Attualità

Consiglio di Stato ammette proroghe concessioni gioco d’azzardo, balneari discriminati

Da una recente pronuncia di Palazzo Spada emerge una presunta disparità di trattamento per i titolari di spiagge rispetto ai gestori di attività di casinò e scommesse: ne parliamo con l'avvocato Daniela Agnello

Da una parte ci sono gli stabilimenti balneari, dall’altra il gioco d’azzardo. In entrambi i casi si tratta di imprese private che si basano su concessioni pubbliche; eppure, mentre per le spiagge italiane il Consiglio di Stato ha proibito qualsiasi ulteriore estensione e imposto le gare entro la fine del 2023, per i gestori delle attività di casinò e scommesse sportive e ludiche lo stesso Palazzo Spada ha dichiarato la legittimità delle proroghe automatiche con cui il nostro Stato ha gestito le concessioni negli ultimi anni. Il tutto con l’assenso della Corte di giustizia europea, che analogamente nel 2016 ha censurato le proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime, mentre lo scorso anno ha legittimato quelle delle concessioni per il gioco d’azzardo. Sembra insomma che ci troviamo davanti a una vera e propria disparità di trattamento: nonostante si tratti di due tipologie diverse di concessioni e di attività economiche, le vicende hanno alcuni punti in comune che non possono essere ignorati. Per approfondire la questione e capire come può essere utile alle istanze dei balneari, che proprio in queste settimane stanno negoziando col governo i contenuti dell’imminente riordino delle concessioni demaniali marittime, abbiamo intervistato l’avvocato Daniela Agnello, da oltre vent’anni nel settore del gaming in difesa degli operatori del gioco d’azzardo.
L’avvocato Agnello ha il primato di aver fatto censurare dalla Corte di giustizia europea le tre gare italiane per l’affidamento in concessione dei diritti per l’esercizio dei giochi e delle scommesse e vanta una lunga serie di pronunce a favore dei bookmaker, tra cui la celebre “sentenza Laezza” sulla quale avevamo già intervistato l’avvocato nel 2016, in quanto rappresentava un altro importante parallelismo sul tema degli indennizzi in caso di esproprio.

Avvocato Agnello, dopo la “sentenza Laezza” con cui la Corte di giustizia europea ha censurato le procedure di gara perché ritenute discriminatorie, come sono state gestite a livello normativo in Italia le assegnazioni e i rinnovi delle concessioni pubbliche per il gioco d’azzardo?

«Dopo la “sentenza Laezza” l’autorità giudiziaria italiana ha riconosciuto le discriminazioni subite dall’operatore euro-unitario e ha disapplicato la sanzione penale. Il legislatore a tutt’oggi non è intervenuto per rimediare alle misure e agli ostacoli frapposti all’accesso al sistema concessorio italiano, neanche con riferimento all’indizione di nuove gare di assegnazione delle concessioni. La censura della Corte di giustizia dell’Unione europea alle gare indette dallo Stato Italiano non è servita da monito per il legislatore al fine di rimediare alle discriminazioni poste in essere nei confronti dei bookmaker – come Stanleybet – ingiustamente esclusi dalle precedenti assegnazioni. Il settore dei giochi e delle scommesse su rete fisica, quindi, rimane un settore caratterizzato da un susseguirsi di rinvii, rimandi e proroghe anche in pendenza di acclarate e confermate discriminazioni delle procedure di gara.
Le concessioni in tema di gioco fisico, scadute a giugno 2016, sono state continuamente prorogate, da ultimo con la determinazione del consiglio dei ministri che, in considerazione della proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo 2022, ha ulteriormente esteso le concessione delle scommesse fino al 30 giugno 2022, prorogando le vecchie concessioni e perpetuando di fatto lo stato di discriminazione determinato dalla ultime gare attributive. Il sottosegretario dell’economia Federico Freni, in occasione di un evento sui giochi, ha dichiarato che non ci saranno gare per le nuove concessioni fino a quando non vi sarà un riordino del settore, accennando a proroghe ulteriori che dovrebbero essere disposte alla fine del periodo emergenziale. Il sistema dei giochi d’azzardo, quindi, è caratterizzato da proroghe ritenute, allo stato, legittime dai giudici nazionali ed eurounitari».

Le concessioni balneari, invece, sono state di recente oggetto di una pronuncia dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha annullato l’estensione al 2033 disposta dalla legge 145/2018 in quanto proroga automatica e generalizzata e pertanto in contrasto col diritto europeo, imponendo di riassegnare i titoli entro due anni tramite gare pubbliche. A suo parere ci sono gli estremi per parlare di “disparità di trattamento” rispetto alle concessioni per il gioco d’azzardo?

«È incontestabile che si tratta di due settori profondamente diversi tra loro, retti da principi e istituti giuridici non facilmente adattabili. Anche gli obiettivi di politica legislativa perseguiti sono differenti, essendovi da una parte una finalità di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, dall’altra vi è l’esigenza di contemperare l’uso privato di beni del demanio marittimo con il fine di pubblico interesse dei beni medesimi. Tuttavia, i due settori risultano del tutto assimilabili con riguardo al diritto eurounitario, in riferimento all’articolo 49 del TFUE sulla libertà di stabilimento e, pertanto, la sussistenza di un interesse transfrontaliero. Tanto emerge ancora più chiaramente dalla lettura della pronuncia del Consiglio di Stato in commento, nella parte in cui, richiamando la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, ha affermato che “qualsiasi atto dello Stato che stabilisce le condizioni alle quali è subordinata la prestazione di un’attività economica è tenuto a rispettare i principi fondamentali del trattato e, in particolare, i principi di non discriminazione in base alla nazionalità e di parità di trattamento, nonché l’obbligo di trasparenza che ne deriva. […] Nell’ottica della Corte detto obbligo di trasparenza impone all’autorità concedente di assicurare, a favore di ogni potenziale offerente, un “adeguato livello di pubblicità” che consenta l’apertura del relativo mercato alla concorrenza, nonché il controllo sull’imparzialità delle relative procedure di aggiudicazione. […] quando sia accertato che un contratto (di concessione o di appalto), pur se si colloca al di fuori del campo di applicazione delle direttive, presenta un interesse transfrontaliero certo, l’affidamento, in mancanza di qualsiasi trasparenza, di tale contratto ad un’impresa con sede nello Stato membro dell’amministrazione aggiudicatrice costituisce una disparità di trattamento a danno di imprese con sede in un altro Stato membro che potrebbero essere interessate a tale appalto. L’interesse transfrontaliero certo consiste nella capacità di una commessa pubblica o, più in generale, di un’opportunità di guadagno offerta dall’Amministrazione anche attraverso il rilascio di provvedimenti che non portano alla conclusione di un contratto di appalto o di concessione, di attrarre gli operatori economici di altri Stati membri“.
Su tale premessa, il Consiglio di Stato ha rimarcato al punto 27 della sentenza l’incompatibilità comunitaria della disciplina nazionale che prevede la proroga automatica e generalizzata delle concessioni già rilasciate. Di conseguenza ha ritenuto l’estensione al 2033 incompatibile col diritto europeo, precisando (al punto 38) che “l’affidamento del concessionario dovrebbe trovare tutela (come chiarito da Corte di giustizia e anche dalla Corte costituzionale) non attraverso la proroga automatica, ma al momento di fissare le regole per la procedura di gara“.
Nel settore dei giochi, però, l’orientamento del medesimo Consiglio di Stato è nettamente differente. Sul rilievo che la concessione garantisca un certo equilibrio economico, si esclude la necessità di una nuova procedura di gara, attribuendo alla “proroga” la funzione di tutelare e garantire l’interesse statale. La differenza tra i due settori è ancora più evidente se si tiene contro di una recentissima pronuncia della quarta sezione del Consiglio di Stato che ha ritenuto lecita la proroga nel pieno rispetto dei principi di parità di trattamento, concorrenza e libertà di iniziativa economica tra gli operatori. Il Consiglio di Stato, in punto di “continuità della concessione”, ritiene testualmente che “sussistano tutte le circostanze subordinatamente alle quali il diritto interno (o l’interpretazione di esso) supera indenne il vaglio di compatibilità rispetto all’Ordinamento europeo ed alla normativa secondaria sugli appalti pubblici”. Pertanto, in modo antitetico rispetto alle determinazioni assunte con riferimento alle concessioni balneari, i giudici hanno ritenuto che la proroga non sia “fonte di illegittima discriminazione tra gli operatori del settore e non introduce condizioni discriminatorie favorevoli per il concessionario uscente ed a discapito di altri operatori che aspirano ad entrare nel medesimo mercato”. Lo stesso Consiglio di Stato in tema di giochi riconosce altresì che il modello monoproviding risponde a esigenze di continuità, ordine pubblico e sicurezza.
Alla luce del confronto delle diverse pronunce del supremo consesso amministrativo e salva la diversità di settori e di tutele, è dunque evidente la sussistenza di differenti valutazioni e discordanti interpretazioni. Infatti, mentre in materia di concessioni balneari la sentenza del Consiglio di Stato ha fissato delle vere e proprie linee guida per la riassegnazione delle concessioni tramite gare pubbliche, avvisando che “nel conferimento o nel rinnovo delle concessioni, andrebbero evitate ipotesi di preferenza “automatica” per i gestori uscenti, in quanto idonei a tradursi in un’asimmetria a favore dei soggetti che già operano sul mercato”, in materia di giochi, invece, ribalta queste stesse linee guida legittimando di fatto una proroga automatizzata, reiteratamente preclusiva nei confronti di tutti gli operatori già discriminati dai bandi di gara precedenti».

Il governo Draghi sta lavorando in questi giorni a un riordino delle concessioni demaniali marittime che prevedrà riassegnazioni tramite evidenza pubblica entro il prossimo anno. Quali sono, a suo parere, le strade giuridiche che gli imprenditori balneari potrebbero intraprendere per difendere la proprietà delle aziende che insistono sul suolo demaniale, anche basandosi sui precedenti nel settore del gioco d’azzardo?

«Gli interventi degli imprenditori della filiera devono essere affrontati in maniera determinata e possibilmente coalizzata, da una prospettiva eurounitaria, valorizzando le pronunce e le interpretazioni fornite dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, sviluppando le violazioni dei principi di uguaglianza, non discriminazione, trasparenza, pubblicità e altro, non dimenticando di potenziare certamente le loro acquisite professionalità nel settore».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. In prosa, poiché c’è il rischio che i concessionari attuali continuino a svolgere clandestinamente la loro attività una volta perso il titolo per svolgerla legalmente, allora risponde a un prevalente interesse pubblico garantire la continuità della concessione.
    E c’è per altro un corollario interessante: una volta spazzati via con le aste tanti micro operatori nel balneare, poi una volta consolidato il settore e favorite le dovute concentrazioni non è detto che ci saranno gare per sempre: potranno sempre essere riproposte delle proroghe a favore di soggetti e gruppi di soggetti meritevoli di beneficiarne.

  2. Non voglio polemizzare con Mondo Balneare o con l’Avv. Agnello, ma la frase “…sviluppando le violazioni dei principi di uguaglianza, non discriminazione, trasparenza, pubblicità e altro, non dimenticando di potenziare certamente le loro acquisite professionalità nel settore” mi pare eccessivamente vaga. Ovviamente devono essere valorizzate “le pronunce e le interpretazioni fornite dalla Corte di giustizia dell’Unione europea”, ma già da sola questa è una frase che in concreto non dice nulla, ma anche aggiungendoci la parte successiva sulle violazioni, le interpretazioni possono andare sia in un verso che nell’altro, cioè rispettate le regole della UE, oppure infilatevi nelle pieghe della giurisprudenza e aggirate l’ostacolo. Delle due l’una: o si rispettano i principi di concorrenza e pari opportunità, oppure si cerca di mantenere i privilegi. Capisco che l’accostamento tra le due realtà sia così abissale da non lasciare molto spazio alle similitudini e analogie, ma così, mi sembra, si sia evitata la domanda della Redazione.

    Forse era il caso di specificare che l’art. 2, par. 2, lett. h) della Direttiva 2006/123/CE esclude esplicitamente dall’ambito di applicazione della Direttiva “le attività di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna, comprese le lotterie, i giochi d’azzardo nei casinò e le scommesse”.
    Quindi, o si sta sostenendo che le concessioni demaniali marittime sono fuori dalla Bolkestain, e l’Avv. Agnello non lo ipotizza nemmeno, oppure le due pronunce del Consiglio di Stato non hanno alcuna attinenza l’una con l’altra.

    Ho notato con piacere un certo orientamento di Mondo Balneare nel cercare di fornire soluzioni compatibili e coerenti con il Diritto delle UE e nel rispetto di quanto stabilito dall’Adunanza Plenaria, ma non ho ancora visto una vera presa di posizione in tal senso e una doverosa nota di biasimo per tutte le posizioni dei vari lettori che inneggiano “calate” su Roma, assedio del Parlamento e del Consiglio di Stato, Forconi et similia… forse è il caso di prendere posizione, affinché si sviluppi un serio confronto su soluzioni compatibili e coerenti… senza perdite di tempo.
    Grazie

    • Buongiorno e grazie per il costruttivo commento e per apprezzare il nostro lavoro. Come ha lei stesso potuto notare dal tenore degli articoli di Mondo Balneare, la nostra posizione è molto distante da quella dei lettori di cui lei parla, ma non riteniamo di dover pubblicare nessuna “nota di biasimo” in quanto darebbe ancora più importanza a certi commenti che invece si qualificano da soli. Nonostante ciò, nel rispetto della libertà di parola, i commenti al nostro portale saranno sempre aperti a tutti e ci limiteremo a censurare solo gli interventi scurrili, offensivi e diffamatori.

      • Grazie per la precisazione. Condivido la scelta di pubblicare qualsiasi commento, ci mancherebbe altro, a condizione che non sia scurrile, offensivo o diffamatorio, tuttavia ciò che chiedevo era uno scatto di reni e una ferma presa di posizione della testata contro le teorie oltranziste che continuano ad opporsi alla realtà dei fatti, e che non riescono ad andare oltre le proteste inutili e dannose o le proposte irricevibili. Lo si potrebbe fare magari ospitando più frequentemente giuristi che spiegano perché la realtà dei fatti è questa e non l’altra e quando i sindacati espongono teorie a dir poco balzane, chiedere il parere di esperti della materia che non siano necessariamente a sostegno delle loro tesi.
        Si tratta di scelte editoriali sulle quali non si può mettere becco, tuttavia potrebbe far diventare questo spazio ancora più autorevole e in grado di portare gli operatori a condizionare i loro stessi rappresentanti affinché vadano al tavolo delle trattative con proposte negoziabili.
        Grazie ancora per l’ospitalità.

        • Chi non ama ciò che vede sposti lo sguardo altrove. Contestare la linea editoriale, o che dei trogloditi (come me) osino commentare pubblicamente mi pare poco liberale. Tanto più che non c’è articolo che non sia puntualmente chiosato da chi sostiene idee che ledono oltre ogni evidenza gli interessi economici dei balneari.
          È utile ricordare che a sostenere che la bolkestein c’entri poco o nulla con le concessioni balneari non ci siamo solo io e quattro ciucchi terrapiattisti: ci sono anche autorevoli e qualificati giuristi che in questi ultimi anni sono intervenuti pubblicamente sulla scorta delle loro opinioni sull’organizzazione ottimale dell’attività economica e delle loro competenze professionali. Pretendere che chi sostiene l’uscita dalla bolkestein debba provarne vergogna come chi vorrebbe depenalizzare la pedofilia, anche questo mi pare eccessivo e poco liberale.

          • Aggiungo Mistral, che mi pare di cogliere dai tuoi certamente competenti e autorevoli interventi (nonché apprezzabili per i toni cordiali) che a tuo avviso l’unica proposta seria e negoziabile sia per me fare fagotto in cambio di un sacchetto di ceci.

      • Mi associo a chi dice che questo spazio potrebbe veramente diventare costruttivo.Si leggono centinaia e centinaia di commenti che vanno a finire in caciara mentre invece partono da spunti che meriterebbero attenzione e approfondimento appunto per fare chiarezza.Alcuni fuori luogo e maleducati,ma altri pertinenti e non offensivi.Avvocati che mettono la loro conoscenza e competenza a disposizione,ma vengono offesi se non minacciati.E a chi chiede cosa ci faccia su questa pagina chi balneare non e’ ormai dovrebbe aver capito che le spiagge sono considerate un bene prezioso e di tutti,che meritano attenzione e tutela da parte di tutti e che le decisioni da prendere riguardano tutti.

        • D’accordo con te Ilaria.
          L’ho scritto pure io che vorrei leggere una intervista amche ad altri professionisti che intervengono sempre qui e che mi sembrano preparati. Che poi è solo uno quello che viene sempre offeso e minacciato e invece è persona valida e reale.

    • Perdonami Mistral, ma credo che l’esclusione dalla Bolkestein non sia argomento pregnante. La disciplina dei giochi in oggetto ha già una regolamentazione che disciplina le concessioni in senso euro-unitario, per cui non vi era ragione di disciplinarla in seno alla Bolkestein. Quindi si tratta di fattispecie assolutamente assimilabili ancorché riferite a norme distinte che, però, si riferiscono alla medesima disciplina europea.
      Almeno questo mi pare di desumere da quanto ho trovato sul sito dei Monopoli. Fra gli altri, ti allego il link di https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/6543811/Legge+7+luglio+2009%2C+n.+88.pdf/f03ee9a1-c9ca-4e87-b9d1-5a1d0a36a9da
      dal fondo di pagina 9 mi sembra di capire quanto sopra detto. Ma le mie facoltà mentali e la mia formazione, entrambe di natura assai precaria, potrebbero avermi indotto in errore. Nel caso mi scuso sin d’ora.

  3. Tutte belle considerazioni. Ci fate capire cosa praticamente state facendo per contrastare la sentenza del Consiglio di Stato? Avete avuto colloqui con il governo? Il tavolo tecnico con i Ministri e’ stato fatto. Ci indicate quale procedura adottare con i comuni per la proroga fino al 2023. Avverra’ automatica o dobbiamo inoltrare domanda. Poche chiacchiere. Dovete indicarci come muoverci. Piu’ fatti che parole.

  4. I sindacati hanno presentato le loro (NON )proposte al Tavolino tecnico, con argomentazioni gia’ cassate dalla giiurisprudenza.

    Si sta facendo di tutto per perdere altro tempo per chidere in primis: UNA PROROGA DOPO IL 2023.

  5. Hai ragione Mistral.
    Vengono insultate sempre le stesse persone e sopratutto uno viene preso di mira sempre, colpevole di dire le cose come stanno con chiarezza e completezza. A questo punto io proporrei a Mondo Balneare di intervistare anche gli altri esperti in diritto che commentano qui oppure di fargli scrivere un articolo. Sarebbe solo un altra voce e il sito giornalistico ne beneficerebbe in termini di numero di visite e letture visto come si dibatte nei commenti. Io leggo tutte le voci, pro e contro! Non vi leggono solo persone di un orientamento univoco.

  6. Nikolaus Suck says:

    Io trovo interessante e condivido l’affermazione dell’avvocato per cui “i due settori risultano del tutto assimilabili con riguardo al diritto eurounitario, in riferimento all’articolo 49 del TFUE sulla libertà di stabilimento e, pertanto, la sussistenza di un interesse transfrontaliero.”
    Sicuri che come intervista faccia gioco ai balneari?

  7. Buongiorno a tutti (ho iniziato a scrivere stamattina), mi permetto di chiarire meglio, anche sulla base delle considerazioni che (per fortuna) qualche mio intervento suscitano.
    BFo mi risponde un po’ piccato, ma mai offensivo e questo, non solo è molto apprezzabile, ma perfino gradito. Parlare (o scrivere) con chi ti da sempre ragione è oltremodo noioso e inutile.
    Certo potrei guardare altrove, come faccio spesso, ma chi ne beneficerebbe? Io posso continuare la mia vita perché non dipende dalla materia trattata in questa sede, ma ho sempre piacere nel condividere il mio pensiero e i miei studi sulla materia, perciò scrivo volentieri sperando di aiutare qualcuno.
    La mia intenzione non è certo di contestare la linea editoriale, mi domandavo solo se non fosse più utile, più per voi che per me, prendere una posizione netta che superi le velleitarie proposte di proroga. Quanto ai trogloditi non è certo a BFo che mi riferisco, anche se abbiamo avuto qualche battibecco non l’ho mai considerato una persona irragionevole, anzi, a dire il vero, assieme a Nick e qualche altro, mi ha consentito di migliorare le mie proposte. Altri sono i bersagli nel mio obiettivo: chi inneggia alle sommosse popolari non fa il bene dei Balneari (quelli con la B maiuscola), perché non sempre conviene contarsi e non sempre si ottiene il risultato voluto, ma l’esatto opposto.
    Sì è vero ci sono anche autorevoli e qualificati giuristi (pochi), ma come in tutte le teorie, e fanno parte della corrente minoritaria, cioè quella che diversamente opinando propone posizioni alternative all’interpretazione dominante della dottrina e della giurisprudenza. Anche Pasca ha seguito nel suo filone giurisprudenziale un ragionamento giuridicamente molto raffinato, tuttavia partiva da alcuni assunti non più sostenibili da almeno 30 anni; uno per tutti la mancanza di legittimazione per la pubblica amministrazione di disapplicare le norme statali e regionali in contrasto con il Diritto della UE, ma ce ne sono ben altre. Può essere confortante appoggiarsi a tali teorie, ma certamente non utile, perché il mondo va in altra direzione.
    Nessuno dice che ci si debba vergognare nel sostenere l’uscita dalla Bolkestein! E per quale motivo? Non l’ho nemmeno pensato, anzi l’ho esaminato sotto ogni profilo, ma senza trovare un appiglio che possa giustificarlo. Anzi, più leggo e più trovo solida la posizione della UE. Le argomentazioni a contrario non sono persuasive. Chi si dovrebbe vergognare, invece, è chi non la dice tutta per propri interessi elettorali e di tessera, ma anche chi invoca rivolte, barricate e violenza. In un paese civile non è obbligatorio dare voce a chi fa apologia di reato. L’intera comunità ne può fare a meno.

    Non capisco perché BFo mi attribuisca l’intenzione di sostenere che “l’unica proposta seria e negoziabile sia per me fare fagotto in cambio di un sacchetto di ceci”. Ci siamo confrontati sulla mia proposta e sai bene che non è questa. Perché dovresti andare via? Ti dai per perdente fin dall’inizio? Non ritieni di poter concorrere ad armi pari? Non credo che sia così. Certo dovrai offrire idee nuove e servizi utili, per il resto il tuo know how ti sarà estremamente utile. E se pure dovessi andare via, la mia proposta non prevede un sacchetto di ceci, ma un indennizzo.

    Rispondo, poi, brevemente a Nick e a Suck, (un gioco di parole? 😉 )
    La regolazione della UE sulle case da gioco si basa sull’art. 49 del Trattato (L. 88/2009… anche se non credo sia l’ultima che si è occupata di case da gioco), perciò non c’è una Direttiva di riferimento (non mi occupo di questa materia, ma non ne ho trovato, neanche successive al 2009). Questo spiega perché i due settori non sono assimilabili. I servizi (non le concessioni si servizi, che sono un’altra cosa) sono regolati da una Direttiva, cioè da una norma “quadro” che i singoli Stati devono recepire nel proprio ordinamento entro una certa data e, soprattutto, in maniera corretta. In difetto se la Direttiva è chiara, precisa e incondizionata, si applica direttamente anche senza l’intervento dello Stato membro. Così pure quando la norma nazionale non raggiunge gli obiettivi posti dalla Direttiva, con un’applicazione non corretta o con successive modifiche che portano a tale risultato.
    Perciò, rispondendo a Suck, i due settori non sono assimilabili sotto il profilo del Diritto della UE, in quanto una si appoggia ai principi del Trattato e perciò rileva l’interesse transfrontaliero certo, mentre l’altra si appoggia ad una Direttiva (peraltro self-executing) e perciò l’interesse transfrontaliero certo non rileva (CGUE 14/07/2016 – cause riunite C-458/14 e C-67/15).

    • Nikolaus Suck says:

      Caro Mistral ti ringrazio, lo so e sono d’accordo con te. Mi sono, anche se poco, per poco e un po’ di tempo fa, occupato pure di tale materia. Ma il senso del mio commento per nulla scientifico era solo evidenziare che in una intervista pubblicata presumibilmente a supporto delle ragioni dei balneari, l’intervistata -a torto o ragione e che rilevi o meno- afferma e dà per certo e scontato l’interesse transfrontaliero delle loro concessioni, smentendo platealmente uno dei loro “cavalli di battaglia”.

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