Attualità

Balneari, dibattito in Senato sul caos in corso: “Governo intervenga”

Le forze politiche commentano le sentenze contrastanti di Consiglio di Stato e Tar, sollecitando l'esecutivo di Giorgia Meloni a trovare una soluzione

La sentenza del Tar di Bari che ha confermato la proroga delle concessioni balneari al 2033 riaccende la discussione tra le forze politiche italiane, impegnate nella campagna elettorale in vista del voto europeo del prossimo 8 e 9 giugno. La questione balneare è infatti piombata al centro del dibattito mediatico dopo che, lo scorso 30 aprile, il Consiglio di Stato ha ribadito che tutti i titoli sono da considerare scaduti il 31 dicembre 2023 e vanno riassegnati subito tramite gare pubbliche. Il Tar di Bari, al contrario, ha riconosciuto come valida l’estensione fino al 31 dicembre 2033 per 21 concessionari di Monopoli, poiché i rinnovi sono stati oggetto di una pubblica evidenza sull’albo pretorio. Una discrepanza che ha fatto aumentare la confusione tra i concessionari e sulla quale, ieri durante una discussione di assemblea in Senato, si sono espressi i rappresentanti dei vari partiti in lizza per le elezioni.

Così il senatore della Lega Massimiliano Romeo: «Chiediamo che il governo intervenga con una norma per fare chiarezza sulle concessioni balneari. A seguito delle ultime sentenze pronunciate dal Consiglio di Stato e dai Tar, si è generato un clima di assoluta incertezza, che sta paralizzando un intero settore strategico, mettendo a rischio l’apertura della stagione estiva. Non è una presa di posizione dogmatica del Consiglio di Stato a dover decidere cosa bisogna fare in futuro, bensì la politica. La Corte di giustizia europea dice che è compito del legislatore stabilire i criteri per la determinazione della scarsità della risorsa. Ricordiamo che il governo ha istituito un tavolo tecnico presso la presidenza del consiglio dei ministri, con la partecipazione della conferenza Stato-Regioni, da cui è emerso come ad oggi la risorsa non sia scarsa e pertanto, ai sensi dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein, non ci sarebbe la necessità impellente di ricorrere a evidenza pubblica. È necessario che il governo prosegua l’interlocuzione con la Commissione europea, senza interruzioni dovute a posizioni dogmatiche ribadite dalle sentenze del Consiglio di Stato. Non è ammissibile indebolire la posizione dell’Italia e il lavoro che stiamo facendo. La posizione della Lega è chiara e pretendiamo che sia fatta chiarezza, concludendo la mappatura in accordo con l’Europa. Poi, dopo un periodo transitorio e quando la risorsa sarà scarsa, vorrà dire che si andrà a evidenza pubblica. Facciamo presto, non possiamo affidare la regolamentazione del settore alla magistratura».

Questo invece il commento del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Il Tar Bari ha rimesso in vita la proroga al 2033 per le concessioni balneari a Monopoli, che era stata fatta già dal governo gialloverde guidato da Conte, attraverso una proposta nella legge finanziaria che noi, pur stando all’opposizione, condividemmo. Quella proroga fu cassata da una sentenza del Consiglio di Stato, che poi la Cassazione ha in qualche modo rivitalizzato, sostenendo che il Consiglio di Stato non poteva fare quella sentenza. Io invito tutti a mettersi nei panni di un imprenditore balneare. È chiaro che serve una decisione. L’Europa, con una sentenza della Corte di giustizia del 20 aprile 2023, ha ritenuto che bisognasse fare una mappatura per accertare se la risorsa fosse scarsa o meno e il governo questo accertamento lo ha fatto, stabilendo che la risorsa non è scarsa e che ci sono spazi per nuove imprese che vogliano intraprendere questa attività. Il Consiglio di Stato però ha detto che la risorsa è invece scarsa. Quindi è valido il monitoraggio fatto da questo governo, la decisione del governo Conte di prorogare al 2033 le concessioni o ha ragione il Consiglio di Stato? In un articolo di Repubblica del 9 febbraio 1997, dal titolo “Consiglio di Stato da buttare”, Eugenio Scalfari, a proposito delle riforme che avrebbe dovuto fare il governo Prodi, chiedeva di abolire il Consiglio di Stato. Io non faccio mia questa proposta, però mi chiedo come mai il Consiglio di Stato neghi l’evidenza del monitoraggio del governo. Io credo che serva un po’ di ordine, perché un Tar dice una cosa, il Consiglio di Stato ne dice un’altra, l’Europa chiede di fare la mappatura. Tutelare le imprese è legittimo, è un compito del legislatore e anche del governo. Per questo noi rivolgiamo a noi stessi e a tutti un appello a tutelare le imprese che creano lavoro e sviluppo, augurandoci che la stagione turistica che si avvicina possa essere vissuta con certezza da chi crea lavoro e accoglie famiglie italiane e turisti stranieri».

Di diverso avviso è invece il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco, che nei giorni precedenti ha attaccato così il governo: «L’ultima pronuncia del Consiglio di Stato conferma ciò che denunciamo da mesi: la tanto sventagliata mappatura del governo Meloni è del tutto fasulla. Per tenere vivo il fuorviante mantra delle “spiagge risorsa non scarsa”, si è finito sostanzialmente per ritenere assegnabile mediante concessione ogni metro di costa italiana. Incluse le aree portuali, il demanio militare, i chilometri di rocce a strapiombo sul mare, le aree protette e le aree da bonificare. Contrariamente al racconto del governo, il Consiglio di Stato ha confermato la scarsità della risorsa, dato che in centinaia di Comuni marittimi non c’è nemmeno un metro di litorale libero e da assegnare. Quindi il giochino che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia portano avanti da mesi è saltato. Il risultato è che abbiamo un intero settore nel più totale sconforto, con 300 mila posti di lavoro che vacillano e gli investimenti nel settore completamente fermi. Le responsabilità di questo disastro sono tutte ascrivibili al governo Meloni, che ha ignorato le precedenti sentenze, gli ammonimenti dell’Ue e la soluzione di equilibrio trovata in occasione della legge sulla concorrenza, che anche Lega e Forza Italia hanno approvato nel corso del governo Draghi. Si parla tanto degli appetiti delle multinazionali: essi trovano terreno fertile proprio nell’incertezza normativa in cui il governo ha scaraventato il comparto. In alcune regioni la stagione estiva parte proprio a maggio, ma con questo caos è ovvio che quest’anno ci saranno ritardi e la conseguente incertezza sulla situazione giuridica danneggerà soprattutto le imprese più fragili. Di questo bisogna ringraziare Meloni e i suoi ministri».

© Riproduzione Riservata

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Seguilo sui social: