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“Aumentare i canoni minimi a 2500 euro è l’unico modo per salvare i balneari pertinenziali”

Il pertinenziale Walter Galli, impegnato in queste ore per far approvare l'emendamento che eviterebbe il fallimento di 300 piccole imprese, lancia l'appello ai colleghi

Aumentando il canone balneare minimo da 362 a 2500 euro annui, si possono salvare le imprese pertinenziali. Lo dimostra uno studio del “Coordinamento concessionari pertinenziali”, che sta lavorando in queste ore per evitare il fallimento di trecento piccole aziende familiari. Dopo la bocciatura di quasi tutti gli emendamenti al decreto Milleproroghe, restano solo due le proposte passibili di approvazione: si tratta del 34.2 a firma del deputato Umberto Buratti (Pd) e del 34.14 redatto dalla deputata Elena Raffaelli (Lega). In particolare, il primo parla di alzare il canone minimo di tutti i concessionari demaniali a 2500 euro, in modo da avere la necessaria copertura economica per poter abolire le maxi cifre Omi: ciò significa che tutti gli stabilimenti balneari che attualmente pagano meno di 2500 euro subirebbero l’aumento per salvare i loro colleghi più sfortunati. Secondo i dati diffusi dal “Coordinamento concessionari pertinenziali”, che ha realizzato lo studio per dimostrare la coerenza della copertura economica, il balzello riguarderebbe circa la metà degli stabilimenti balneari italiani.

Quella dei pertinenziali è una vicenda ormai annosa e particolarmente grave: si tratta di circa trecento stabilimenti balneari colpiti dai “canoni Omi“, calcolati cioè secondo i valori definiti dall’Osservatorio mobiliare italiano. In base a quanto disposto dalla legge finanziaria del 2007, per questi canoni sono stati disposti aumenti fino al +4500%, con cifre fino a 300 mila euro annui. Le imprese del settore, in prevalenza piccole e medie aziende a carattere familiare, non sono state in grado di sostenere questi canoni, andando a maturare debiti che hanno già portato in molti al fallimento. Nonostante le proteste che durano da dieci anni e i numerosi tentativi fatti in parlamento per risolvere la situazione, lo Stato italiano non ha mai individuato una soluzione: anzi, nei mesi scorsi l’Agenzia delle entrate ha avviato i prelievi forzosi nei confronti di queste aziende. Nel decreto Milleproroghe è stata già approvata una sospensiva di sei mesi del pagamento e delle riscossioni coattive, ma questo non risolve affatto il problema. Per questo i pertinenziali sperano di riuscire a far passare anche l’aumento del canone minimo per i loro colleghi. Abbiamo intervistato Walter Galli del “Coordinamento concessionari pertinenziali” per fare il punto della situazione.

Walter Galli, quali sono le vostre sensazioni in merito all’approvazione degli emendamenti?

«In merito ai due emendamenti di Buratti e Raffaelli, sembrerebbe che ci siano delle perplessità politiche nel Movimento 5 Stelle, ma l’ostacolo più grande è il parere che darà la Ragioneria di Stato».

Cosa si rischia se gli emendamenti non verranno approvati?

«Sono a rischio circa 300 piccole e medie imprese a conduzione familiare e 2500 posti di lavoro, di cui la stragrande maggioranza a tempo indeterminato».

La politica ne è al corrente?

«La cosa grave è che tutte le forze politiche hanno compreso l’ingiustizia roboante che subiamo noi pertinenziali, ma nessuno riesce a risolverla perché non si hanno dati certi sulle concessioni a uso turistico-ricreativo. Il Ministero delle infrastrutture e l’Agenzia del demanio dovrebbe avere tutti i dati, le Regioni e i Comuni le hanno nei cassetti, e invece questi numeri non vengono tirati fuori. Per questo abbiamo provveduto noi come “Coordinamento pertinenziali”, mandando semplici richieste via Pec a tutti i Comuni. Dalle risposte che abbiamo ricevuto abbiamo analizzato circa cinquemila concessioni, che producono un gettito di 22 milioni di euro su 103 totali: si tratta di un campione molto significativo, dal quale escono dei dati da brividi per noi portatori di canoni impagabili».

Quali dati?

«Il dato più importante e significativo è che più del 60% delle concessioni paga meno di 2500 euro annui e noi abbiamo dimostrato al governo che le coperture necessarie sono dentro l’emendamento stesso, che prevede l’aumento del canone minimo da 362,90 euro a 2500 euro. Pretendiamo una soluzione definitiva adesso: nel 2019 sono fallite altre 18 imprese balneari pertinenziali e non possiamo più attendere oltre».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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