Sfere, dischi e bastoni: i tipi di sassi che si trovano in spiaggia

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Sulle spiagge costituite da ciottoli, gli elementi di diversa forma tendono a distribuirsi in modo ordinato: quelli discoidali in alto e quelli sferici in basso, con forme intermedie che si posizionano nel mezzo (foto scattata sulla costa occidentale dell’Irlanda).

La musica dei Rolling Stones è bellissima e non mi stancherei mai di ascoltarla. Ecco perché, appena vedo una spiaggia costituita da ciottoli, mi accuccio vicino alla battigia e ascolto il rumore dei sassi che rotolano. Non è comodo stendersi per prendere il sole, non ci si piantano gli ombrelloni e non si possono fare i castelli di sabbia, ma il fascino che hanno le spiagge di ciottoli non ha pari.

La forte pendenza fa sì che le onde frangano vicino a riva e il loro rumore è sincronizzato con quello dei sassi portati in su e già dalla risacca. Ma proprio tutti vanno in su e in giù?

Se guardiamo bene, i sassi sono disposti in modo ordinato secondo la loro forma, e se ci fermiamo un po’ a osservare capiamo bene il perché: quando l’acqua risale sulla ripida battigia trasporta più in alto i sassi piatti (i “dischi“), che quasi fanno il surf sull’onda, ma poi parte dell’acqua s’infiltra, e questi non ridiscendono facilmente verso il basso e si accumulano sulla creta della berma. Anche i sassi rotondi (le “sfere“) si muovono, ruzzolando verso l’alto, ma quando l’acqua torna indietro, anche se con una capacità di trasporto minore, per loro è più facile rotolare giù per la battigia. E poi ci sono dei sassi né sferici né discoidali, che chiameremo “bastoni“, che non sanno se comportarsi in un modo o nell’altro, e spesso li troviamo proprio nel mezzo.

In origine tutti i sassi avevano degli spigoli aguzzi, essendo stati staccati dalle rocce, ma sappiamo che molti di loro vengono dalle montagne, e rotolando sul fondo dei ruscelli e dei fiumi si sono arrotondati e hanno continuato a smussarsi muovendosi su e giù mentre venivano trasportati dalle correnti litoranee dalla foce del fiume alla nostra spiaggia. Anche quelli che derivano dal crollo delle falesie si arrotondano muovendosi lungo la costa, e osservandoli è più facile rendersi conto del processo che li modella, perché sotto alla falesia li troviamo più spigolosi e via via che ci allontaniamo diventano più arrotondati.

I blocchi caduti di recente dalla falesia sono ancora molto spigolosi, mentre quelli che sono stati soggetti per più tempo all’azione del moto ondoso sono arrotondati (Llantwit Major, Galles).

Ma perché alcuni diventano sfere e altri dischi o bastoni? Questo dipende dalla loro forma originaria, ossia da come era fratturata la roccia madre. Se era costituita da piccoli strati, si sono distaccate delle lastre, che rimarranno appiattite formando dischi o lame; se invece la roccia era compatta e con una rete di fratture o linee di debolezza che favorivano la formazione di cubetti, questi diverranno sfere. I bastoni possono derivare sia dalle rocce stratificate, se si rompono in tavolette allungate, sia da roccia compatta, se i piani di frattura disegnano dei parallelepipedi. Se rimangono allungati ma piatti, ritorniamo a parlare di lame.

Ma è anche il movimento sulla spiaggia che esaspera queste forme: le sfere rotolando diventano sempre più tonde, i dischi e le lame strusciando si appiattiscono e i bastoni, che ruzzolano solo lungo il proprio asse maggiore, si assottigliano sempre di più. Alla fine, però, quelli che si muovono di più, e fanno la musica, sono le sfere! Ma la musica delle sfere non era quel concetto filosofico che riteneva che l’universo fosse ordinato in modo perfetto e geometrico e che il moto dei corpi celesti producesse un suono armonioso? E la nostra spiaggia è molto diversa?

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