Attualità Sib-Confcommercio

I veri numeri sugli stabilimenti balneari: canoni, guadagni, concessioni

Uno studio che smentisce le fake news della stampa generalista

103.620 concessioni, 6.318 stabilimenti balneari, meno di un’impresa per chilometro di costa e un miliardo di fatturato annuo complessivo, che significa una media di 159.000 euro per azienda. Sono i veri numeri dell’economia che gira intorno al demanio marittimo, secondo un’indagine elaborata dal Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio e presentata giovedì a Roma. «Lo studio mette finalmente fine alle fake news della stampa generalista sul nostro settore», ha rimarcato il presidente del Sib Antonio Capacchione, che già nei giorni scorsi aveva fatto presente come gran parte dei giornalisti, quando si trovano a parlare degli introiti del settore balneare, citano sempre e solo la cifra fuorviante di 13 miliardi di euro tratta da una vecchia indagine di Nomisma risalente al 2004, che in realtà «non fa riferimento ai presunti guadagni miliardari dei balneari, bensì al valore aggiunto che la balneazione produce all’interno di una località marina», ovvero alle spese complessive dei turisti tra alberghi, bar, tassisti e tutte le altre attività economiche del luogo in cui soggiornano.

In realtà, il fatturato reale dei soli stabilimenti balneari italiani secondo lo studio del Sib-Confcommercio ammonta a poco più di un miliardo di euro, come emerge dal grafico seguente che elabora dati di Istat e Camera di commercio.

Turismo e stabilimenti balneari: alcune grandezze. Dati riferiti all’anno 2019. Fonte: elaborazione e stime del Centro studi Fipe-Confcommercio su dati Istat e Camera di commercio

Se si conta che gli stabilimenti balneari – sempre secondo l’indagine della Confcommercio – sono 6.318, ciò significa che in media ogni impresa ha introiti equivalenti a circa 159.000 euro a stagione, che non è una cifra trascurabile, ma non è nemmeno il guadagno astronomico che fanno credere certi articoli faziosi della stampa generalista. Di questo miliardo di euro, 629 milioni provengono dai turisti italiani e 374 dai turisti stranieri, per una spesa media di 13,4 euro al giorno proveniente da 75 milioni di persone che frequentano gli stabilimenti balneari per le loro vacanze estive.

Passando al numero delle imprese, lo studio della Confcommercio ha calcolato che le concessioni sul demanio marittimo censite sul Sid (il Sistema informativo demanio del Ministero delle infrastrutture) sono 103.620, concentrate soprattutto in Liguria (20.513), Emilia-Romagna (15.649), Sardegna (11.884), Marche (10.402), Toscana (9.788) e Puglia (9.599). Di queste, le concessioni a fine turistico-ricreativo sono 79.577 e quelle relative agli stabilimenti balneari sono 6.318.

Le concessioni demaniali marittime per regione. Dati riferiti all’anno 2019. Fonte: Sistema informativo demanio del Ministero delle infrastrutture.
Tipologia delle concessioni demaniali marittime in Italia. Dati riferiti all’anno 2019. Fonte: Sistema informativo demanio del Ministero delle infrastrutture.

La regione con il maggiore numero di stabilimenti balneari censiti dal Ministero delle infrastrutture è l’Emilia-Romagna (962), seguita da Toscana (830), Liguria (711), Campania (608), Marche (549), Lazio (497), Calabria (489), Puglia (451), Abruzzo (448) e Sicilia (407).

Stabilimenti balneari, lacuali e fluviali: imprese attive nell’anno 2019. Fonte: elaborazione Centro studi Fipe-Confcommercio su dati Infocamere.

Quelle degli stabilimenti balneari rappresentano il 6,1% del totale delle concessioni demaniali marittime. E se si tiene conto che la lunghezza delle coste italiane ammonta a circa 7.500 chilometri, conclude l’indagine del Sib, la densità delle imprese che vi sorgono è di appena 0,8 per chilometro.

Infine, un’altra grave fake news da smentire: i media generalisti sono soliti accostare i presunti guadagni stratosferici degli stabilimenti balneari con il solo canone demaniale, come se quella – per quanto bassa – fosse l’unica spesa affrontata dai concessionari. Ma in realtà ci sono molti altri costi specifici e obbligatori per i titolari di spiagge, che nessun giornalista cita mai:

  • Gli stabilimenti balneari sono le uniche imprese del settore turistico ad avere il 22% di Iva, mentre alberghi, campeggi e villaggi godono dell’aliquota agevolata del 10%.
  • Gli stabilimenti balneari pagano enormi tasse sui rifiuti, poiché la Tari è applicata su tutta la superficie della spiaggia occupata; dunque anche sull’immondizia prodotta dai clienti e sui rifiuti spiaggiati. Peraltro, la tassa è calcolata sull’intero anno nonostante si tratti di imprese aperte solo per la stagione estiva.
  • Gli stabilimenti balneari pagano l’Imu per la proprietà dei loro manufatti, anche se si trovano su una concessione demaniale.
  • Gli stabilimenti balneari sono obbligati per legge a sostenere le spese per il servizio di salvataggio (marinaio, moscone, torretta, defibrillatore) e per la pulizia dell’arenile (macchine puliscispiaggia, servizio smaltimento): si tratta di servizi che vanno a beneficio dell’intera collettività, e che sono a carico di imprenditori privati. Dunque, se i canoni sono generalmente bassi, è perché si tratta di una cifra calmierata: i concessionari, per avere ottenuto una porzione di spiaggia su cui poter avviare un’attività economica, in cambio si fanno carico dei costi di salvamento e pulizia che altrimenti sarebbero di competenza dello Stato (come avviene in tutto il resto d’Europa, dove i bagnini di salvataggio sono dipendenti pubblici e le spiagge vengono pulite dagli operai comunali). Ma anche se è lo stabilimento balneare a pagargli lo stipendio, un bagnino salva la vita di un turista a prescindere se sia cliente del lido oppure se frequenti la spiaggia libera di fianco.
  • Gli stabilimenti balneari sostengono i costi per l’innalzamento della duna invernale in spiaggia, che protegge tutte le città costiere dalle mareggiate.
  • Sui canoni demaniali vengono applicate imposte regionali e comunali che vanno ad aumentare la cifra complessiva dal +30% al +100%.

A questo calcolo andrebbero poi sempre aggiunti i normali costi che affronta qualsiasi impresa, come le tasse e il personale; oltre a ricordare che dal 2021, grazie al decreto “Agosto”, il canone demaniale minimo è stato fissato a 2.500 euro all’anno. Per cui, tutti i media che citano cifre più basse di tale soglia affermano falsità oppure sono in possesso di dati vecchi o errati.

Per approfondire

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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