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“Balneari, il futuro si gioca nei prossimi due mesi”: le istanze della politica per ribattere all’Ue

Acceso dibattito all'assemblea di Cna tenutasi ieri per discutere sulla risposta che il governo deve dare entro gennaio alla lettera di messa in mora inviata nei giorni scorsi da Bruxelles

L’estensione delle concessioni fino al 2033 da confermare entro dicembre ancora in molti Comuni costieri, la lettera di messa in mora europea a cui rispondere entro gennaio e la riforma del demanio marittimo da avviare prima che la questione, già complicatissima, diventi inestricabile. L’inverno in corso è particolarmente agitato per gli imprenditori balneari italiani, che hanno fatto il punto della situazione nel corso di un’assemblea pubblica online organizzata ieri da Cna Balneari, alla quale sono intervenuti alcuni esponenti politici di maggioranza e opposizione. «La situazione è allarmante – ha esordito la portavoce nazionale dell’associazione Sabina Cardinali nel suo intervento introduttivo – e all’incertezza normativa si aggiunge l’emergenza pandemica in corso, che ha bloccato tutti gli investimenti. Ma l’Italia non può permettersi il blocco di una risorsa così importante del Pil turistico del paese: per questo, confido in una risposta tempestiva del governo».

Quali sono le richieste che Cna Balneari avanza all’esecutivo, lo ha detto con chiarezza il coordinatore nazionale Cristiano Tomei: «Nella lettera di messa in mora, la Commissione europea afferma che l’estensione al 2033 scoraggerebbe gli investimenti nel settore. In realtà è vero l’esatto contrario: il prolungamento di quindici anni ha fatto ripartire gli investimenti, lavorare le aziende dell’indotto e mantenere gli elevati livelli occupazionali. Semmai, una destabilizzazione del settore avverrebbe se venisse a mancare l’estensione al 2033; ma confidiamo che il governo difenda la validità della legge e attui la riforma generale del demanio marittimo prevista nella stessa 145/2018, tutelando il principio del legittimo affidamento per le attuali imprese balneari. Per farlo occorre innanzitutto effettuare la ricognizione delle coste italiane, in modo da dimostrare che la risorsa spiaggia non è scarsa e che c’è ampio spazio per nuove iniziative imprenditoriali, al netto delle aree naturalistiche protette e delle spiagge da lasciare libere. Esigiamo una risposta immediata dal governo, che deve concordare con le associazioni di categoria i contenuti della sua risposta alla lettera di messa in mora».

Sul piano tecnico, è stato l’avvocato Roberto Righi a mettere in fila i modi in cui il governo può risolvere la questione: «Il governo italiano, rispondendo alla lettera di Bruxelles, dovrà dimostrare la necessaria consapevolezza dell’importanza economica e sociale del settore balneare, affermando che il principio europeo del legittimo affidamento consente un trattamento differenziato per le concessioni rilasciate prima del 2009. Se non lo farà, significa che si sarà arreso davanti alla Commissione Ue, la quale sta contestando la realtà delle spiagge italiane dalle sue stanze dorate, senza conoscerla affatto. Tutti i concessionari balneari del nostro paese sono proprietari superficiali dei beni immobili che insistono sopra le spiagge: non tenere conto di questa situazione è il grave errore della Commissione Ue che il governo italiano deve affrontare. Per farlo basta tutelare il legittimo affidamento e abrogare l’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento, tirando fuori lo stesso coraggio politico utilizzato per escludere gli ambulanti dalla direttiva Bolkestein».

La seconda parte del convegno online è stata dedicata agli interventi politici. Umberto Buratti, deputato del Partito democratico, ha invitato «a ragionare di demanio marittimo tenendo conto che su 8000 km di costa non esistono solo gli stabilimenti balneari, ma molte altre tipologie di concessione, dagli ormeggi ai circoli sportivi. È impossibile pensare di istituire le evidenze pubbliche per tutte queste attività: sulle spiagge insistono immobili privati accatastati, su cui si paga l’Imu, e la stessa Carta di Nizza stabilisce l’impossibilità di espropriare la proprietà privata. Per questo, invito le associazioni di categoria a inviare le loro osservazioni al governo in vista della risposta alla messa in mora da inviare a Bruxelles: sono certo che così facendo riusciremo a portare avanti le ragioni che il settore rivendica da anni».

Il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni ha tuttavia respinto l’invito di Buratti: «Le associazioni di categoria non possono scrivere quello che dovrebbe fare il governo. La verità è che l’attuale maggioranza Pd-5Stelle vuole distruggere i balneari, altrimenti avrebbero accettato la loro esclusione dalla Bolkestein nella legge 145/2018 proposta dal centrodestra, come è stato fatto per gli ambulanti. La priorità è fare pressione politica sul governo affinché dica chiaramente se vuole davvero portare avanti le istante dei balneari a Bruxelles e se è pronto ad approvare le tante soluzioni che il centrodestra ha proposto in questi anni, ricevendo solo bocciature. Per salvare la categoria basta abrogare l’articolo 49 del Codice della navigazione e alienare gli immobili che insistono sul demanio marittimo: a quel punto, non ci sarebbe Bolkestein che tenga».

Sara Moretto, deputata di Italia Viva, ha invitato a «parlare di cosa c’è da fare oggi, anziché rivendicare cose del passato. Tutti i partiti hanno avuto la possibilità di risolvere la situazione negli ultimi dieci anni, ma nessuno lo ha fatto. Penso che i balneari abbiano bisogno di capire quali sono le intenzioni attuali, anziché continuare ad ascoltare sterili dibattiti politici. Il governo ha due mesi di tempo per mettere un punto fermo sulla vicenda, con i fatti e non con le parole: se siamo in questa situazione oggi, è perché per anni si è tentato di evitare l’applicazione della Bolkestein, illudendo migliaia di imprenditori che invece hanno bisogno di certezza. È il momento di annunciare come l’Italia intende approvare un impianto normativo sul demanio marittimo che rispetti al contempo le norme europee e le peculiarità del nostro settore turistico balneare, mantenendo la validità dell’estensione al 2033, imponendone un’applicazione omogenea in tutti i Comuni costieri e stabilendo la valorizzazione degli investimenti effettuati».

Infine Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia, ha rivendicato «l’insufficienza della 145/2018, che rappresenta un’opera incompiuta. Il settore balneare è stato abbandonato a se stesso: nessuno lo ha tutelato in Europa e nessuno ha portato avanti la mappatura delle coste in Italia, necessaria per avviare la riforma del demanio marittimo. Se oggi ci troviamo davanti a una lettera di messa in mora e a un’applicazione a macchia di leopardo dell’estensione al 2033, è perché non sono stati fatti i passi necessari successivi alla 145/2018. Bisogna recuperare subito un’azione politica di rappresentanza del settore: i tecnicismi per risolvere la situazione sono numerosi, ma senza un’efficace volontà del governo, non si va da nessuna parte».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Ho seguito on line il dibattito all’assemblea CNA ed ho apprezzato molto l’intervento dell’avv. Roberto Righi, che condivido pienamente. La verità è che tutti i governi che si sono succeduti nel frattempo sono stati fin troppo arrendevoli nei confronti delle istituzioni europee e si sono caratterizzati soprattutto per mancanza di coraggio e determinazione, fino a sfociare nell’acquiescenza. Ho sempre avuto la sensazione, spero di sbagliarmi, di una sorta di idiosincrasia del PD e del M5S nei confronti del settore balneare, ma non per questo assolvo lo schieramento politico di centrodestra, responsabile di aver introdotto con la legge finanziaria 2007 i canoni OMI, di aver raddoppiato i canoni tabellari, di aver eliminato la suddivisione delle zone costiere secondo varie valenze turistiche ed infine, successivamente, di aver abrogato il diritto di insistenza previsto dal codice della navigazione. Ora il tempo è scaduto ed è arrivato il momento di tirare fuori le palle. Governo e opposizione si attrezzino per difendere ad oltranza il settore balneare, fino alle estreme conseguenze. Sono certo che tutte le associazioni di categoria, in questa battaglia di sopravvivenza, li seguiranno.

    • Non è stato il centrodestra a introdurre l’aumento dei canoni con la finanziaria 2007 ma il centrosinistra…che ora si è rimangiato ciò che ha fatto 13 anno prima… quanto alla proposta di abrogazione dell’art. 49 caro signor pepe mi consenta di esprimere il mio profondo sgomento…. una cosa evidentemente non le è chiara… le spiagge sono degli italiani e non dei balneari… ma su questo non la biasimo… la sua ostinata rivendicazione della proprietà delle opere insistenti su pubblico demanio marittimo è frutto del distorto affidamento ingenerato nella categoria dei balneari dagli innumerevoli privilegi ad essa concessi da tutti gli schieramenti politici avvicendatisi nella gestione del potere…

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