Attualità

Concessioni balneari, l’analisi: le mancanze del governo e l’anarchia di regole

Le concessioni sono scadute e la premier Meloni continua a non esprimersi sulle intenzioni per rinnovarle

L’inizio del 2024 ha significato, per molti titolari di concessioni demaniali marittime, di trovarsi con dei titoli scaduti in mano. Questo non tanto per effetto delle note sentenze gemelle dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che hanno annullato la proroga al 2033 e imposto le gare entro il 31 dicembre 2023, bensì a causa della legge 118/2022 che ha recepito le disposizioni di tali sentenze. E anche se una delle due pronunce di Palazzo Spada è stata di recente invalidata dalla Cassazione, la legge 118/2022 resta ad oggi in vigore.

Il governo Meloni tanto ha promesso, ma nulla ha fatto di concreto finora per tutelare gli attuali operatori balneari. Tuttavia, avere deciso di non decidere ha comportato comunque delle conseguenze: ovvero che, con l’avvicinarsi della scadenza delle concessioni e in assenza di disposizioni nazionali, ogni Comune ha proceduto per conto proprio. La maggior parte di questi ha deciso di avvalersi della possibilità di un anno di proroga prevista dalla stessa legge 118/2022 (firmata dal governo Draghi, e non dalla Meloni come hanno fatto credere alcune imprecisioni della stampa generalista), ma restano le incognite sul futuro del settore: come saranno rinnovati i titoli? Quanto dureranno? Come dovrà essere calcolato il valore aziendale? E come si intende declinare in una norma il principio della “non scarsità di risorsa”, ribadito anche ieri dalla presidente del consiglio?

A queste e molte altre domande, il governo continua a non rispondere, rifugiandosi dietro dichiarazioni vuote e generiche. Intanto si avvicina la data del 16 gennaio, termine per rispondere ai rilievi della Commissione europea che lo scorso novembre ha inviato il parere motivato per avviare la procedura di infrazione contro l’Italia sulle concessioni balneari. Entro tale data, l’esecutivo dovrà dare risposte concrete non solo a Bruxelles, ma anche agli operatori balneari e a tutti i cittadini italiani, interessati a sapere come si intende continuare a gestire il pubblico demanio marittimo e le imprese private che vi insistono sopra, su cui si basa un importante e peculiare settore economico.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: