Blowholes, i geyser del mare

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Blowhole sulla costa dell'Isla Mujeres (Messico).

Non c’è bisogno di andare fino in Islanda per vedere dei getti d’acqua sparati in aria, e neppure sulla schiena di una balena, dove vi sono gli originari blowhole (sfiatatoi). Ovviamente si parla di getti completamente diversi fra di loro: i geyser, che non sono solo in Islanda (ma dove il paesino Geysir ha dato loro il nome), sono getti intermittenti che partono da una camera sotterranea quando la temperatura dell’acqua arriva al punto di ebollizione; quelli delle balene invece servono per espellere acqua e muco dall’apparato respiratorio; mentre quelli che andiamo a cercare oggi sono prodotti dalle onde del mare. Si trovano lungo le coste rocciose dove sono presenti grotte – spesso carsiche – in contatto con il mare, in rocce fratturate o in rocce magmatiche dove il contatto con il mare può avvenire tramite fratture o tunnel magmatici.

Quello che è importante è che le onde vadano a comprimere l’aria o l’acqua presente in una cavità che comunica con l’esterno. La pressione che esercita un’onda su di una parete rocciosa è molto forte, e questa pressione si propaga all’interno della grotta o della frattura, comprimendo tutto quanto vi si trova dentro. In alcuni casi può uscire solo aria, che non si vede ma si sente per il rumore o si percepisce come vento che esce da un buco. Molto più spesso esce anche l’acqua, che viene spinta in alto con getti che possono arrivare anche a 30 metri.

L’acqua che zampilla da un blowhole è spinta dalla pressione esercitata da un’onda in un condotto sottomarino che ha un’uscita in superficie. Anche l’aria che si espande dopo la compressione contribuisce a sparare fuori l’acqua.

È il caso del “Big Blowhole” di Kiama (New South Wales, Australia) che, con una larghezza del foro di 2,5 metri e il getto più alto del mondo, richiama circa un milione di visitatori all’anno. È costituito da rocce vulcaniche e il mare ha eroso dei livelli più teneri creando una cavità aperta anche verso l’alto. In prossimità di questo ve n’è uno più piccolo, il “Little Blowhole”, meno spettacolare ma che si può gustare senza l’affollamento che richiama il Big.

Kiama Blowhole
Il Little Blowhole di Kiama.

La costa di Kiama è piuttosto pericolosa e la nuotata è costata la vita a molte persone, ma ancor più pericoloso è avvicinarsi troppo allo sfiatatoio. Nel 1992 sette persone, appartenenti a due famiglie, sembra che siano state risucchiate nel buco da un’onda anomala, e altri due membri di un’altra famiglia vi morirono cinque anni dopo.

big blowhole kiama
I cartelli che indicano il pericolo di questa costa non sembra siano sufficienti a prevenire gli incidenti: come abbiamo già visto in un precedente articolo di “Granelli di sabbia”, questa segnaletica viene spesso ignorata o non correttamente interpretata.

Ma bisogna proprio arrivare in Australia per vedere dei blowholes? In realtà non ve ne sono molti al mondo, e forse molti non sono pubblicizzati come quelli australiani. Un competitor di quello di Kiama per entrare nel Guinness dei primati è a La Bufadora (“La Sbuffona”), che si trova nella penisola di Punta Banda in Messico e ha un getto che può arrivare a 30 metri. Una leggenda popolare narra che una balena rimase intrappolata nella punta rocciosa e soffiò l’acqua per attirare l’attenzione del suo branco, ma evidentemente nessuno arrivò in suo soccorso, tanto che si trasformò in pietra e rimase per sempre su quella costa.

Un altro blowhole famoso è quello di Hālona, sull’isola di Lawai nelle Hawaii: è ovviamente in rocce laviche, ma per la quota della connessione con il livello del mare, diventa spettacolare solo con alta marea e onde molto grosse. L’arcipelago è ricco di queste morfologie, che spesso prendono il nome di spouting horn (“corno che sputa”), che è anche il nome di una di queste sull’Isola di Kaunai. Qui una mostruosa lucertola terrorizzava gli abitanti della costa meridionale, fino a quando un ragazzo non la indusse a inseguirlo in un condotto lavico, dove la bestia rimase intrappolata: ora ruggisce e sputa fino a 15 metri di altezza.

Ci sono altre morfologie simili, chiamate sempre blowholes, che però non sparano acqua, come la voragine vicina a Trevone, in Cornwall (UK), profonda quasi 30 metri e ampia 50 x 35 metri. È posta a una trentina di metri dal mare ed è stata prodotta dal crollo del tetto di una grotta marina. Qualcuno sostiene comunque di aver visto degli spruzzi in concomitanza con l’alta marea.

A Tiarei, nel Wupatki National Monument in Arizona e quindi ben lontano dal mare, vi è un buco nel terreno dal quale, quando cambia la pressione fra le cavità interne e l’atmosfera esterna, esce un potente getto d’aria. Sembra che faccia rizzare i capelli!

Ma non a tutti piacciono queste meraviglie della natura: vicino al Lawai Blowhole ve n’era uno ancor più potente, ma fu fatto saltare con la dinamite perché gli spruzzi salati danneggiano una coltivazione di canna da zucchero.

E in Italia ci sono? Io non li ho mai visti, ma se qualche lettore ne è a conoscenza può mandarci una foto che verrà certamente pubblicata e noi andremo subito a vederlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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