Sib-Confcommercio

“Balneari, intensificare iniziative sindacali: prossime settimane decisive”

La decisione del consiglio direttivo del Sib-Confcommercio, che il 14 ottobre al Sun di Rimini celebrerà il suo 60° anniversario

Si è riunito a Roma il consiglio direttivo nazionale del Sib-Confcommercio con all’ordine del giorno, fra l’altro, anche fare il punto della situazione sull’annosa vicenda delle concessioni demaniali marittime alla luce dell’interlocuzione delle scorse settimane con diversi rappresentanti, a livello sia burocratico che amministrativo, delle istituzioni. A seguito della relazione introduttiva svolta dal presidente Antonio Capacchione e dell’ampia e approfondita discussione si è convenuto, fra l’altro, di intensificare le iniziative sindacali nella consapevolezza che le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per il nuovo assetto normativo delle concessioni demaniali marittime.

Spiega infatti Capacchione: «Il governo attende la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato (prevista per il prossimo 20 ottobre, NdR) per adottare eventuali correttivi alla legge 145/2018 che delinea un percorso di riforma del settore al cui interno è previsto il differimento di quindici anni della scadenza delle concessioni vigenti. La Commissione europea analogamente è in attesa delle decisioni del governo dopo la lettera di risposta del nostro paese dello scorso 4 febbraio alla richiesta di chiarimenti contenuta con l’avvio della procedura di infrazione del 3 dicembre 2020. I Comuni e le Regioni non stanno adottando alcun provvedimento in attesa delle decisioni del governo e, per finire, anche i Tar in sede di contenzioso stanno rinviando decisioni a dopo l’esito dell’adunanza plenaria».

Come annunciato il mese scorso, il Sib-Confcommercio parteciperà all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato dopo essere intervenuto a sostegno dei Comuni e dei concessionari nei diversi procedimenti giudiziari davanti ai Tar attivati dell’Antitrust per contestare l’applicazione della legge 145/2018.

«È necessario che questa iniziativa in ambito giudiziario sia accompagnata e preceduta da momenti di approfondimento e discussione pubblica sul ruolo e la funzione della balneazione attrezzata italiana», conclude Capacchione, informando che «l’appuntamento alla fiera Sun 2021 di Rimini del prossimo 14 ottobre per la celebrazione del 60esimo della costituzione della nostra organizzazione costituisce un ulteriore importante momento di riflessione non solo sul passato, ma soprattutto sul futuro di questo strategico settore economico e sociale del paese». A questo appuntamento saranno presenti, fra gli altri, il comandante generale delle Capitanerie di porto ammiraglio ispettore capo Nicola Carlone e il ministro del turismo Massimo Garavaglia.

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Sib Confcommercio

Il Sindacato italiano balneari si è formalmente costituito il 14 dicembre 1960 e, attraverso la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), aderisce alla Confcommercio - Confturismo.
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  1. Elvo Alpigiani says:

    Lettera della Commissione UE di messa in mora del Governo italiano, in merito all’assegnazione e alla durata delle concessioni di beni demaniali marittimi, lacuali e fluviali.

    Osservazioni

    La Commissione UE, nella lettera di messa in mora del 3.12.2020 inviata al Governo italiano, desidera sottolineare che il quadro giuridico nazionale prevedendo, la reiterata proroga della durata delle concessioni balneari, compromette gravemente la certezza del diritto a danno di tutti gli operatori italiani, a causa dell’illegalità del quadro normativo italiano che scoraggia gli investimenti e la modernizzazione del settore e impedisce di ottenere un congruo corrispettivo alle comunità locali.
    Le concessioni prorogate dalla legislazione italiana sono “impugnabili” e soggette ad “annullamento” da parte dei tribunali italiani.

    Applicazione dell’articolo 12 della DS e dell’articolo 49 TFUE

    La Commissione ritiene pertanto che la legislazione nazionale in questione, inevitabilmente, riguardi concessioni aventi ad oggetto risorse che devono essere considerate scarse in base ai criteri stabiliti dall’articolo 12 della DS e specificati nella sentenza della CGUE. Inoltre, la legislazione nazionale in questione non distingue tra situazioni in cui esiste un interesse transfrontaliero certo e situazioni in cui tale interesse non esiste, per cui ha ad oggetto anche situazioni che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 49 TFUE.
    La sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 21/10/2020 n. 29105, ha precisato che le pronunce pregiudiziali della Corte di Giustizia europea, hanno efficacia diretta nell’ordinamento degli Stati membri. (self-executing)

    Dalla sentenza del 14 luglio 2016, la Corte UE dichiara che l’articolo 12, della direttiva 2006/123, deve essere interpretato nel senso che osta ad una misura nazionale che prevede la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali.

    Inoltre, l’articolo 49 TFUE, deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che consente una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere per attività turistico-ricreative, nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo.

    La Corte UE, usa due diverse definizioni di “concessione demaniale”, per qualificare due provvedimenti amministrativi diversi.

    I provvedimenti amministrativi oggetto di contestazione della Commissione:
    l’autorizzazione è quel provvedimento amministrativo attraverso il quale la P.A., nell’esercizio di un’attività discrezionale amministrativa, incide su diritti, condizionandone l’esercizio, a carattere ampliativi della sfera soggettiva dei privati, ma non costitutivo, in quanto esso non crea diritti o poteri nuovi in capo al destinatario, ma legittima solo l’esercizio di diritti o potestà già preesistenti nella sfera del soggetto.
    la concessione è il provvedimento amministrativo con cui la P.A. conferisce – attribuisce o trasferisce – ex novo posizioni giuridiche attive al destinatario, ampliandone la sfera giuridica. Si distinguono tra concessioni di beni e concessioni di servizi (cd. traslative).

    Conformità all’articolo 12 della DS.

    Gli stabilimenti balneari marittimi, sono un settore importante dell’economia turistico-ricreativa italiana per questo è necessario un quadro normativo che assicuri la certezza del diritto per tutti gli operatori del settore.
    Il Governo italiano, al quale spetta la tutela dei beni demaniali, deve chiarire con la Commissione UE che le aree demaniali concedibili non sono scarse (i lidi, la spiaggia, i laghi, i fiumi, le lagune, ecc.) e che la legislazione nazionale definisce la concessione demaniale, una concessione in uso di un’area demaniale, per questo, occorre riportare tale “concessione demaniale” nel suo alveo normativo, quello del Codice della Navigazione, di cui all’articolo 28, “beni del demanio marittimo”.

    L’articolo 36, del C. N., definisce la concessione di bene demaniale, l’atto amministrativo, con il quale l’amministrazione pubblica, “compatibilmente con le esigenze del pubblico uso (motivo imperativo di interesse generale), può concedere l’occupazione e l’uso, anche esclusivo, di beni demaniali per un determinato periodo di tempo”.

    La Corte UE, nella sentenza del 14/7/2016, al punto 48, il considerando 15, della direttiva 2014/23, precisa che “taluni accordi aventi per oggetto il diritto di un operatore economico di gestire determinati beni o risorse del demanio pubblico, in regime di diritto privato o pubblico, quali terreni, mediante i quali lo Stato fissa unicamente le condizioni generali d’uso dei beni o delle risorse in questione, senza acquisire lavori o servizi specifici, non dovrebbero configurarsi come concessione di servizi ai sensi di tale direttiva”.

    Ne consegue che le concessioni demaniali quali concessioni di beni del demanio pubblico, non sono concessioni di servizi pubblici ai sensi della direttiva 2014/23.

    Il considerando 14, della direttiva 2014/23, “non dovrebbero configurarsi come concessioni determinati atti dello Stato membro, quali autorizzazioni o licenze, con cui lo Stato membro o una sua autorità pubblica stabiliscono le condizioni per l’esercizio di un’attività economica,…… . Nel caso di tali atti dello Stato membro, sì applicano le disposizioni specifiche della direttiva 2006/123/ CE ….”

    Per questo, le due diverse definizioni di “concessione demaniale” della Corte, perché sono due provvedimenti amministrativi diversi.

    Pertanto, le disposizioni specifiche della direttiva 2006/123/CE, si applicano soltanto alle “autorizzazioni” per l’esercizio delle attività nelle aree del demanio marittimo. Non si applicano all’atto amministrativo della concessione di bene demaniale.

    Per quanto concerne l’uso del termine “autorizzazione” nell’articolo 12, il considerando 39 della direttiva sui servizi, conformemente alla definizione di cui all’articolo 4, punto 6, chiarisce che “la nozione di regime di autorizzazione dovrebbe comprendere, in particolare, le procedure amministrative per il rilascio di autorizzazioni, licenze, approvazioni o concessioni, ma anche l’obbligo, per potere esercitare l’attività, di essere iscritto in un albo professionale, in un registro, ruolo o in una banca dati, di essere convenzionato con un organismo o di ottenere una tessera professionale. L’autorizzazione, può essere concessa non solo in base ad una decisione formale, ma anche in base ad una decisione implicita derivante, ad esempio, dal silenzio dell’autorità competente o dal fatto che l’interessato debba attendere l’avviso di ricevimento di una dichiarazione per iniziare l’attività o affinché quest’ultima sia legittima”.

    Si possono ricondurre alla categoria delle autorizzazioni: l’abilitazione, l’approvazione, il nulla-osta, la licenza, la registrazione, la concessione edilizia, la concessione per la vendita di automobili, la concessione per sede di farmacia, ecc. .

    Per le autorizzazioni all’esercizio delle attività nell’ambito delle concessioni demaniali, in base al decreto L. n. 222/2016, Tabella A, si applica la l. 241/90, in particolare dall’art. 19: 1.) Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, è sostituito da una segnalazione dell’interessato.(SCIA)

    Dall’articolo 4, direttiva 2006/123, al punto 7, la definizione di requisito: qualsiasi obbligo, divieto, condizione o limite stabilito dalle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative degli Stati membri o derivante dalla giurisprudenza, dalle prassi amministrative, dalle regole degli organismi e ordini professionali …..

    Ai punti 44) e 45), della sentenza del 14 luglio 2016, la Corte UE precisa che le disposizioni relative ai “regimi di autorizzazione” della direttiva 2006/123, non attengono alla conclusione di contratti da parte delle autorità competenti e non sono applicabili a concessioni di servizi pubblici che possono, in particolare, rientrare nell’ambito della direttiva 2014/23.

    Essendo, le concessioni di beni demaniali assimilabili ai contratti di “locazione di beni immobili” (sentenza Corte UE del 25/10/2007, procedimento C-174/06), la direttiva 2006/123, di cui all’articolo 3, paragrafo 3, non riguarda norme diritto internazionale privato, in particolare quelle che disciplinano la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali e l’articolo 17, comma 15, la presente direttiva non si applica: alle disposizioni riguardanti obblighi contrattuali e non contrattuali, compresa la forma dei contratti.
    La direttiva 2006/123, non si applica alle concessioni demaniali marittime, queste sono soggette alle norme del Regolamento Roma I n. 593/2008, sulle “obbligazioni contrattuali”. Si applica la legge dello Stato membro, del luogo di stabilimento del prestatore. (Codice della Navigazione)

    Le concessioni dei beni demaniali marittimi possono essere rilasciate per le attività di cui all’art. 1, comma 1, L. n. 494/1993 e per l’esercizio di tali attività sono necessarie le autorizzazioni, rilasciate dalle amministrazioni locali, in applicazione dell’art. 14, del d.L. n. 59/2010 e della direttiva 2006/123, articolo 10.
    Infatti, dal decreto L. n. 222/2016, Tabella A, il rilascio delle autorizzazioni e l’avvio dell’attività di stabilimento balneare con somministrazione di cibi e bevande, il regime amministrativo applicato è la SCIA unica, previa concessione demaniale che resta disciplinata dal Codice della Navigazione.
    Questo significa che tali autorizzazioni, non sono di numero limitato per via della scarsità delle risorse naturali, altrimenti si applicherebbe la procedura di selezione tra i candidati potenziali.

    Inoltre, le autorizzazioni per l’esercizio delle attività di cui all’art. 1, comma 1 della L. n. 494/1993 (affitto ombrelloni, sdraio, ecc., di ristorante, bar, ecc.), non essendo limitate, possono essere esercitate oltre che sulla spiaggia, sui laghi, sui fiumi ma anche in aree di montagna, di collina, ecc. .
    La spiaggia, è una delle molte possibilità di esercitare tali attività.
    La spiaggia è il mezzo per accendere alla risorsa naturale che è il mare.

    La non applicabilità dell’articolo 12, della direttiva 2006/123, alle concessioni di beni demaniali, è ulteriormente confermata dalla sentenza del 30 gennaio 2018, C-360/15 e C-31/16 Visser, (citata anche nella lettera di messa in mora, nota n. 17) nella quale, la Corte UE, al punto 131), sostiene che un piano regolatore, nel caso specifico, un Piano di utilizzo degli arenili (e la legge della Regione Liguria n. 13/1999, articolo 11 bis) che limita, il 60%, del fronte mare balneabile, alle aree in concessione e il restante 40%, ad aree libere, (non in concessione) contiene uno dei requisiti previsti dall’articolo 15, paragrafo 2, della direttiva 2006/123, in quanto subordina l’accesso a un’attività di servizio o il suo esercizio al rispetto di una restrizione territoriale, ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 2, lettera a), di tale direttiva.

    Ne consegue, al punto 118), che gli articoli da 9 a 13 della direttiva 2006/123, relativi ai regimi di autorizzazione, non sono applicabili al Piano di utilizzo degli arenili (e alla legge regionale).

    Infatti, al punto 121), il considerando 9, della stessa direttiva, precisa che la direttiva si applica “unicamente ai requisiti che influenzano l’accesso all’attività di servizio o il suo esercizio”, il che esclude, di conseguenza, “requisiti come (…) le norme riguardanti lo sviluppo e l’uso delle terre, la pianificazione urbana e rurale” e al punto 123), la direttiva 2006/123 non e’ dunque destinata ad applicarsi a requisiti che non possono essere considerati costitutivi di siffatte restrizioni.

    La Regione Liguria ha ritenuto di porre un limite alle aree demaniali marittime in concessione, finalizzato a garantire un equilibrato rapporto tra aree libere e aree in concessione, la tutela del litorale, la protezione dell’ambiente marittimo e una migliore fruizione del litorale balneabile.
    Dalla sentenza citata, al punto 135), un simile obbiettivo di protezione dell’ambiente, ai sensi dell’articolo 4, punto 8, della direttiva 2006/123, può costituire un “motivo imperativo di interesse generale” tale da giustificare una restrizione territoriale.

    Tale restrizione, non è determinata dalla scarsità delle risorse naturali ma da una legge regionale e da un piano di utilizzo degli arenili.

    Pertanto, la direttiva 2006/123, in particolare l’articolo 12, non si applica a “requisiti” come le norme riguardanti la “pianificazione urbana”.

    Alle autorizzazioni, per l’esercizio delle attività nell’ambito delle concessioni demaniali marittime e lacuali, il cui numero non è limitato per via della scarsità delle risorse naturali, si applica l’articolo 10, della direttiva 2006/123 e l’art. 14, del d.L. n. 59/2010.

    Dalla sentenza della Corte UE, Visser citata, al punto 130): a tale riguardo, occorre rilevare che detto articolo 15, ha efficacia diretta in quanto, al secondo periodo del suo paragrafo 1, pone a carico degli Stati membri un obbligo categorico e sufficientemente preciso di modificare le loro disposizioni legislative, normative o amministrative per renderle conformi alle condizioni di cui al suo paragrafo 3.

    Conformità all’articolo 49 TFUE

    L’articolo 49 TFUE stabilisce inoltre che “le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altresì alle restrizioni relative all’apertura di agenzie, succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti sul territorio di un altro Stato membro” e che “la libertà di stabilimento importa l’accesso alle attività autonome e al loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese e in particolare di società ai sensi dell’articolo 54, secondo comma, alle condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei confronti dei propri cittadini, fatte salve le disposizioni del capo relativo ai capitali.”

    Nella sentenza del 14 luglio 2016, al punto 43, la Corte UE, ritiene che la verifica della scarsità delle risorse naturali, “spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto”.
    In merito all’applicazione del diritto primario, al punto 61), “l’articolo 14 di tale direttiva, prevede un elenco di requisiti “vietati” nell’ambito dell’esercizio della libertà di stabilimento, si deve ritenere che gli articoli da 9 a 13 di questa stessa direttiva provvedono a un’armonizzazione esaustiva concernente i servizi che rientrano nel loro campo di applicazione” e al punto 62) “le questioni pregiudiziali, nella misura in cui vertono sull’interpretazione del diritto primario, si pongono solo nel caso in cui l’art. 12, della direttiva 2006/123 non sia applicabile ai procedimenti principali, circostanza che spetta ai giudici del rinvio stabilire”.

    E’ quindi, con questa riserva che la Corte risponde alle questioni sollevate”.

    In base al d. L. n. 222/2016, che individua i procedimenti oggetto di autorizzazione, nel caso specifico, la segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA).
    Sì deve ritenere che l’articolo 10, della direttiva 2006/123 applicato, provvede ad una armonizzazione esaustiva per le attività che rientrano nel suo campo di applicazione per cui l’articolo 49 non è applicabile.
    Inoltre, dallo stesso decreto, dalla Tabella A, il rilascio delle autorizzazioni e l’avvio dell’attività di stabilimento balneare con somministrazione di cibi e bevande, il regime amministrativo applicato è la SCIA unica, previa concessione demaniale che resta disciplinata dal Codice della Navigazione.

    Quindi, le concessioni di beni demaniali restano disciplinate dal Codice della Navigazione e alle norme diritto internazionale privato, in particolare alle norme che disciplinano la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali. (Regolamento n. 593/2008)

    Inoltre, in base al considerando 15, della direttiva 2014/23, nel quale taluni accordi per gestire determinati beni o risorse del demanio pubblico, in regime di diritto privato o pubblico, non dovrebbero configurarsi come concessione di servizi ai sensi di tale direttiva”.

    Per quanto riguarda l’esistenza di un interesse transfrontaliero certo, la Corte UE al punto 66), della sentenza del 14 luglio 2016 occorre ricordare che quest’ultimo deve essere valutato sulla base di tutti i criteri rilevanti, quali l’importanza economica dell’appalto, il luogo della sua esecuzione o le sue caratteristiche tecniche, tenendo conto delle caratteristiche proprie dell’appalto in questione.

    Ma le concessioni di beni demaniali non sono concessioni di servizi, per cui il valore transfrontaliero certo non può essere valutato.

    Il Regolamento per esecuzione del Codice della Navigazione, Titolo II, Capo I, prevede all’articolo 8, per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime di cui alla legge n. 494/1993, art. 1, comma 1 e 2bis, il rilascio del titolo concessorio per licenza, mentre all’articolo 9, le concessioni devono essere rilasciate per atto formale e all’articolo 18, le procedure di rilascio per atto formale.
    Per quanto riguarda il valore transfrontaliero certo, per alcune concessioni demaniali è possibile presumere l’esistenza di tale valore, visto l’art. 9, del Regolamento del C. N., ma questo richiede una valutazione caso per caso, e tale valutazione è possibile nel momento in cui saranno approvati i decreti attuativi previsti dalla legge n. 145/2018, articoli 675 e seguenti, in un’ottica di armonizzazione delle normative europee.

    Conclusioni

    Il Governo deve avviare un confronto serio e definitivo con la Commissione europea, per l’applicazione corretta delle direttive, dei Trattati europei e delle sentenze della Corte UE (“self-executing” Corte di Cassazione, sentenza, n. 29105/2020 del 21/10/2020), alle leggi nazionali che regolano il rilascio e la durata delle concessioni di aree demaniali marittime e delle relative autorizzazioni necessarie per esercizio delle attività.

    La direttiva 2006/123, in particolare l’articolo 12, non si applica a “requisiti” come le norme riguardanti la “pianificazione urbana”.

    Le concessioni di beni del demanio marittimo non sono nel campo di applicazione della direttiva 2006/123, relativa ai servizi del mercato interno, in particolare dell’articolo 12.

    Le concessioni di beni del demanio marittimo, sono soggette alle norme del Regolamento Roma l n. 593/2008, sulle “obbligazioni contrattuali” e quindi in base a tali norme si applica la legge dello Stato membro, luogo di stabilimento del prestatore. (Codice della Navigazione)

    Alle autorizzazioni per l’esercizio delle attività nell’ambito delle concessioni demaniali, si applica l’articolo 10, e l’articolo 14, del decreto Legislativo n. 59, del 26 marzo 2010, attuazione della direttiva 2006/123/CE.

    La Legge n. 145/2018, (finanziaria 2019) al comma 675, il Governo si impegna ad adottare con decreto del Presidente del Consiglio, la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime e di fissare i termini e le modalità di tale revisione.
    Al comma 682, estende la durata delle concessioni, disciplinate dal comma 1, dell’articolo 01, convertito in legge n. 494/1993, vigenti all’entrata in vigore della presente legge, di anni 15.

    Tale estensione è necessaria per una corretta revisione del settore ed è conforme con il diritto comunitario.

    Coordinatore della Provincia di Genova
    Membro del Consiglio di Presidenza Nazionale FIBA Confesercenti
    Elvo Alpigiani

    • Dopo questa disamina mi chiedo perché la UE ha mandato la lettera di messa in mora visti i numerosi sostegni a favore dell’estensione…tra meno di due settimane l’incertezza sarà risolta, finalmente!

    • Nikolaus Suck says:

      Pure qui? È tutto sbagliato oltre che confuso. E la conformità al diritto comunitario non la decidiamo noi ma la UE che si è già pronunciata al riguardo.

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