Norme e sentenze

Bagni Liggia, Cassazione conferma sequestro: “Concessione scaduta nel 2009, proroghe non valide”

La sentenza riguarda il caso specifico dello stabilimento genovese, ma contiene alcune considerazioni che hanno messo in allarme i balneari italiani

L’epilogo del lungo contenzioso dei Bagni Liggia si è tenuto alla Corte di Cassazione, con una sentenza che ha confermato il sequestro del noto stabilimento balneare genovese. Secondo l’avvocato difensore dei Bagni Liggia, il lido aveva diritto a proseguire la sua attività fino al 31 dicembre 2023, data del termine stabilito lo scorso novembre dal Consiglio di Stato con l’eclatante pronuncia che ha annullato la proroga dei titoli al 2033; mentre la Cassazione ha dichiarato che la concessione oggetto del contenzioso, essendo scaduta nel 2009 senza avere beneficiato delle successive proroghe introdotte negli ultimi dodici anni dallo Stato italiano, nemmeno può rientrare nel prolungamento di due anni che Palazzo Spada ha fissato per dare tempo al legislatore di riordinare la materia e per evitare gli effetti devastanti che avrebbe comportato la decadenza immediata di tutti i titoli.
La sentenza della Cassazione, la numero 15676 del 13 aprile scorso, è riferita al caso specifico dei Bagni Liggia, ma contiene alcune considerazioni di carattere generale che sono state riprese nei giorni scorsi da alcuni organi di stampa con superficialità e inesattezze, come purtroppo ormai siamo abituati ogni volta che i media generalisti si occupano di concessioni balneari. Gravissimo, oltretutto, è che il testo della sentenza sia arrivato in mano prima ad alcuni giornalisti che all’avvocato difensore dei Bagni Liggia.
Da rivista specialistica di settore, da sempre interessati a dare notizie precise e affidabili e non a partecipare alle gare di velocità tra colleghi, su Mondo Balneare abbiamo preferito prenderci il tempo adeguato per esaminare con attenzione la sentenza anziché riprendere le inaffidabili ricostruzioni di altre testate, che hanno ingigantito in modo eccessivamente allarmistico la questione. La pronuncia della Cassazione resta preoccupante e va ad aggiungere ulteriore confusione al settore, ma non è affatto vero che “la proroga al 2023 non è valida per le concessioni rilasciate prima del 2009”, come alcune autorevoli testate hanno colpevolmente fatto credere. Per arrivare a capire i reali contenuti e gli effetti della sentenza, occorre però prima ripercorrere la vicenda giudiziaria dei Bagni Liggia di Genova.

Il contenzioso dei Bagni Liggia

La spiaggia in concessione ai Bagni Liggia si trovava sotto sequestro da luglio 2019, dopo che il pubblico ministero di Genova Walter Cotugno ha contestato che le proroghe istituite dallo Stato italiano sarebbero illegittime poiché non rispettano la direttiva europea Bolkestein. Il 16 novembre 2021 la Capitaneria di porto ha messo i sigilli anche sull’intero stabile che comprende cabine, bar-ristorante e abitazione privata, e il 18 gennaio scorso la procura ha disposto la restituzione dell’intera struttura al Comune. Il titolare dei Bagni Liggia Claudio Galli ha presentato immediato ricorso alla Corte di cassazione, ma nel frattempo il Comune di Genova ha aperto un bando per la riassegnazione temporanea dello stabilimento a un’associazione no profit.

Quanto sopra è l’estrema sintesi di un contenzioso molto complesso e ricco di colpi di scena, che gli interessati possono approfondire dal nostro archivio di tutti gli articoli sui Bagni Liggia. Sin da subito la vicenda ha avuto una risonanza nazionale, poiché ritenendo le proroghe invalide, la procura di Genova ha aperto un fascicolo per accertare la posizione di tutti i balneari della provincia e valutare ulteriori sequestri, su provocazione dello stesso titolare dei Bagni Liggia che ha invitato a riservare lo stesso trattamento ai suoi colleghi. Se infatti davvero le proroghe automatiche non sono valide perché in contrasto con il diritto europeo, sosteneva Galli, lo stabilimento genovese non poteva essere l’unico in Italia a trovarsi sotto sequestro per tale motivo.

La sentenza della Cassazione

Nell’esprimersi sul ricorso di Galli, la Corte di Cassazione ha confermato il sequestro per i Bagni Liggia. La concessione in oggetto, scrive infatti il giudice, «risulta scaduta il 31 dicembre 2009, senza essere mai stata oggetto di proroghe tacite». Non essendovi stati applicati i prolungamenti automatici stabiliti a partire dal 2010 dal legislatore italiano (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033), per i Bagni Liggia dunque nemmeno vale il periodo transitorio fino al 31 dicembre 2023 stabilito dal Consiglio di Stato, che lo scorso novembre ha dichiarato l’illegittimità di tutte le proroghe automatiche sulle concessioni balneari: una decisione che avrebbe fatto decadere all’istante migliaia di titoli, con effetti devastanti per le imprese e per l’economia turistica del paese, se non fosse che Palazzo Spada ha stabilito anche che le concessioni in essere dovessero restare valide fino al 31 dicembre 2023 per dare tempo al legislatore di introdurre un nuovo regime normativo.

Su questa scadenza si basava la tesi difensiva dei Bagni Liggia per chiedere il dissequestro dell’area. Tuttavia la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, semplicemente perché «nel caso di specie, la concessione demaniale del ricorrente risulta scaduta e non prorogata e ciò in quanto la proroga legale dei termini di durata delle concessioni, prevista dall’art. 1, comma 18, DL 30 dicembre 2009, n. 184 (conv. in legge 26 febbraio 2010, n. 25) opera solo per gli atti ampliativi “nuovi”, non potendosi considerare tale la concessione [dei Bagni Liggia] che, rilasciata nell’anno 1998, risulta scaduta in data 31.12.2009 senza che il titolo concessorio sia mai stato oggetto di proroghe tacite». La tesi della Cassazione è stata tuttavia contestata da Galli, che ha dichiarato di essere in possesso di tutta la documentazione attestante le proroghe.

Le conseguenze sulle altre concessioni balneari

Come detto, i media generalisti hanno provocato un notevole allarmismo fra gli imprenditori del settore, titolando che la proroga al 2023 non sarebbe valida per le concessioni rilasciate prima del 2009. Tali articoli hanno in sostanza amplificato quanto più volte affermato nelle venti pagine di sentenza della Cassazione, ovvero che «le leggi nazionali di proroga riguardano esclusivamente le concessioni demaniali “nuove”, cioè successive al DL 194/2009».

In realtà, la questione non è netta come l’ha dipinta la stampa generalista. Il caso dei Bagni Liggia è particolare poiché colpito da un contenzioso in essere da molti anni, mentre per tutti gli altri concessionari che nell’ultimo decennio hanno ottenuto le proroghe dei loro titoli con atti ufficiali, senza che nessun altro soggetto si sia opposto con diffide o ricorsi, continua a essere valida la scadenza fissata dal Consiglio di Stato al 2023. Prima di dichiarare un altro titolo invalido sulla base di quanto affermato dalla Cassazione per i Bagni Liggia, bisognerebbe appurare se le proroghe rilasciate nell’ultimo decennio sono state regolarmente applicate – com’è per la stragrande maggioranza dei balneari – e solo nel remoto caso di irregolarità, si dovrebbe avviare un contenzioso e far esprimere un giudice sul caso specifico. Con i tempi della giustizia italiana, ciò implicherebbe alcuni anni di tempo per una decisione, che arriverebbe ben oltre la fatidica scadenza del 2023 entro il quale si spera che il parlamento approvi una riforma generale del settore per mettere fine a questo caos.

Il testo della sentenza

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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