Attualità

I rilievi di Mattarella sulla legge concorrenza non riguardano le concessioni balneari

La proroga criticata dal presidente della Repubblica interessa solo il commercio ambulante, ma alcuni media hanno fatto credere il contrario.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato oggi la legge annuale sulla concorrenza del 2023, che contiene una proroga delle concessioni per il commercio ambulante. Nella sua lettera, tuttavia, Mattarella ha espresso delle perplessità sulla proroga, facendo un parallelismo con la vicenda delle concessioni balneari: tanto è bastato affinché diversi media generalisti pubblicassero articoli con titoli fuorvianti, che lasciano erroneamente pensare come il presidente della Repubblica si sia opposto alla proroga delle concessioni balneari. Niente di più falso: la lettera ha espresso perplessità solo sulla proroga delle concessioni per il commercio ambulante, in quanto la legge sulla concorrenza per l’anno 2023 riguarda esclusivamente queste. Come emerge chiaramente leggendo la lettera odierna del Quirinale, Mattarella fa solo un paragone con la vicenda dei balneari, ma i suoi rilievi non riguardano affatto le concessioni di spiaggia. Queste ultime, infatti, erano già state oggetto di una precedente lettera inviata da Mattarella a febbraio 2023 e riferita all’ultimo “decreto milleproroghe”, che conteneva una proroga di un anno alla scadenza delle concessioni balneari.

Il tam tam mediatico che si è scatenato sulla vicenda è stato smentito da diversi commenti da parte di forze politiche e associazioni di categoria. Così il presidente di Federbalneari Italia Marco Maurelli: «Abbiamo appreso con rispetto dei rilievi avanzati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alla legge annuale sulla concorrenza 2023 per il commercio ambulante sulle aree pubbliche. Facciamo chiarezza confermando come tale norma non riguardi le imprese turistiche balneari. Il governo Meloni è oggi impegnato a dialogare con la Commissione europea sul tema della riforma da adottare per salvaguardare l’intero patrimonio della piccole e medie imprese del turismo costiero italiano. Siamo consapevoli dell’urgenza che il nostro esecutivo ha di tradurre in una norma definitiva il lavoro frutto del tavolo tecnico sulla mappatura delle concessioni demaniali marittime in merito alla disponibilità delle nostre coste (risorsa naturale) per la concorrenza, da tradurre in nuove concessioni demaniali stabilizzando finalmente l’attuale modello economico».

Prosegue il presidente di Federbalneari: «Quello conseguito dal nostro governo è un risultato importante, che difendiamo e che ribadiamo come unico in Europa, proprio come previsto dalla direttiva Bolkestein. Nessun paese Ue bagnato dal mare ha saputo fare altrettanto. Oggi l’unica legge da osservare, in assenza di un quadro normativo certo per il comparto balneare italiano e nel pieno rispetto della concorrenza, è la precedente legge annuale sulla concorrenza del 2022 approvata dal governo Draghi, che ha tracciato formalmente il sentiero da percorrere a partire dal risultato sulla mappatura delle nostre coste, previsto dalla medesima norma», conclude Maurelli. «Auspichiamo che il lavoro finale del tavolo tecnico sulla mappatura possa tradursi finalmente in una norma, al fine di completare il confronto tra governo italiano e Commissione europea e giungere alla piena tutela delle nostre imprese, uscendo dall’attuale quadro caotico in cui si trova il turismo del nostro mare, dei laghi e dei fiumi. In questo momento così delicato, il ruolo più importante tocca alle Regioni costiere, le quali dovranno assumere un ruolo deciso di mitigazione tra governo e Comuni per evitare l’impasse del nostro modello turistico».

Sulla stessa linea il presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio Antonio Capacchione: «L’odierna lettera odierna del presidente della Repubblica, che riguarda la legge sulla concorrenza n. 214 del 30 dicembre 2023, non contiene alcuna disposizione sulle concessioni balneari, bensì quelle degli ambulanti (articolo 11). È opportuno, poi, chiarire che le proroghe delle concessioni balneari, decise dai Comuni e dalle Autorità di sistema portuale, non avvengono sulla base di questa legge appena promulgata e neppure per le disposizioni contenute nella legge 14/2023 (ovvero l’ultimo “decreto milleproroghe” promulgato con analoga lettera di accompagnamento del presidente della Repubblica). La proroga delle concessioni balneari viene disposta dagli enti concedenti sulla base della legge n. 118 del 5 agosto 2022 (articolo 3, comma 3) emanata dal governo Draghi e promulgata, senza alcun rilievo, dal presidente Sergio Mattarella. Legge che, del resto, non è stata oggetto di alcuna contestazione da parte della Commissione europea».

Conclude Capacchione: «In definitiva, per qualcuno ogni pretesto è utile pur di attaccare gli imprenditori balneari, persino calpestando la verità e la realtà. È comunque urgente un intervento legislativo che dia certezza agli operatori in conformità al diritto europeo. A tal proposito si sottolinea che il presupposto per la corretta applicazione della Bolkestein è costituito dell’accertamento della “scarsità della risorsa”, come chiarito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea da ultimo con la sentenza del 20 aprile scorso. Accertamento che il governo è impegnato a effettuare».

Interviene sulla vicenda anche Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Sorprende davvero che il Quirinale, con tutti i problemi che attanagliano il paese (non pochi) e le vicinissime aree oggetto di pericolosi conflitti, trovi il tempo per porre la sua attenzione sulla questione delle concessioni, questa volta del commercio ambulante, dopo che l’anno scorso già intervenne per le concessioni balneari con affermazioni prive di fondamento, dimostrate poche settimane fa dalla sentenza della Cassazione a sezioni unite. Ora il Quirinale se la prende con i commercianti ambulanti, mettendo in discussione il periodo di concessione e dimenticando, forse non a caso, i principi fondamentali della direttiva alla quale si richiama, la cosiddetta Bolkestein, che agli articoli 11 e 12 non lascia dubbi di interpretazione anche per chi non è un tecnico del diritto, vista la facile comprensione di ciò che è enunciato. Infatti le autorizzazioni per svolgere una determinata attività non hanno durata limitata (articolo 11, comma 1) e ciò non è consentito solo “qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali“, come enuncia il successivo articolo 12, eccezione appunto di quello precedente: cioè, in parole povere, se non ci sono più spazi in Italia per aree di mercato, allora si fanno le gare! Credo che sia così chiaro e inoppugnabile, che è normale pensare che dietro a questo accanimento contro il mondo delle piccole concessioni ci siano interessi economici importanti: penso alla grande distribuzione che cerca in tutti i modi di annientare il piccolo commercio di quartiere, a colossi come Uber per i nostri taxi, o alle lobby europee che vogliono mettere le mani sulle nostre coste nel caso delle concessioni balneari. Per giustificare tutto ciò entrano in campo i prestigiatori della parola, che nulla hanno più a che fare con il diritto nel senso più elevato del termine, e che come il mago Silvan ti vorrebbero fare vedere ciò che non è. Se il parlamento e il governo, che sono sovrani, hanno deciso in una direzione, questa va rispettata. Questo genere di raccomandazioni, che hanno più il sapore di intimidazioni, devono finire, perché la gente non ne può più. Difendiamo i nostri mercati rionali, i nostri taxi, i nostri stabilimenti balneari dagli attacchi di chi invece vorrebbe metterci le mani sopra. Il paese ha problemi più seri su cui rivolgere l’attenzione».

Da parte delle forze politiche, queste le parole del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Sulla vicenda delle concessioni va fatta una opportuna premessa: la lettera del presidente Mattarella riguarda il commercio su aree pubbliche, ovvero il commercio ambulante, e non le imprese balneari, richiamate solo indirettamente. Ovviamente il presidente ha fatto, come sempre, un corretto ricorso alle sue prerogative, invitando parlamento e governo a ulteriori iniziative. Le vicende delle concessioni sono al centro di una annosa discussione nazionale ed europea. E recentemente la Corte di Cassazione ha opportunamente sconfessato arbitrarie decisioni del Consiglio di Stato, ostili all’economia reale. Si tratta, come è noto, di materie controverse, che il parlamento da tempo discute con varie decisioni che anche in futuro, a mio personale avviso, dovranno partire dalla tutela delle imprese e non dalla loro penalizzazione».

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