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Balneari, Musumeci: “No a lobby straniere al posto di attuali imprese”

Ma il ministro del mare afferma di non avere ancora ricevuto la delega per occuparsi della riforma delle concessioni

Quello delle concessioni balneari «è un tema che non abbiamo ancora affrontato, formalmente la delega non mi è neanche arrivata». Lo ha affermato il ministro per le politiche del mare Nello Musumeci all’agenzia di stampa Adnkronos, rispondendo a una domanda sulla riforma del demanio marittimo. Nei giorni scorsi Musumeci era stato indicato come possibile ministro delegato a completare il riordino del settore.

Com’è noto, in seguito a una sentenza emessa un anno fa dal Consiglio di Stato, le concessioni balneari sono state private della proroga al 2033 decisa dal primo governo Conte con la legge 145/2018. In seguito il governo Draghi ha inserito nella legge sulla concorrenza, approvata lo scorso agosto in via definitiva, un provvedimento che fissa la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023 e ne impone la riassegnazione tramite procedure selettive, ma i criteri per effettuare le gare dovranno essere decisi da un decreto attuativo da approvare entro il prossimo febbraio, di cui dovrà dunque occuparsi il governo Meloni. Visti i tempi stretti, si vocifera di un possibile provvedimento-ponte da inserire nel prossimo decreto milleproroghe che consenta all’attuale esecutivo di prendere più tempo. In campagna elettorale, infatti, la leader di Fratelli d’Italia si era molto esposta per promettere la tutela delle imprese balneari esistenti, in controcorrente rispetto alle decisioni di Draghi.

Musumeci, sollecitato dall’Adnkronos, ha confermato gli intenti del governo in questo senso, pur senza sbottonarsi sulle misure concrete che si intendono attuare. Queste infatti le sue dichiarazioni: «Meloni lo ha detto in più occasioni, guardiamo con grande interesse a questo tessuto imprenditoriale dei gestori degli stabilimenti balneari, sono circa trentamila, molti hanno fatto investimenti e si sono indebitati e hanno assunto impegni in base alle dichiarazioni che provenivano da Palazzo Chigi negli anni scorsi. È chiaro che non possiamo non tenere conto di questo tessuto, che ha dato e continua a dare all’economia italiana, né possiamo consentire che le lobby internazionali e straniere possano sostituirsi alle nostre imprese, essenzialmente piccole e medie, quasi sempre a conduzione familiare».

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