Attualità

L’Ue bacchetta l’Italia sui balneari e torna a sollecitare le gare

Nuovo monito di Bruxelles contro il governo, accusato di avere rinviato eccessivamente la questione

«Sfide di lunga data persistono in ambiti specifici come le procedure per l’affidamento delle concessioni balneari: i ritardi nell’attuazione di procedure di aggiudicazione trasparenti e competitive per tali concessioni, così come la loro mancanza di redditività per le autorità pubbliche, rimangono motivo di preoccupazione, in particolare dato che i miglioramenti apportati con la legge annuale sulla concorrenza 2021 sembrano ostacolati dai successivi interventi legislativi». Il monito arriva dalla Commissione europea, che nelle sue raccomandazioni periodiche, mercoledì scorso è tornata a sollecitare il governo italiano affinché istituisca le gare sulle concessioni balneari.

Che la proroga di un anno voluta dal governo Meloni fosse in contrasto col diritto europeo, era già cosa nota. Ma la Commissione Ue ha deciso di infierire sul rinvio, che oltretutto non ha rispettato le promesse fatte da Fratelli d’Italia durante la campagna elettorale del 2022, quando dai banchi dell’opposizione predicava l’esclusione dalla direttiva Bolkestein. Invece, da quando è a Palazzo Chigi, oltre alla mini-proroga che di fatto ha prolungato l’agonia dei balneari, la premier non ha approvato nulla di concreto. E dato che il Consiglio di Stato ha sonoramente bocciato la proroga, i Comuni sono rimasti fedeli alla scadenza stabilita dalla legge 118/2022 del governo Draghi, ovvero quella del 31 dicembre 2024. Che si avvicina sempre di più, e per questo molte amministrazioni hanno già iniziato a scrivere i bandi.

La questione nei giorni scorsi ha provocato accesi scontri interni al centrodestra. La Lega aveva presentato nel decreto coesione un emendamento per completare la mappatura del demanio marittimo, lasciata a metà da Palazzo Chigi che dallo scorso ottobre non ci ha più messo mani. Ma la proposta era stata ritenuta incoerente dal Quirinale, che ne ha chiesto il ritiro. Il partito di Matteo Salvini ha provato fino all’ultimo ad approvarla lo stesso, non tanto per contraddire Mattarella, bensì per sfidare il governo che continua a restare inerte sul tema. Alla fine è prevalsa la linea del ritiro, sostenuta in prima linea dal ministro Raffaele Fitto, e l’emendamento della Lega è diventato un inutile ordine del giorno. Nell’annunciare il dietrofront, il capogruppo Massimiliano Romeo ha detto di avere ricevuto «ampie rassicurazioni da Palazzo Chigi di affrontare l’argomento in uno dei prossimi consigli dei ministri». Una frase che si sente dire da molti mesi, ma i balneari sperano che sia la volta buona.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: