Attualità

L’emendamento della Lega sui balneari è diventato un ordine del giorno

Fallito il tentativo di approvarlo nel decreto coesione, che aveva provocato una spaccatura nella maggioranza

È fallito il tentativo della Lega di approvare il suo emendamento sui balneari al decreto coesione. La proposta voleva sollecitare il governo a completare la mappatura del demanio marittimo e a tenere conto del valore commerciale delle imprese balneari, ma l’esecutivo si sarebbe opposto. Sul tema era anche intervenuto il Quirinale, che aveva chiesto di ritirare l’emendamento perché lo aveva ritenuto non pertinente con l’oggetto del decreto. Il partito di Matteo Salvini spingeva per farlo passare ugualmente, mentre quello di Giorgia Meloni preferiva rinviare la questione in un decreto ad hoc. Alla fine ha prevalso la seconda linea e l’emendamento è stato trasformato in un semplice ordine del giorno. A mediare per l’approvazione c’era Forza Italia, mentre tra i principali oppositori c’è stato il ministro agli affari europei Raffaele Fitto.

Ad annunciare il cambio di rotta è stato il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo, che è anche primo firmatario dell’emendamento: «Dopo le ampie rassicurazioni ricevute da Palazzo Chigi di affrontare l’argomento in uno dei prossimi consigli dei ministri, abbiamo deciso di trasformare l’emendamento sui balneari in un ordine del giorno per impegnare il governo ad adottare una mappatura e definire un processo di riordino del settore, garantendo un ritorno economico e tutelando le attività di impresa, anche attraverso il riconoscimento di un indennizzo parametrato al valore aziendale e di un sistema di prelazione».

Le insistenze della Lega sull’emendamento sono state lette come una sfida al governo Meloni, che tanto ha promesso ma nulla ha fatto finora per salvaguardare il settore. Le concessioni balneari scadranno il prossimo 31 dicembre in base alla legge 118/2022 del governo Draghi e una norma sugli indennizzi viene vista come un buon paracadute dagli operatori del settore, in vista delle inevitabili gare. Ma in assenza di una disciplina nazionale, i Comuni stanno procedendo in ordine sparso con i bandi, creando disparità e contenziosi che solo un intervento del governo può risolvere. Il fatto che Romeo abbia reso note le intenzioni di intervenire in uno dei prossimi consigli dei ministri, significa che una soluzione è davvero vicina.

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