Ambiente Toscana

Lo strano caso della spiaggia di Porto Azzurro, cha da rossa è diventata bianca

Un ripascimento sbagliato ha modificato il colore naturale del litorale: analizziamo i motivi dell'errore (e perché si doveva e poteva evitare)

Le foto della spiaggia di Porto Azzurro nell’Isola d’Elba, che da rossa è diventata bianca a seguito di un ripascimento artificiale con sabbia proveniente – dicevano le voci – da Stintino in Sardegna, hanno fatto il giro dell’Italia e stanno varcando i confini nazionali per l’enormità del caso. La reale origine dei sedimenti (sembra una cava a Buddusò, nel centro della Sardegna), l’iter amministrativo e le eventuali responsabilità speriamo verranno accertate in futuro, ma oggi sono due i fronti in discussione, ovvero quello di chi condanna il lavoro (in primis Legambiente con il suo Circolo Arcipelago Toscano) e quello di chi lo difende (in particolare l’amministrazione comunale di Porto Azzurro, che ha realizzato l’intervento sulla spiaggetta nelle vicinanze del suo porto).

I temi in discussione rimandano a due articoli della mia rubrica “Granelli di sabbia“, che i contendenti potrebbero rileggere: uno riguarda il colore delle spiagge (“Da cosa dipende il colore della sabbia“), l’altro spiega come le caratteristiche delle sabbie possano dare il nome alle spiagge (“Quando è il colore a dare il nome della spiaggia“).

Il colore originario di questa spiaggetta di Porto Azzurro, che guarda caso si chiama “La Rossa”, è tipico delle spiagge di questo settore dell’Isola d’Elba, alimentate da piccoli torrenti che erodono il suolo in zone ricche di minerali, in particolare il ferro. La spiaggia potrebbe quindi essere considerata un geosito, ossia un’espressione significativa della geologia dell’Isola d’Elba, e come tale da tutelare. Ma vi sono altri aspetti, riguardanti il colore dei sedimenti da utilizzare nei ripascimenti artificiali, che devono essere considerati oltre a quello paesaggistico, e sono quelli ecologici. La spiaggia infatti non è un deserto: molti animali vi vivono all’interno o sulla superficie, in modo occasionale o stanziale. Per esempio, il colore della sabbia influenza la temperatura e la temperatura determina il rapporto fra i maschi e le femmine che emergeranno dalle uova delle tartarughe (se ce le vanno a deporre). Ma anche gli animaletti che vivono tra i granuli di sabbia, ovvero la cosiddetta “fauna interstiziale”, è sensibile alla temperatura. E pensiamo a quegli animali che, con l’evoluzione, hanno acquisito lo stesso colore e la stessa tessitura della sabbia: se gli cambiamo lo sfondo, saranno facile preda di chiunque li cacci dall’alto.

L’altro tema riguarda il nome della spiaggia. Secondo l’accusa questo deriva dal colore dei sedimenti, come ovviamente molti credono. La difesa sostiene, al contrario, che esso derivi dal colore dei capelli di una bella signora che abitava da quelle parti, e quindi la spiaggia veniva chiamata “della Rossa”. Di spiagge che prendono il nome dal colore della sabbia ne esistono molte e abbiamo anche visto casi in cui il nome non corrisponde al colore; e anche qui abbiamo incontrato una donna, anche se non sappiamo quanto bella fosse! Praia do Rosa per esempio non è di colore rosa, ma questo era il nome della moglie del pescatore che ospitava i primi surfisti all’inizio del anni ’70 che avevano scoperto questa spiaggia meravigliosa. Nella mente delle persone i toponimi sono duri a morire, anche se abbattuti da colpi di stato o da rivoluzioni, e quindi non ci aspettiamo, come ipotizzano gli oppositori, che con il tempo il nome di questa spiaggia viri dal rosso al bianco.

Quello che sorprende, al di là degli aneddoti, è che un ripascimento del genere sia stato fatto con molta leggerezza, peraltro proprio in Toscana, dove è stato sviluppato un criterio per la valutazione dell’idoneità dei sedimenti per il ripascimento artificiale che viene ora utilizzato anche in altri paesi: in sostanza, dato che la sabbia identica a quella nativa in genere non è reperibile sul mercato, si pongono dei valori oltre i quali i nuovi materiali non si possono discostare da quelli della sabbia originaria. Tale sistema fu utilizzato per la prima volta per il ripascimento della spiaggia di Marina di Carrara e nessun ospite, nella stagione successiva, si accorse del cambiamento.

Questo metodo è stato inserito nelle “Linee guida per la difesa dei litorali” del Ministero dell’ambiente, e ci si aspetterebbe che in Toscana, soprattutto in una zona in cui i valori ambientali e paesaggistici dovrebbero trovare la massima tutela, il rispetto del colore delle sabbie da versare sia prioritario. Ma forse ci sbagliamo, come forse ci sbagliamo anche per il nome: “spiaggia bianca” è un toponimo usato spesso per la promozione turistica dei litorali, e da Porto Azzurro, che nel 1947 ha lasciato il vecchio nome di Porto Longone (che ricorda il carcere e non le vacanze), tutto ci possiamo aspettare!

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Enzo Pranzini

Già professore ordinario presso l'Università di Firenze, dove ora insegna "Dinamica e difesa dei litorali", è autore di circa 300 articoli scientifici e di 15 libri su tematiche relative alla gestione dei litorali. Ha coordinato numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali su tematiche relative alla gestione integrata della zona costiera. È stato presidente del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull'Ambiente Costiero ed è direttore della rivista "Studi costieri".
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