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I malumori dei balneari: “Umiliati dal governo Meloni”

Dopo l'ennesima bocciatura della proposta sugli indennizzi, la categoria è sul piede di guerra: è ormai evidente che la premier non ha bloccato le gare come promesso

Dopo la bocciatura dell’emendamento leghista sugli indennizzi ai concessionari uscenti, aumentano i malumori dei balneari contro il governo. Mancano meno di sei mesi alla scadenza delle concessioni, imposta dalla legge 118/2022 del governo Draghi, e la premier Giorgia Meloni non ha fatto nulla di concreto per mantenere la sua promessa di salvaguardare gli attuali titolari di stabilimenti. Anzi, per la seconda volta Palazzo Chigi si è messo di traverso contro una proposta che avrebbe almeno garantito un paracadute ai concessionari: è accaduto due settimane fa col decreto coesione e martedì col decreto agricoltura. In entrambi i casi è stata bocciata la proposta, a prima firma del senatore leghista Massimiliano Romeo, di introdurre il diritto di prelazione e gli indennizzi economici per i balneari, in vista delle gare. E le associazioni di categoria sono sul piede di guerra.

«Ancora un nulla di fatto sulla nostra questione, se non bloccare nuovamente un’iniziativa parlamentare, quella della Lega, senza avanzare alcuna controproposta normativa», tuona Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio. Gli fa eco Mauro Della Valle, presidente di Confimprese demaniali: «Dopo il vano tentativo di affrontare la questione in modo legittimo, è arrivata l’ennesima umiliazione dal governo Meloni, che ha dichiarato improcedibile l’emendamento del senatore Romeo».

Il braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia è andato avanti per giorni, con il ministro agli affari europei Raffaele Fitto in prima linea tra i contrari all’emendamento. Secondo Fitto, qualsiasi iniziativa sui balneari deve essere prima concordata con l’Unione europea; e proprio di questo si sarebbe parlato ieri a Roma, durante un incontro tra alcuni funzionari ministeriali e una delegazione della Commissione Ue. Nell’esaminare le varie procedure di infrazione aperte contro l’Italia, il governo sarebbe dell’idea di risolvere tutto in un “decreto infrazioni”, da licenziare in uno dei prossimi consigli dei ministri. Lì potrebbe trovare spazio anche l’annosa vicenda delle concessioni balneari, almeno secondo quanto promesso verbalmente da Palazzo Chigi. Commenta però Capacchione: «Non sappiamo quanto credito dare a siffatta indiscrezione, visto che di questo si parla dallo scorso novembre. Inutile ripetere il grande universale sconcerto di fronte al modo in cui il governo sta gestendo la questione, con una irresponsabile fuga dalle proprie responsabilità». Anche il Movimento 5 Stelle coglie l’occasione per andare all’attacco: «L’emendamento della Lega al decreto agricoltura sulle concessioni demaniali, dichiarato palesemente improponibile, è l’ennesimo episodio di una saga raccapricciante: quella della presa in giro di questa maggioranza all’intero settore dei balneari. In quasi 21 mesi di governo, Meloni e i suoi ministri non sono stati in grado di fornire un elemento di chiarezza a un comparto produttivo che vive ormai nel caos più totale. E gli investimenti ovviamente sono fermi, perché di fronte a un quadro normativo inesistente nessuno butta via soldi. Tra mappature ridicole e imprecisate trattative con l’Ue, il fiasco del governo sui balneari è totale», dichiarano i senatori Sabrina Licheri, Gisella Naturale e Luigi Nave.

Si potrebbe pensare che Fratelli d’Italia stia sabotando le iniziative della Lega perché vuole essere l’unico partito a risolvere i problemi dei balneari, accentrando a sé i meriti politici. Tuttavia non si capisce perché, oltre a respingere gli emendamenti del Carroccio, non si prendano iniziative normative concrete per farlo. Al momento l’unica proposta di legge in piedi in questo senso è il ddl dei deputati Riccardo Zucconi e Gianluca Caramanna, che propone di abrogare l’articolo 49 del Codice della navigazione (quello sull’esproprio degli stabilimenti balneari senza indennizzo al termine della concessione) e di regolamentare gli indennizzi ai concessionari uscenti. Ma al momento la discussione del disegno di legge, che è stato presentato un anno fa ed esaminato ieri, risulta rinviato alla seconda metà di luglio. Secondo quanto si apprende il governo, attraverso la sottosegretaria all’economia Lucia Albano, nella seduta della commissione finanze alla Camera ha chiesto ulteriore tempo per una riformulazione dell’emendamento da parte dell’esecutivo.

L’amara verità è che il governo potrebbe anche non fare nulla e lasciare semplicemente che i Comuni concludano le procedure selettive, come d’altronde sta già accadendo. Ad oggi è in vigore la legge 118/2022 del governo Draghi, che dopo quindici anni di proroghe automatiche, ha recepito le disposizioni della direttiva europea Bolkestein e imposto di riassegnare i titoli tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024. Il governo Meloni non ha mai approvato il decreto attuativo previsto da Draghi per disciplinare dei criteri nazionali sui bandi, ma poco conta: le procedure possono partire lo stesso, a discrezione di ogni Comune. Tuttavia, non avere ancora fatto nulla è un gesto di scorrettezza nei confronti dei balneari, che ad oggi stanno andando incontro alle gare senza la garanzia di un indennizzo economico in caso di perdita della propria impresa, e per le amministrazioni comunali, che non hanno dei criteri nazionali a cui riferirsi per scrivere i bandi. Il rischio è che queste mancanze generino ricorsi e contenziosi a non finire, intasando i tribunali e bloccando il sistema turistico. L’introduzione di uno schema di bando-tipo sarebbe quantomeno opportuno, dal momento che si tratta di demanio marittimo e perciò di competenza dello Stato; e il riconoscimento degli indennizzi andrebbe a rispettare i diritti di chi è titolare di un’azienda privata espropriata, seppure si trovi su suolo pubblico.

In sostanza, il problema è tutto interno all’Italia e non tocca la Commissione europea, a cui importa solo che la Bolkestein venga applicata. Come sta di fatto avvenendo, senza il bisogno che il governo faccia nulla. D’altronde è ormai evidente che, se la premier avesse voluto fare qualcosa sui balneari, lo avrebbe già fatto. Su altri fronti Palazzo Chigi è stato molto più efficiente, avendo approvato una serie di decreti legge sui suoi cavalli di battaglia (la sicurezza, la maternità surrogata, le forze armate, l’autonomia…) che hanno addirittura intasato il parlamento. Sui balneari, invece, tutto tace. E mentre i Comuni sono in enormi difficoltà, perché lasciati soli a gestire procedure complicatissime, gli imprenditori del settore non dimenticano le parole di Giorgia Meloni dai banchi dell’opposizione, quando tuonava contro la legge sulla concorrenza del governo Draghi che oggi invece sta serenamente lasciando a produrre i suoi effetti. Per questo, dalle associazioni di categoria stanno arrivando parole di fuoco: «Mi appello ai colleghi presidenti per organizzare una mobilitazione urgente e improcrastinabile», ha detto Mauro Della Valle di Confimprese demaniali. «Siamo nel pieno della stagione balneare, ma il dovere di noi rappresentanti è quello di difendere e tutelare in ogni tempo le migliaia di famiglie balneari italiane, sempre più tradite da una politica di proclami e passerelle». Replica il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione: «In settimana convocheremo gli organismi dirigenti per una valutazione collegiale della situazione e le conseguenti iniziative sindacali». Nel frattempo i Comuni continuano a predisporre i bandi, inviare pec ai concessionari e fare rilievi sulle spiagge. Una procedura selettiva non si conclude in poche settimane, ma a questo forse il governo non ha pensato.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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