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Balneari, Pasca: “Inammissibile negare proroga al 2033, urge riforma concessioni”

Il presidente del Tar Lecce dedica un'ampia parte del suo intervento per l'inaugurazione dell'anno giudiziario alla vicenda Bolkestein, con riflessioni autorevoli e brillanti

«Sulla follia della direttiva Bolkestein serve una riflessione collettiva di buonsenso da parte di tutti i giudici». Lo ha detto il presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca, che ha dedicato alla vicenda delle concessioni balneari una lunga parte del suo intervento pronunciato sabato scorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Pasca è noto per avere firmato delle storiche sentenze in materia di demanio marittimo: secondo la teoria del giudice, la direttiva Bolkestein non è autoesecutiva e pertanto la legge sull’estensione al 2033 delle concessioni non può essere disapplicata, non essendoci un’altra norma da applicare al suo posto. Un pensiero ribadito anche nel corso del suo ampio intervento, in cui Pasca ha affermato come «l’attuale prassi di diniego della proroga ex lege, peraltro in modo non uniforme né costante, integra solo una inammissibile violazione della legge nazionale, senza realizzare in alcun modo attuazione della direttiva Bolkestein».

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Al momento, però, la posizione del giudice salentino è un faro nella notte. Come ha sottolineato lo stesso Pasca, infatti, «il Tar Lecce ha espresso una giurisprudenza non allineata in materia di concessioni balneari: il mio obiettivo era proprio quello di suscitare una riflessione critica e autocritica sulla direttiva Bolkestein, e confido che questo possa avvenire presto». Il fronte sembra particolarmente caro al giudice, che nella sua relazione scritta per l’inaugurazione dell’anno accademico ha dedicato ben venti pagine su settanta alla vicenda delle concessioni balneari, analizzando ogni aspetto della complessa vicenda – dal paesaggio alla normativa, fino alle recenti diffide dell’Agcm – con valutazioni autorevoli e brillanti.

Oltre a insistere sulla natura non autoesecutiva della direttiva Bolkestein, il presidente del Tar Lecce ha invocato l’approvazione di una norma di riordino da parte dello Stato, unica strada possibile per risolvere il problema. Il caos in corso, infatti, sta mettendo in difficoltà non solo i concessionari balneari, ma anche i funzionari: come scrive Pasca, «non è accettabile che il dirigente comunale debba trovarsi nell’alternativa tra l’applicazione della legge nazionale con il rischio di iscrizione nel registro degli indagati oppure la violazione della legge medesima». Infine, in merito alle clamorose azioni dell’Antitrust, il presidente del tribunale amministrativo salentino ha affermato che queste «rischiano di determinare ulteriori criticità in relazione all’ingiustificata disparità di trattamento tra gli operatori nelle diverse aree del territorio (come sta accadendo per esempio in Toscana e Liguria), atteso che nella medesimezza della situazione sottostante, nei confronti di taluni Comuni costieri non e stata avviata alcuna richiesta preliminare; nei confronti di altri, al negativo riscontro del Comune ha fatto seguito il ricorso al giudice amministrativo; nei confronti di altri ancora, al negativo riscontro dal Comune non è seguito il ricorso al giudice amministrativo».

«Le azioni giudiziarie intraprese dall’Agcm – ha aggiunto Pasca – costituiscono ulteriore prova dell’urgente e non più differibile necessità di una norma nazionale di riordino della materia, con la previsione di indennizzo in favore del concessionario uscente (in conformità dei principi enunciati nella sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa”) e con la conseguente modifica delle norme del Codice della navigazione che tale indennizzo escludono; e ciò al fine di garantire uniformità delle regole per l’espletamento delle gare, dei requisiti di partecipazione, dei criteri di aggiudicazione. E infatti solo l’auspicato intervento di una legge nazionale consentirebbe di ripristinare il rispetto delle regole e il corretto adempimento degli obblighi derivanti dalle norme dell’Unione europea (anche in attuazione della riserva di legislazione statale sulla concorrenza) e di porre fine alla situazione caotica in cui viene a trovarsi l’intero settore balneare, senza trascurare che – dopo la richiesta di chiarimenti da parte della Commissione europea – l’ipotesi dell’apertura di procedura di infrazione nei confronti del nostro paese risulta altamente probabile. Del resto in data 26 ottobre 2017 la Camera dei deputati aveva approvato il disegno di legge A.C. 4302-A (noto come “ddl Arlotti-Pizzolante”, NdR) con cui si conferiva delega al governo per la “revisione e il riordino della normativa in materia di concessione demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo nel rispetto della normativa europea”: il predetto disegno di legge rinviava alla successiva adozione di provvedimenti di attuazione e prevedeva, tra l’altro, l’indennizzo in favore del concessionario uscente, da determinarsi caso per caso e sulla base della differenziata classificazione delle aree demaniali in concessione in tre fasce a seconda della loro valenza turistica e quindi della loro redditività, nonché criteri di premialità per i concessionari virtuosi e norme finalizzate complessivamente al miglioramento dell’offerta turistica».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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