Le spiagge sono mobili, e potremmo anche parlare di “sabbie mobili”, perché anche nei litorali in equilibrio, se mai dovessero esistere, i granelli si muovono in continuazione, sia lungo la riva sia ortogonalmente a essa, e la spiaggia cambia in continuazione la propria forma e anche la propria ampiezza: sappiamo bene che se torniamo in inverno sulla spiaggia sulla quale abbiamo passato le vacanze, o abbiamo aperto e chiuso gli ombrelloni, spesso la troviamo più stretta. Questo perché le mareggiate, più frequenti e intense nella stagione autunno-invernale, l’attaccano con violenza e spostano i sedimenti verso il largo.
Con l’arretramento della linea di riva la parte sommersa della spiaggia si allarga e le onde dissipano la propria l’energia su di una superficie maggiore: potremmo dire che la spiaggia si adatta in modo da meglio resistere all’attacco ondoso. Con il ritorno del bel tempo, invece, onde più dolci riportano questa sabbia verso riva, cosicché l’arenile si allarga… consentendoci di piantare un numero maggiore di ombrelloni. Ma se la linea di riva si sposta in avanti e in dietro ogni giorno, come facciamo a capire se la spiaggia è in avanzamento o in erosione?
Questo è uno dei problemi principali del monitoraggio, e bisogna avere a disposizione molti rilievi e raccolti su di un lungo periodo di tempo per poter capire quali siano le reali tendenze evolutive di un litorale, indipendentemente da queste variazioni ad alta frequenza. Possiamo pensare che ogni spiaggia abbia una sua “variabilità intrinseca”, che si sovrappone proprio alla tendenza di più lungo termine ma che possiamo filtrare, come fa la linea rossa nella figura successiva. Ma dopo avere ottenuto lo stato evolutivo medio del litorale, questa sua volubilità non deve essere dimenticata. Sapere che l’arretramento della linea di riva durante una mareggiata può essere estremamente forte, anche in una spiaggia in equilibrio, ci può dare molte informazioni per una corretta gestione dell’arenile, e con i dati si possono anche stimare le probabilità che un certo arretramento possa essere superato in un prossimo futuro. Le variazioni di ampiezza illustrate nella figura ci fanno vedere come, a fronte di una erosione che procede con un tasso medio di 1, 1 m/anno, fra un mese e l’altro vi possono essere anche spostamenti della linea di riva di 10 metri. Ma lo stesso può accadere anche fra un giorno e quello successivo!

Spiagge soggette a frequenti variazioni di larghezza, anche significative, sono quelle caratterizzate dalla presenza di maga cuspidi che si muovono lungo riva. Punte a cavi (horns e bays) si alternano in continuazione in un sistema di equilibrio dinamico, ma se la migrazione di queste forme viene ostacolata perché il cavo va a collocarsi davanti a una struttura riflettente, che impedisce la sedimentazione e quindi la sua trasformazioni in una punta, si possono avere delle brutte sorprese!
Il cavo si approfondisce sempre più, e lateralmente le punte si possono accrescere in modo abnorme, come mostrato nelle due figure successive. Se su queste spiagge si deve andare a costruire una struttura, anche stagionale, bisogna prestate grande attenzione per evitare di innescare un hot spot erosivo su di un litorale complessivamente in equilibrio.


Estremamente volubili sono anche le pocket beach, come abbiamo spiegato in un precedente articolo di “Granelli di sabbia“. I sedimenti racchiusi dai due promontori hanno poche possibilità di uscire e quindi, nel complesso, queste spiagge mostrano una relativa stabilità, anche se la riduzione dell’input sedimentario può causarne l’erosione, che può raggiungere valori preoccupanti solo quando la loro ampiezza è limitata, sia per motivi naturali sia perché compressa dalle costruzioni.
La variabilità delle pocket beach è dovuta al fatto che si comportano come un tratto di spiaggia delimitato da due pennelli: quello sopraflutto si accresce e quello sottoflutto va in erosione; ma con il girare del mare i due ruoli s’invertono, e la sabbia fluisce in senso opposto. La linea di riva si trova così a ruotare attorno a un punto centrale del golfo che, sebbene riceva la massima ondazione, è quello che risulta più stabile, salvo le variazioni di pendenza a cui abbiamo accennato in precedenza per le spiagge lineari.

Anche in questo caso, come abbiamo visto per le cuspidi, se alle estremità della spiaggia l’arretramento della linea di riva porta le onde a battere su di una struttura riflettente, è poi difficile che, quando s’inverte la direzione del trasporto sedimentario, si riformi una spiaggia molto ampia. A meno che nel frattempo la struttura non sia crollata in mare!
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