Attualità Sib-Confcommercio

Balneari, Sib minaccia azioni legali contro Comuni in ritardo sui 15 anni

L'associazione ha inviato una dura lettera all'Anci e predisposto un fac simile di diffida che i balneari possono utilizzare per sollecitare le proprie amministrazioni

I ritardi dei Comuni a estendere le concessioni balneari di 15 anni «sono assolutamente ingiustificati, perché la norma è valida ed efficace». Pertanto, le amministrazioni inadempienti «ledono i legittimi diritti dei concessionari che ben potrebbero agire in sede giudiziaria per i danni procurati in conseguenza della mancata applicazione della legge». Lo afferma il Sindacato italiano balneari – Fipe Confcommercio in una dura lettera inviata ad Antonio Decaro e Andrea Gnassi, rispettivamente presidente e responsabile turismo e demanio marittimo dell’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani.

«Stante l’inerzia ingiustificata di diversi Comuni nell’applicazione della legge che ha stabilito il differimento della scadenza delle concessioni demaniali vigenti – spiega una nota del Sib-Confcommercio – abbiamo inviato un appello all’Anci», contenente le molteplici motivazioni giuridiche «che riteniamo sufficienti a fugare ogni ragionevole dubbio sulla validità ed efficacia della norma di cui si chiede l’applicazione. Nel contempo abbiamo palesato le possibili conseguenze giudiziarie a carico dei Comuni inadempienti per i danni che i concessionari dovessero subire perdurando questa colpevole inerzia».

La lettera del Sib esordisce ricordando all’Anci che «la legge n. 145 del 30 dicembre 2018, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2018, all’art.1 comma 682 e seguenti ha disposto “una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni quindici” per le concessioni demaniali marittime disciplinate dall’art. 1 comma 01 del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 400 convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993 n. 494. I titolari di siffatte concessioni hanno interesse a ottenere l’immediata formalizzazione di questa diversa nuova durata della concessione demaniale di cui sono titolari ai fini non solo del pagamento dell’imposta di registro ex art. 19 del DPR 26 aprile 1986 n. 131, ma soprattutto per usufruire sia di credito bancario che delle provvidenze regionali al fine di effettuare investimenti nel settore».

Tuttavia, tuona la lettera del Sib, «le aziende balneari rappresentate dalla scrivente organizzazione lamentano ritardi da parte dei Comuni costieri nell’applicazione della legge in oggetto indicata. Infatti sono ancora molti i Comuni inadempienti, anche se diversi altri (da ultimo Cervia, Tarquinia, Riccione, Loano) hanno già proceduto alla formalizzazione della nuova durata sui titoli concessori di loro competenza anche seguendo le indicazioni fornite dalle rispettive Regioni».

La missiva rivolta a Decaro e Gnassi prosegue affermando che «siffatti ritardi sono assolutamente ingiustificati perché la norma è valida ed efficace», dilungandosi a elencare con puntualità tutte le motivazioni giuridiche. In particolare, sottolinea il Sib, «a differenza di quanto da taluno strumentalmente paventato, è da considerare che la Commissione europea, dopo otto mesi dall’entrata in vigore della legge di stabilità, non ha intrapreso nei confronti dell’Italia nessuna procedura di infrazione  per la norma che ha stabilito il differimento di quindici anni della scadenza delle concessioni demaniali marittime. Circostanza non certamente dovuta al venir meno di un’attività di controllo da parte della Commissione europea sulla nostra legislazione o a un eventuale suo affievolimento. Infatti negli ultimi otto mesi la Commissione europea ha intrapreso ben 22 procedure di infrazione a carico del nostro paese, per violazione del diritto dell’Ue o per il mancato recepimento di sue direttive. Nessuna di queste ha significativamente riguardato l’art. 1 comma 682 e segg. della legge 30 dicembre 2018 nr. 145. A ciò si aggiunga che non vi è stata alcuna sentenza amministrativa, civile o penale, che abbia disapplicato la disposizione normativa in questione».

Insomma, prosegue il Sib, l’estensione di 15 anni è pienamente valida poiché «non solo si inserisce ed è funzionale a un articolato e complesso processo di riforma di cui ai commi 675 e segg. dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2018 n. 145 ma, nel contempo, si estrinseca in due diverse disposizioni (rispettivamente ex commi 682 e 683) che pur individuando lo stesso termine di differimento (quindici anni) hanno presupposti e ratio diversi. Con questa norma, in definitiva, il nostro legislatore ha avviato un processo di riforma del settore tentando, nel contempo, di non pregiudicare i diritti sia del legittimo affidamento che della proprietà aziendale, che possono fondatamente e legittimamente vantare i titolari delle concessioni in essere in applicazione dei principi giuridici costituzionali e comunitari. Infatti la Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza del 14 luglio 2016 C-458/14 “Promoimpresa”, riconosce la doverosità di una tutela del legittimo affidamento, invocabile dai balneari per l’abrogazione, a seguito del d.l. 30 dicembre 2009 nr. 194, del loro diritto cd di insistenza precedentemente riconosciuto dal Codice della navigazione».

Le lettera integrale del Sib-Confcommercio all’Anci, che contiene una lunga serie di argomentazioni utili a difesa dell’estensione di 15 anni, è disponibile cliccando qui. L’associazione ha inoltre predisposto un fac-simile di sollecito/diffida contenente le stesse motivazioni tecnico-giuridiche che le associazioni territoriali o i singoli balneari possono utilizzare per sollecitare i Comuni di loro riferimento: clicca qui per scaricarlo.

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