Cartelli di sicurezza in spiaggia: paese che vai, segnaletica che trovi

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Avevamo titolato un vecchio articolo di “Granelli di sabbia” “Pennelli permeabili: paese che vai, difesa che trovi“, e non avremmo voluto riproporre la stessa considerazione con la cartellonistica che spiega i pericoli che si possono trovare sulla spiaggia, ma purtroppo dobbiamo ripeterci: ognuno fa come vuole!

Cosa accadrebbe se in ogni paese la cartellonistica stradale fosse diversa? Certamente il numero degli incidenti in prossimità delle frontiere sarebbe altissimo. E pensate di arrivare in una sorta di “Inversolandia”, dove il rosso dei semafori indica che si può passare e il verde che dobbiamo fermarci..! Ebbene, perché invece sulle nostre spiagge troviamo cartelli diversi per indicare lo stesso divieto o lo stesso pericolo?

Lungo le coste italiane è possibile vedere cartelli dalle forme più diverse e dai contenuti più cervellotici, spesso messi più per tutelare chi ha una responsabilità su quella costa, che non per avvisare i bagnanti in modo chiaro dei pericoli presenti. Consideriamo inoltre che sulle spiagge non ci vanno solo gli italiani, e che molti incidenti avvengono proprio a spese di persone che non parlano la nostra lingua. Cartelli con simboli chiari e universali potrebbero salvare almeno una vita?

Non c’è un modo più semplice per dirlo?

A ogni accesso alla spiaggia dovrebbe essere collocato, in buona evidenza, un cartello con il nome della spiaggia, in modo che questo possa essere comunicato senza indugio ai soccorritori in caso di necessità. Molto spesso invece vengono fatte chiamate di soccorso ma non si è in grado di indicare con esattezza il punto in qui questo viene richiesto, cosa cha fa perdere del tempo prezioso ai soccorritori.

A questo accesso (“Camerota 15”) viene correttamente ricordato il numero di telefono da chiamare per urgenze e il nome della spiaggia, ma il contesto in cui è posto non evidenzia l’importanza di queste informazioni.

Con il progetto europeo “Perla” (Progetto di cooperazione per l’accessibilità, la fruizione e la sicurezza della fascia costiera), a cui parteciparono partner di Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica, a tutti gli accessi alle spiagge di numerosi comuni furono installati cartelli georeferenziati con un numero e il nome della spiaggia; e nomi e coordinate degli accessi vennero comunicati a tutte le istituzioni e associazioni attive nel soccorso, il cui numero di telefono compare sul cartello. Ma uno degli obiettivi principali del progetto era la realizzazione di una cartellonistica che potesse essere adottata su tutte le spiagge italiane, del Mediterraneo e… del mondo! Proprio per evitare che un turista che arriva dall’Inversolandia si tuffi in mare quando sventola la bandiera rossa.

Per non aumentare la confusione creando nuovi cartelli, furono analizzati quelli adottati in altri paesi e risultò che vi era un modello a cui molti già si rifacevano, almeno nell’area anglosassone. I cartelli inglesi sono bellissimi, ma purtroppo sono molto cari da realizzare: perciò ne venne fatta una versione low cost.

I lussuosi cartelli posizionati su tutta la costa del Regno Unito.

Ma cosa mettere sopra questi cartelli? Qui nascono i problemi: se ci mettiamo troppe cose nessuno si ferma a guardarli, mentre se ne mettiamo poche rischiamo di lasciare fuori informazioni importanti.

Un altro problema riguarda l’affollamento di cartelli che si può generare. Vi sono quelli obbligatori, che riportano le ordinanze della Guardia costiera o del Comune; c’è poi la Bandiera Blu, che vuole il suo cartello, e così via.

La Guardia costiera collaborò attivamente al progetto “Perla”, indicando le informazioni che dovevano assolutamente comparire e che potevano evitare la duplicazione dei cartelli. Per la simbologia vennero adottati i simboli ISO 20712 “Water safety signs and beach safety flags”, mentre il colore dello sfondo e delle varie pari segue quanto indicato nelle linee guida del Royal national lifeboat institution (RNLI), un meraviglioso libretto che prende in considerazione i vari aspetti, dal colore dei pali e delle varie parti del cartello alla posizione in cui installarlo, fino alle informazioni da dare nei vari tipi di accesso.

Ma li indichiamo tutti i pericoli che si possono incontrare? È a questo punto che possono nascere i conflitti, fra chi vuole dare un’informazione completa e chi ha paura di spaventare i turisti. Per esempio, ce lo scriviamo che in queste acque s’incontrano frequentemente le meduse? O che capita spesso di pestare una tracina?

Uno dei cartelli installati grazie al progetto “Perla”.

Bisogna comunque tenere conto del fatto che l’ambiente costiero è estremamente dinamico e che molte situazioni di pericolo si verificano con discontinuità spaziale e temporale. L’esempio classico è la presenza delle rip current, che si sviluppano solo con certe condizioni di moto ondoso e che possono migrare lungo la costa oppure localizzarsi sempre nello stesso punto, come in prossimità di promontori o di pennelli.

Anche le cosiddette “buche” oggi non ci sono mentre domani potrebbero costituire un terribile tranello per i non nuotatori o i nuotatori poco esperti: per questo è difficile apporre cartelli con indicazioni statiche, a meno che non si mettano quelle più negative, con il rischio di gridare “Al lupo, al lupo!”.

Insomma, l’indicazione “Possibile presenza di…” è forse la soluzione migliore. Ma dove il pericolo è forte e quasi permanente, vi sono anche cartelli con scritto in modo assai brutale che si rischia la vita a entrare in acqua.

Un cartello molto esplicito sulla costa della Colombia: “Su questa spiaggia sono annegate molte persone. Non entrare in questa statistica”

Vi sono anche cartelli che indicano al centimetro la profondità dell’acqua a una determinata distanza da riva (manco si fosse in una piscina!) e mi sono chiesto quale responsabilità potrebbe venire attribuita a chi li ha posti, nel caso in cui un bagnante perdesse la vita per una leggera variazione del profilo della spiaggia sommersa.

Avverrà proprio tutti i giorni che lo scalino si trovi in quel punto e che a 12 metri da riva la profondità sia di 2,65 metri?

È chiaro che il problema è complesso e presenta anche forti implicazioni legali, per cui è opportuno che le indicazioni da riportare sui cartelli siano definite da persone competenti sulle dinamiche dell’ambiente costiero, con un’ottima conoscenza del comportamento dei bagnanti e sulla base delle informazioni disponibili sui casi pregressi.

Un evidente caso di sovraffollamento di cartelli che ne scoraggia la lettura (non in Italia… questa volta!).

Una buona cartellonistica può aiutare a salvare delle vite, ma non dimentichiamo che alla base della sicurezza in mare c’è una buona conoscenza dell’ambente costiero, delle sue dinamiche e dei suoi pericoli, e queste informazioni dovrebbero essere date a tutti… a scuola? In attesa che questo avvenga mi permetto di dare un suggerimento ai gestori degli stabilimenti balneari: perché non organizzare delle brevi chiacchierate con i ragazzi (ma servirebbero anche agli adulti!) per spiegare in modo semplice cos’è un’onda, com’è fatta una spiaggia, cosa sono le rip current e tutto quello che serve per formare dei bagnanti consapevoli? Un bagnino professionale lo potrebbe fare… ma non quando è in servizio sulla torretta!

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