Liguria

I Bagni Liggia tornano in possesso del Comune di Genova

Il pm ha disposto la restituzione della struttura all'amministrazione, che ora potrà indire una gara per riassegnarla a un nuovo concessionario. Balneari liguri in agitazione per l'accanimento della procura, che potrebbe far sequestrare altri stabilimenti.

Alla fine è accaduto ciò che si temeva: i Bagni Liggia di Genova sono tornati nella disponibilità del Comune, che ora potrà istituire una procedura di evidenza pubblica per assegnarli a un nuovo concessionario. È quanto deciso dal pm Walter Cotugno, che lunedì ha incaricato la Capitaneria di porto di togliere i sigilli dallo storico stabilimento al centro di un lungo e complesso contenzioso giudiziario, in modo che possa essere restituito all’ente comunale per essere messo a gara.

La spiaggia in concessione ai Bagni Liggia si trova sotto sequestro da luglio 2019 per decisione dello stesso pm Cotugno, il quale ha contestato che le proroghe istituite dallo Stato italiano sarebbero illegittime poiché non rispettano la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi. Lo scorso 16 novembre la Capitaneria di porto, sempre su ordine del pm Cotugno, ha messo i sigilli anche sull’intero stabile che comprende cabine, bar-ristorante e abitazione privata, finché ieri il pubblico ministero di Genova non ha disposto la rimozione dei sigilli e la restituzione dell’intera struttura al Comune. Tuttavia, non si tratta ancora dell’epilogo della vicenda: il titolare dei Bagni Liggia ha infatti già annunciato che presenterà ricorso alla Corte di cassazione, la quale potrebbe ribaltare le decisioni della procura.

Nel frattempo, però, l’accanimento della procura fa tremare i balneari di tutta la Liguria: come più volte scritto su queste pagine – e come chiesto a titolo provocatorio dallo stesso Galli – seguendo lo stesso ragionamento fatto per i Bagni Liggia, il pm potrebbe far sequestrare tutti gli stabilimenti della provincia di Genova, soprattutto dopo che il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni al 2033. E pare che siano proprio queste le intenzioni del pubblico ministero, almeno secondo quanto riferito ieri dal quotidiano La Repubblica: quello dei Bagni Liggia, ormai diventato un caso di interesse nazionale, rischia infatti di essere un precedente per legittimare le indagini su altre migliaia di stabilimenti balneari, soprattutto se si tiene conto che la procura di Genova ha già chiesto a tutte le altre procure italiane di verificare se le concessioni demaniali del proprio territorio siano state assegnate con una procedura di evidenza pubblica oppure se siano state prorogate in base alle leggi italiane dichiarate in contrasto col diritto europeo e oggetto di una lettera di messa in mora da parte di Bruxelles. Secondo Repubblica, nei cassetti del pm e del gip di Genova ci sarebbe già un corposo fascicolo sugli altri trecento stabilimenti balneari della provincia, e altre procure d’Italia potrebbero seguire la stessa strada. A meno che il governo Draghi non faccia in fretta ad approvare un adeguato provvedimento di riordino del settore che tuteli le attuali imprese esistenti sul demanio marittimo e che eviti uno scenario altrimenti certo e drammatico: un’infinita serie di ricorsi e controricorsi in tutta Italia, proprio come accaduto ai Bagni Liggia, che bloccherebbero per anni l’intero comparto economico del turismo balneare.

Così Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio, si esprime sull’accaduto: «La vicenda dei Bagni Liggia è giudiziariamente intricata. Lo stesso tribunale di Genova nel corso di questi anni, e anche da ultimo, si è pronunciato con decisioni diametralmente opposte fra di loro. Vedremo quello che dirà adesso la Cassazione. Ciò che è certo è che, a nostro avviso, nessuna gara potrà essere fatta dal Comune di Genova sul Liggia perché lo stesso è oggetto di contenzioso pendente. Così come è altrettanto certo che siamo ancora nella fase cautelare e non di merito. Insomma, non vi è ancora alcuna condanna né provvisoria ne tanto meno definitiva del titolare. Impressiona e suscita enormi perplessità che la procura di Genova, così solerte e insistente per il sequestro, a distanza di anni dall’inizio delle indagini non abbia ancora chiesto il giudizio di merito affinché si accerti, nel contraddittorio delle parti, se effettivamente il titolare è o meno colpevole della contravvenzione contestatagli. Per chiarezza di tutti, il titolare sta subendo tutto questo mentre è innocente anche da un punto di vista strettamente giudiziario. Da ultimo si sottolinea che il presunto reato per cui si procede con tale insistenza non è un delitto efferato, bensì una semplice contravvenzione oblabile. Siamo certi che il titolare troverà giustizia e ci auguriamo che questo non avvenga troppo tardi, come invece capitato in altri casi analoghi nel Lazio. Intanto questa vicenda sottolinea l’urgenza di un intervento normativo a livello nazionale sulle concessioni, anche al fine di evitare una pericolosa supplenza giudiziaria con effetti potenzialmente devastanti per il paese».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. ……..urge una riforma seria con scadenze certe e riassegnazioni tramite evidenze pubbliche….. ormai la strada è segnata…..

  2. Non so quanto fosse contento il dirigente al demanio nel vedersi affidare la struttura che ora deve riassegnare, meglio entro l’avvio della stagione, per cui ora è il tempo dei sopralluoghi..non vorrei essere il dirigente che sarà il primo a fare i bandi! Complimenti alla procura di Genova e grazie all’ing. Galli che ha dato l’avvio con la decisione di abbattere il muretto e con l’esposto contro tutti i concessionari.

  3. Certo.
    Andiamo avanti così che ne vedremo delle belle Non vedo l’ora che questo provvedimento venga esteso al resto d’Italia.
    Ma d’altra parte siamo una economia fondata sul reddito di cittadinanza.
    Proporrei di cambiare anche l’art 1 della Costituzione già che ci siamo.
    Colleghi…prepariamoci a smontare le strutture che stanno arrivando quelli bravi!

  4. L’unica cosa certa è che ci sarà un caos generale a tempo indeterminato, ben oltre i prossimi anni. Finalmente il turismo balneare italiano sarà distrutto e la giustizia avrà trionfato.

  5. Credo che il comune di Comune non faccia nulla fino alla pronuciera la Corte di Cassazione. Certo che se la cassazione dovesse rigettare il ricorsi di Cladio Galli molti titorare di stabilimento balneare, che hanno impedito per anni il riordino della materia, si pentiranno amaramento

  6. ma i balneari ormai si sono trasformati in ristoratori..pizzaioli..discotecai.ormai si fa tutto in spiaggia con affitti ridicoli..urge una riforma seria che indichi la durata di una concessione..attività che si possono svolgere..affitti a prezzo di mercato…

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