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Concessioni balneari, come la mettiamo con l’estensione al 2033?

I giudici hanno cancellato il futuro di migliaia di imprese con un tratto di penna, ma su quella scadenza si erano basati mutui e investimenti. E non si può fare finta di niente.

La scadenza delle concessioni balneari al 2033 potrebbe rappresentare il problema più difficile che il governo Meloni dovrà affrontare, nell’imminente riforma del settore. Di questo e altri temi parleremo stasera alle 21 in diretta sulle pagine Facebook e YouTube di Mondo Balneare, con il nostro caporedattore Alex Giuzio che sarà a disposizione dei lettori per rispondere a qualsiasi domanda in materia di demanio marittimo. Nell’attesa, spieghiamo in cosa consiste il problema.

Com’è noto, a novembre 2021 il Consiglio di Stato ha annullato l’estensione delle concessioni balneari fino al 2033 che era stata disposta dalla legge 145/2018, giudicandola una proroga automatica e pertanto in contrasto col diritto europeo; tuttavia, nei due anni in cui la legge è rimasta in vigore, la stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali aveva già provveduto a convalidare la nuova scadenza. In questo momento, quindi, migliaia di concessionari sono in possesso di un titolo protocollato ufficialmente, su cui hanno già pagato l’imposta di registro per tutti gli anni di estensione e in base al quale hanno acceso mutui bancari al fine di ottenere liquidità per effettuare investimenti e ristrutturazioni. Il Consiglio di Stato ha liquidato l’estensione al 2033 con un’espressione fredda e laconica (“tamquam non esset”, ovvero “è come se non esistesse”), cancellando così di fatto il futuro di migliaia di piccole imprese familiari con un solo tratto di penna; tuttavia sulla scadenza al 2033 si basavano aspettative, mutui e investimenti realizzati in base a una legge dello Stato, e di tutto ciò non si può fare finta di nulla. I giudici potranno anche dire che la proroga “è come se non esistesse”, ma i mutui bancari e gli investimenti sono veri e non si possono cancellare allo stesso modo.

L’ex premier Mario Draghi, che ha voluto recepire a tutti i costi la sentenza di Palazzo Spada, nella legge sulla concorrenza ha fissato la nuova scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023, ma la situazione non è semplice come l’ha messa il precedente presidente del consiglio, che è colpevole di avere voluto approvare una norma in maniera frettolosa e senza confrontarsi con le associazioni di categoria. Al momento, molti concessionari che hanno in mano il titolo con la durata fino al 2033 sono infatti in condizione di poter fare ricorso contro lo Stato italiano, che non ha rispettato le leggi da lui stesso approvate, e sulle quali si erano basate le legittime aspettative di migliaia di imprenditori. Dal momento che non sono state diramate linee guida nazionali per applicare l’estensione al 2033, ogni amministrazione comunale lo ha fatto per conto proprio, pertanto le casistiche sono molto variegate: per esempio, ci sono i concessionari che hanno ottenuto l’estensione diretta e quelli che invece sono dovuti passare per un’evidenza pubblica; e addirittura ci sono quelli che hanno avuto il titolo protocollato con le più svariate clausole e manleve che sollevavano i funzionari comunali da qualsiasi responsabilità, in caso di eventuale annullamento della norma (come in effetti è avvenuto). Non tutti i concessionari sono dunque in condizione di poter effettuare ricorso, ma per molti di questi la battaglia in tribunale rappresenta una concreta possibilità per far valere i propri diritti.

Al momento gli imprenditori balneari ripongono molte aspettative nei confronti del governo di Giorgia Meloni, che ha più volte promesso la salvezza degli attuali stabilimenti. L’esecutivo ha solo tre soluzioni possibili per tutelare la categoria, e si trova nella condizione di poter decidere se varare il decreto attuativo e completare così la riforma avviata da Draghi, oppure se abrogarla e prendere un’altra strada. Quel che è certo è che, se il governo dovesse tradire le aspettative dei balneari e portare a compimento la sentenza del Consiglio di Stato, i ricorsi potrebbero fioccare a migliaia. E ciò significherebbe la paralisi di un intero sistema economico, con gravi conseguenze per il pil turistico italiano. Di questo e di molto altro parleremo stasera alle 21 nella nostra diretta, che invitiamo tutti gli imprenditori balneari a seguire. Ecco i link diretti:

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