Castelli di sabbia, la ricetta migliore per costruirli

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Che la sabbia sia un ottimo materiale da costruzione lo sappiamo bene, come sappiamo bene che una buona parte delle nostre spiagge è finita nei muri delle case delle nostre città. Ho appena letto un bellissimo libro di un collega scozzese, Robert Duck, in cui si racconta che il 21 luglio del 1856 il tribunale locale di Penzance (Cornovaglia) condannò il proprietario del Seven Stars Pub a una multa di 3 sterline per aver permesso a delle prostitute di riunirsi (forse lavorare!) nel suo locale. Nella stessa seduta, Mr. Bartholomew Bottrell fu condannato a pagarne ben 10 per aver preso della ghiaia dalla spiaggia.

Sono partito da qui perché il libro di Duck, On the edge, mi ha appassionato con il racconto dei danni provocati alle coste del Regno Unito dalla costruzione della rete ferroviaria, che ha fatto manbassa dei sedimenti delle spiagge del paese per costruire il rilevato ferroviario. E qualcosa di simile è successo anche in Italia, come abbiamo visto in un precedente “Granello di sabbia”. Ma la costruzione che faremo oggi non toglie sabbia alla spiaggia, anche se avrà le dimensioni di un castello! E non useremo la ghiaia del povero Bartholomew, non tanto perché corpo di un reato, quanto perché, se va bene per fare il calcestruzzo, non si presta certo per costruire con la sola acqua, che uscirebbe subito dai pori, e comunque la pellicola che rimane attorno ai sassi non avrebbe una tensione superficiale (“forza di coesione”) sufficiente per tenerli uniti.

Con la ghiaia, o meglio con i ciottoli, si possono fare delle torri e altre costruzioni, ma non raggiugeranno mai la complessità dei castelli di sabbia. L’acqua è essenziale per tenere unita la sabbia perché fa dei ponti fra i vari granelli, e più i ponti sono brevi e più la struttura è solida. Comunque ricordiamo che i granelli più piccoli sono anche più leggeri e più facili da sostenere; inoltre la loro permeabilità è minore, e l’acqua viene persa più lentamente. In pratica, il castello dura più a lungo!

Quando la sabbia viene compressa molta acqua viene espulsa, i ponti sono più corti e la struttura risulta più solida; solo così potremo scavare nelle pareti per fare porte e finestre. Ma che succede se inavvertitamente diamo un colpo a un muro di cinta del castello? I ponti si romperanno lungo un piano più o meno articolato e un pezzo di muro si staccherà, ma certo non si scioglierà!

Vediamo ora quali sono gli attrezzi e i materiali di cui deve disporre la nostra impresa di costruzioni. Ci serve veramente poco, e il non dover chiedere una licenza edilizia è già un bel sollievo; anche se in alcuni stabilimenti balneari questa attività (gioco!) non è molto gradita. La sabbia l’abbiamo sotto i nostri piedi, l’acqua è lì davanti e gli unici attrezzi indispensabili ce li portiamo sempre dietro: le nostre mani! Non serve neppure un secchiello, perché se state vicini alla battigia, basterà scavare un po’ per avere tutta l’acqua che volete senza dover correre su è più per la spiaggia. Sul fondo della buca troverete la sabbia bagnata, che aspetta solo di essere compressa un po’ per diventare la prima pietra del castello, e poi la seconda, e poi… la torre.

Questa posizione è strategica, anche perché subito sotto la superficie la sabbia è bagnata e non risucchia l’acqua che tiene insieme il vostro castello. Inoltre, se lo vorrete difendere con un fossato pieno d’acqua, qui sarà tutto più facile; ma ricordate che l’acqua presente alla base viene richiamata anche dalla sabbia della vostra costruzione, che così diventa meno stabile. E che la sabbia assorba l’acqua lo sanno anche le formiche, che la usano per fare dei ponti-sifone per estrarre cibo liquido da un contenitore senza correre il rischio di affogarvi dentro; e sanno anche scegliere i granelli delle dimensioni ottimali!

I professionisti si saranno portati dietro anche un pennello per lisciare le pareti, mentre uno stecchino per incidere e fare piccoli buchi lo troverete facilmente accanto a voi. Per fare delle porte molto larghe vi converrà partire dai due lati e creare dei pilastri con alla sommità dei piccoli aggetti, da unire poi con la chiave di volta. Due mani potrebbero non essere sufficienti, ma chi costruiva i veri castelli aveva schiere di schiavi al proprio servizio (e forse non si sporcava neppure le mani!). Se amici, parenti, vicini di ombrellone o di asciugamano non sono disposti ad aiutarvi, la superficie curva del secchiello può costituire un appoggio ottimale (quindi anche lui può essere utile!).

Ma quale è la ricetta giusta per fare una buona miscela? Rob Brander, conosciuto come il Dr. Rip perché studia le rip current e scrive libri di divulgazione su argomenti costieri, sostiene che bisogna mescolare sette parti di sabbia asciutta con una parte di acqua. Studi in laboratorio sembrano indicare che miscele più asciutte, fino al 99% di sabbia, siano più stabili, ma in questo caso la vostra costruzione si asciugherà subito e diventerà presto un bel mucchio di sabbia. Comunque per tenerla umida potrete usare uno spruzzino, come quelli che si usano per inumidire i panni quando si stira. Ma solo un professionista se lo porta dietro!

Sempre in laboratorio è stata trovata una relazione che lega l’altezza di una colonna di sabbia al suo diametro: una colonnina di 2 cm non raggiungerà i 20 cm di altezza, ma una di 20 cm potrà superare il metro. Ma se il nostro castello lo vogliamo fare sulla spiaggia, e non chiusi in un laboratorio, sarà sufficiente prendere la sabbia dal fondo della nostra buca, comprimerla bene fra le nostre mani e avremo la giusta “pappa” per costruire; ma che non sia troppo papposa!

Se siete dei puristi non avete bisogno d’altro, ma siccome “tutti i gusti son gusti” e tanto il mare ve lo spianerà subito, potete fare una versione barocca, con stalagmiti di sabbia più liquida che farete colare dalle vostre mani, aggiungendo poi conchiglie, pezzi di pigna e altri elementi decorativi. Se poi vi piace la Pop art, raccattate le lattine della Coca Cola (anche la Pepsi va bene!), i tappi della birra, le palette del gelato, i flaconi vuoti di crema solare di cui è tanto ricca la spiaggia, e inserite tutto nel vostro castello. Andy Warhol, dall’alto, sarà fiero di voi; e il bagnino molto contento, perché troverà già ammucchiata tutta la spazzatura.

P.S. Se avete intensione di partecipare al Festival internazionale delle sculture di sabbia di Jesolo, o a una delle tante competizioni che si svolgono annualmente sulle spiagge italiane e straniere, quello che vi ho raccontato vi garantirà certamente l’ultimo posto!

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