendo le sue implicazioni nel settore turistico (nel quale, ricordiamo, l’Unione europea non ha una competenza diretta, bensì di semplice accompagnamento), l’applicabilità della stessa alle concessioni di beni e, in ogni caso, fino a che non vi sia una reale armonizzazione del quadro normativo del settore in tutti gli Stati membri.

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Fabrizio Licordari

Presidente di Assobalneari Italia - Federturismo Confindustria
  1. Ottimo!!! Speriamo che qualcuno a cui importa del tessuto sociale lo legga!
    A distruggere ci vuole poco, a ricostruire ci vogliono anni..

  2. FINALMENTE, complimenti al presidente Licordari. È proprio questa la questione “centrale”, direi PARADOSSALE, per la quale, chissà perché in Italia, non è stata messa in evidenza, ancor peggio non è stata presa in considerazione dai TAR, dal CDS e dai MEDIA GENERALISTI. Come si fa a non pensare al COMPLOTTO, ormai diventato un SISTEMA dei grandi della terra (Invito a vedere l’intervista di GILETTI “non è l’arena” a KENNEDY sul problema COVID, dove, a mio modesto avviso, vi è una perfetta analogia su questioni economiche di enorme portata).

    • non dimentichiamoci che patroni griffi è indagato e a fine mandato. Ma scherziamo, e noi dovremmo (SE CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTO CON GIAVAZZI) dare ascolto a personaggi simili che dovrebbero essere indipendenti dalla politica e invece ne sono il bracco armato. COMUNQUE PRIMA DI ACCUSARE BISOGNA ESSERNE CERTI AL 100X100 PERCHE OGNUNO HA DIRITTO DI DIFESA MA SE CONFERMATO SAREBBE UNA VERA E PROPRIA SCHIFEZZA E IL CHE DIMOSTREREBBE LE PERPLESSITA CIRCA UNA SENTENZA PILOTATA. NON SCORDIAMOCI CHE GIAVAZZI ERA LA MANINA CHE AVEVA PROVATO AD INSERIRE LE SPIAGGE NEL DDL CONCORRENZA A SETTEMBRE E PER CASO NON E IL GALOPPINO DI DRAGHI? SPERO SOLO CHE TROVINO UNA GIUSTIFICAZIONE PLAUSIBILE A TALI ACCUSE.

    • renzo se hai un email scrivila qui che t invio un video dove si dimostra un complotto contro i balneari e il turismo intero.quello che dice qui licordari e una minima parte. il tutto e suppprtato da prove.vedrai come t incazzi.

  3. Licordari di federturismo confindustria? Lo dica al presidente di confindustria Carlo Bonomi, che recentemente ha attaccato i balneari. Glielo dica, perché la delegazione confindustria è presente a Bruxelles dal 1958 e sul turismo pesa quanto il re di denari.

  4. A me pare che il signore viva su Marte. Invece di pensare ad una soluzione equa per tutti si continua a volere proroghe infinite. D’altra parte se non omologhiamo prima le norme a livello mondiale…….

  5. Prendere a riferimento i nostri colleghi competitor “Spagna, Portogallo, Croazia” a mio modesto avviso è un’ iniziativa persa in partenza, sono Stati che a seguito della Direttiva “Bolkestein” hanno “legiferato in materia” in questi anni ed in maniera spesso lontana dai “desiderata” della categoria balneare italiana. Loro hanno legiferato, noi di contro abbiamo attuato un immobilismo legislativo italiano tutto puntato, prima a disconoscere la direttiva e poi, a dilazionare la scadenza dei titoli. Non pochi giorni fa illustri esponenti politici prevedevano l’affronto del problema in lustri a venire, lustri che si sono tragicamente accorciati in due anni. Di fatto andare in Europa per chiedere la sospensione della direttiva, perché non abbiamo fatto i nostri “compiti” a chi c’è la imposto dal 2006 è letteralmente un buco nell’acqua. Il vero problema è come affrontare questa epocale transizione per questo settore in maniera “attenta”, che tenga di conto i principi del diritto e sappia al contempo “bilanciare” l’interesse della categoria ed contemporaneamente ottenere il più proficuo utilizzo del demanio marittimo per l’Ente gestore.
    Esistono lidi, dove le strutture balneari di “facile rimozione”, imprimono una connotazione a tali luoghi talmente particolare e specifica da essere definita come “urbanistica balneare” (vedi ad esempio la versilia, le coste romagnole ecc..).
    Per norma oggi, tali stabilimenti se di “facile rimozione”, fatte le dovute “eccezioni” e “spigolature”, andrebbero rimossi entro il 31/12/2023. Non entrando nel merito se tali impianti urbanistici siano meritevoli di essere totalmente tutelati, o solo in parte , o azzerati del tutto, va da se che tale compito spetta a chi ha il “potere urbanistico” di legiferare in tale territorio. Accertato poi che il potere urbanistico abbia definito i limiti del nuovo assetto demaniale marittimo locale occorre analizzare e definire come “nel diritto” oggi vigente, sia o meno possibile eventualmente tutelare tale patrimonio immobiliare che insiste nel demanio marittimo per la prosecuzione del servizio turistico e la contestuale riassegnazione di tali manufatti nel circuito turistico ricettivo dopo il 31/12/2023. (….. ammesso ma non concesso che il concessionario uscente sia disponibile a mettere a gara la propria struttura, in quanto ha tutto il diritto, in barba al riconoscimento urbanistico, di rimuoverla entro il 31/12/2023 oppure cosa più ovvia e normale… resistere in giudizio e “dissanguare” l’Ente gestore dai molteplici ricorsi in giudizio della categoria). Gli avvocati avranno molto pane per i loro denti.

  6. Bla bla bla bla continuano sempre a parlare….. ma se si è creata questa situazione è colpa loro……. è dal 2009 che L ‘Europa ci chiede di adeguarsi e l’Italia ha continuato a fare proroghe non approvando una riforma delsettore che, ove era possibile, tutelasse anche i concessionari

  7. Bravo Un’analisi attenta e circostanziata sull’argomento. Condivido l’invito di Alfredo. Il problema é che Draghi e l’Europa non sono due entità distinte, ma sono la stessa cosa.

  8. Licordari Ne dovrebbe parlare con Bonomi prima e magari coi giornalisti de Il Sole 24ore… mi sembra che in Confindustria ci sia un po’ di confusione. Ragazzi, la verità è una: salvare le posizioni di tutti non si può. E forse non sarebbe nemmeno giusto. Ovvio che un sindacato non può dirlo, ma Arroccarci su posizioni conservative, difendendo posizioni assurde, ci fa male a tutti. Perché poi va bene fare squadra, ma è giusto difendere quelli che hanno ereditato dai bisnonni la concessione e magari hanno ancora gli ombrelloni dei bisnonni? Quanti di noi hanno investito centinaia di migliaia di euro e magari il vicino ha ancora le cabine del 1985? Solo da me succedono queste cose? Io devo ancora rientrare di 300.000€, quindi sono l’ultimo che vuol fare polemica, però ci sono volte che mi sento ‘tradito’ dai miei rappresentanti oltre che dai politici, perché penso che troppo spesso sindacati e politica abbiano, volutamente rinviato il problema… “tanto in Italia funziona così… poi ci metteremo una pezza… “
    Oggi la pezza è tutelare TUTTI I BALNEARI VIRTUOSI che possano dimostrare di AVER VALORIZZATO E CONTINUARE A VALORIZZARE quel pezzo di sabbia in concessione. Non possiamo più difendere chi su quel pezzo di sabbia ci ha lucrato e basta e fa fare una figura di merda a tutti noi.
    Perché di virtuosi c’è ne sono tanti, ma anche di zavorre che ci hanno portato a INCAGLIARCI (e continuiamo nonostante tutto…) su posizioni INDIFENDIBILI.
    Ci sono colleghi che negli ultimi 5 anni hanno investito milioni e altri che sono 20 anni che recuperano i bulloni. Purtroppo la verità è questa, ed è per questo che stiamo sulle palle a tutti.

    • Hai perfettamente ragione in Italia si è preferito non risolvere il problema nella speranza che passando il tempo non si facesse nulla non capendo che il mondo Sta cambiando…… ora che i nodi sono venuti al pettine sono tutti a fare proclami affermando che ci sarà la distruzione del settore balneare con migliaia di disoccupati e con l’entrata nel settore balneare delle società estere al posto dei balneari che con l’aste non hanno la forza economica di vincerle….

    • Tommy,ti auguro di cuore,per quello che e’ possibile, di essere tutelato.Se non altro per la tua onesta’ intellettuale.Vedere che ci sono concessionari che da un secolo gestiscono lo stesso lido,tramandato da generazioni, sono sicuramente pensionati da oltre un decennio e dicono di chiedere diritti per i figli e per i nipotini e’ una cosa che non si puo’ sentire e nuoce gravamente chi invece ha bisogno di essere sostenuto.Auguri Tommy.

    • Grazie Tommy per il tuo messaggio che condivido pienamente e sono altrettanto convinto che i tanti Licordari o Capacchione che hanno portato avanti posizioni di protezione della sola categoria anche se in contrasto con l’interesse dei proprietari della spiaggia, cioè la collettività, dovrebbe andare via e lasciare il posto a persone come te capaci di mediare i vostri interessi distinguendo tra tutti e quelli della comunità che legittimamente non ha una buona opinione della categoria proprio per le ragioni che bene hai descritto.

  9. Quanto siamo bravi a ELUDERE LE QUESTIONI, facendo soltanto “pettegolezzi”. Licordari, con questo articolo, ha posto in evidenza una questione fondamentale, quella che ha partorito questo gran casino, LA DIRETTIVA BOLCKSTEIN’ la quale, contrariamente a quanto i più pensano, crea grave discriminazione e concorrenza sleale tra Stati membri, oltre che enormi differenze di trattamento tra gli operatori del settore. Questo doveva essere l’argomento da trattare, ma, forse qualcuno preferisce “dribblare”!

  10. Sta scoppiando una bomba sociale con una distorta rappresentazione della realtà da parte di molti media , quando si riempiranno le piazze se ne renderanno conto, questa situazione è insostenibile, non tutelare le piccole imprese equivale a stravolgere i principi costituzionali del nostro ordinamento. Non rendersi conto della gravità di tale decisone è da stato del terzo mondo. Nessun principio di diritto può avere una valenza tale da soffocare la dignità e il lavoro della gente . Nessun paese ha sulle coste il nostro tessuto imprenditoriale, nessun paese può essere assimilato all’Italia nella gestione della materia, una mostruosità vergognosa.

  11. Articolo ridicolo , la normativa che va ad applicarsi e la bolkestein. Quindi chi fa una offerta maggiore si becca il bene per 6 anni. Tale normativa non prevede disparità tra i partecipanti. Mettetevi l anima in pace!

  12. Signori, capite che è dal 9 novembre che non dormo? e non dormo non solo perchè ho paura di quello che succederà a me e alla mia famiglia (ho un bimbo di 2 anni e mezzo), anche se ho ancora l’ottimismo di pensare di vivere in un paese moderno, democratico e civile che saprà trovare una soluzione per quelli nelle mie stesse condizioni (che hanno acquistato dichiarando TUTTO, pagando le imposte -13.000€ solo per l’acquisto, investendo ancora in ammodernamento, art. 24, cambio attrezzature, strutture nuove, facendo un mutuo ipotecandomi tutto) – ma anche perchè ho paura di come sarà condotta la TRATTATIVA tra le parti…
    Giustamente o ingiustamente i balneari ricevono critiche, perchè il luogo comune è quello che siamo una casta, dei privilegiati… ma vi assicuro che non è per tutti così. Ci saranno le caste, ci saranno i privilegiati, ma la maggioranza non ne fa parte e hanno problemi reali e quotidiani come qualsiasi altro essere umano.
    E’ vero, il canone demaniale spesso è basso, a volte bassissimo rispetto al fatturato. Vi faccio il mio esempio, invece: ho una spiaggia che in periodo COVID ha piazzato 30 ombrelloni. Per una serie di ragioni morfologiche, la mia concessione è in un tratto di costa molto aperto, che mi consente di lavorare giusto da Maggio a Settembre. Vorrei fare elioterapia, sia per una questione economica che per una questione personale, ma NON POSSO perchè le mareggiate mi distruggerebbero tutto. Per i mesi di apertura pago quindi 600€ al mese, a quali vanno aggiunti tutti i costi di montaggio e smontaggio (30 giorni + 30 giorni) e tutti i costi di immagazzinamento, più i costi dell’ammortamento dei mezzi per il trasporto e i loro relativi costi di gestione (1 camion, 1 piccolo motocarro). E’ ovvio che sono il primo ad essere incazzato quando spiagge che hanno 10/15 volte i miei ombrelloni pagano solo il doppio di me!
    E’ ovvio che sono il primo ad essere incazzato quando con il 45bis vengono dati in gestione locali (nemmeno troppo attrezzati) a 30.000€ a stagione da concessionari che pagano 7000 € l’anno di concessione demaniale!
    MA NON SIAMO TUTTI COSI’!!!
    Io il chiosco me lo gestisco direttamente, perchè sono ricavi senza i quali non potrei sopravvivere. Lo gestisco con mia moglie, che dalle 7 alle 15.30 sta al bar con me, poi va in postazione salvataggio fino alla chiusura!!
    Signori: non tutti abbiamo il Twiga. Magari. E capite che passare da privilegiato quando quest’estate, durante una mareggiata il 1 Agosto, alle 3 del mattino ero a rincorrere i lettini in acqua e mia moglie aveva mio figlio in braccio che dormiva, mi fa sorridere.
    Ripeto: MAGARI!!
    Non voglio nemmeno passare come il piccolo fiammiferaio: è una vita che ho scelto io, non me l’ha ordinata il dottore, nel bene e nel male. Dico solo che non tutti siamo sanguisughe che si meritano di finire in mezzo ad una strada.
    Mi ha fatto molto piacere ricevere la solidarietà di persone che normalmente vengono tacciate come “nemici aprioristici della categoria”, perchè forse stasera anche loro penseranno che qualche bravo Cristo che fa sto mestiere ancora c’è.

    • Mai messo in dubbio Tommy.Infatti ho sempre detto che bisognerebbe vedere caso per caso.Purtroppo per lei e per altri come lei,ci sono persone che non hanno I suoi problemi,anzi sono balneari che sono sulle spiagge da sempre e prima I loro nonni.Hanno investito,ma tanto guadagnato da quello che hanno costruito sul suolo pubblico.Ma non basta mai.Ancora per i figli e ancora non basta anche per i nipoti.E questi che chiedono l’assurdo vi rappresentano.Quello che a lei basta,per tanti e’ troppo poco.Vogliono tutto e per sempre.La proroga al 2033 non le sarebbe basta.Questo tempo secondo loro serviva per fare tranquillamente magheggi e le solite furbate.Spero che lei rientri in pieno fra quelli che avranno diritto di essere tutelati.

    • Dispiace Tommy vedere come il tuo commento rimanga inascoltato proprio dai tuoi colleghi e sostenuto proprio dai pro-aste come me. Leggendo ancora questi articoli dopo la sentenza, purtroppo, non vedo persone capaci di una mediazione realistica per cui ti consiglio di preparare un piano strategico su cui posso anche darla se dai qualche riferimento in più. Non perdere mai la speranza perchè il fallimento è solo quando non si può riprovare.

  13. Bravo Alfio, finalmente abbiamo capito perfettamente cosa dice la “BOLCKSTEIN”. Grazie mille! Ecco, questo è il “pensiero” comune dei pro-aste (sic!) Scusa Alfio, secondo te, chi sono quelli che faranno una offerta maggiore? Giacché ci sei, puoi dirci anche, in quali paesi europei faranno la stessa cosa?!!!

  14. Concessionari di tutta Italia uniamoci!
    Cominciamo a trattare !
    1-Ogni concessionario derubato della propria concessione,lavoro,indipendenza ecconomica e soprattutto della propria dignita personale ha diritto alla sottoscrizione di un contratto lavorativo statale a tempo indeterminato con trattamento ecconomico e pensionistico pari a un MINISTRO DELLA REPUBBLICA ITALIANA.

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