Attualità

La Corte Ue non ha deciso ancora nulla sui balneari

Quello pubblicato ieri dal sito "YouFoggia" è un titolo inaffidabile: spieghiamo perché.

È privo di fondamento l’articolo, pubblicato dal sito web YouFoggia, secondo cui la Corte di giustizia europea avrebbe dato «ragione al governo Meloni e ai balneari e torto alla Commissione europea e al Consiglio di Stato a guida Draghi». Si tratta di una fake news, che difatti non è stata ripresa da nessun’altra testata. Tuttavia, nella giornata di ieri l’articolo ha circolato molto tra i balneari, dando purtroppo false speranze alla categoria. Sono infatti numerosissimi i lettori che nelle ultime ore ci hanno scritto a tale proposito, e questa precisazione è doverosa nei confronti di tutti coloro che erano in attesa di una conferma autorevole che purtroppo non può arrivare.

La verità è che la Corte di giustizia europea non ha ancora deciso nulla sulla questione delle concessioni balneari. Il giudice di Lussemburgo si pronuncerà solamente il prossimo 20 aprile e non esiste nessuna anticipazione ufficiale sull’orientamento della sentenza, richiesta lo scorso maggio dal Tar di Lecce in merito a nove importanti quesiti relativi all’applicabilità della direttiva europea Bolkestein sulle concessioni balneari.

L’articolo di YouFoggia riporta un titolo che non corrisponde alla realtà, e si basa sulle dichiarazioni di un avvocato che sono state profondamente travisate. Nello specifico l’avvocato in questione – di nome Vincenzo De Michele – si riferisce a un’altra recente sentenza della Corte Ue emessa il 16 marzo scorso, che però non riguarda le concessioni balneari bensì le concessioni per le attività di gioco d’azzardo e scommesse. L’avvocato De Michele afferma che in tale pronuncia, la Corte di giustizia europea avrebbe «dato indirettamente ragione ai concessionari demaniali marittimi e al governo sulla proroga a tempo indeterminato delle concessioni», ma la sentenza del 16 marzo è riferita a un altro settore, e anche se per alcuni aspetti le due questioni sono assimilabili (a questo proposito si veda il nostro articolo “Consiglio di Stato ammette proroghe concessioni gioco d’azzardo, balneari discriminati“), le imprese balneari sono purtroppo ancora molto lontane dalla salvezza.

La considerazione della Corte Ue a cui si riferisce l’avvocato De Michele è quella in cui incidentalmente si afferma che le concessioni balneari sono beni e non servizi, ma questo fatto – oltre a essere già ripetuto da tempo – non è purtroppo sufficiente per escludere le imprese demaniali dalle gare. Inoltre, la Corte Ue nella sentenza del 16 marzo afferma che le proroghe generalizzate per il settore del gioco d’azzardo non sarebbero incompatibili col diritto europeo, ma anche questo fatto era noto da molti anni e ad oggi non è stato un argomento abbastanza forte per giustificare la legittimità delle proroghe generalizzate per le concessioni balneari, sui quali invece sia la Corte di giustizia europea che il Consiglio di Stato hanno affermato che non sono ammissibili i rinnovi automatici.

In sostanza, la sentenza di cui si parla nell’articolo di YouFoggia è reale, ma le interpretazioni a favore dei balneari sono eccessivamente azzardate e non rappresentano nessuna salvezza per la categoria, come invece si è voluto far credere. A ciò si aggiungono le sviste del giornalista che ha scritto l’articolo, il quale, probabilmente per guadagnare visualizzazioni e/o per una scarsa conoscenza tecnica della materia, ha scelto un titolo eclatante ma falso.

N.B. Non è intento della redazione di Mondo Balneare fare il ruolo dei guastafeste, né è piacevole farlo. Le nostre precisazioni rappresentano solo un invito alla prudenza. La sentenza di cui si parla nell’articolo di YouFoggia è importante ma insufficiente per restituire certezze ai balneari. In questo momento difficile, purtroppo una soluzione non può arrivare dalle parole di un avvocato, peraltro travisate da un articolo fuorviante. Queste precisazioni erano doverose per mettere in guardia dalle illusioni generate da articoli imprecisi e con titoli falsi, pubblicati da fonti inaffidabili senza che si trovino altri riscontri online: si tratta purtroppo di affermazioni che non hanno alcun riscontro con la realtà e che hanno la colpa di dare false speranze a una categoria che ha invece bisogno di solide certezze.

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