Quella della direttiva Bolkestein sulle concessioni balneari è una questione annosa perché mai risolta alla radice. Una questione che ho sempre considerato, anche in punto di diritto, particolarmente assurda e dannosa soprattutto se considerata nell’ottica, per me doverosa, della tutela delle piccole aziende. Quanto sta avvenendo in questi mesi ne è la riprova: in barba ai conclamati principi sulla concorrenza, le nuove acquisizioni di stabilimenti balneari, per esempio in Versilia, sono fatte da grandi gruppi economici. Temo che purtroppo all’apertura delle gare questo fenomeno si ripeterà puntualmente, finendo per stravolgere il volto stesso di un importante settore del turismo nazionale.
In questo quadro, per riconoscere ai concessionari un adeguato indennizzo, c’è è anche una questione di tempistiche. Ricordo a tutti che già nella legge Concorrenza (la legge 118/2022 del governo Draghi, NdR) era stato inserito, anche se in modo insoddisfacente, il principio dell’indennizzo e nessuno, né il Consiglio di Stato né la Commissione europea, aveva eccepito alla sua applicazione come criterio generale. Poi nel decreto Salva-infrazioni (la legge 131/2024 del governo Meloni) si era ribadito quel concetto affidando a un successivo decreto attuativo il compito di meglio dettagliare i criteri per il calcolo specifico di tale indennizzo. Che sia oggi anche una questione di tempistiche è dimostrato infatti dalla notizia che, pur in assenza di tale decreto, di recente alcune Capitanerie di porto della Toscana hanno sollecitato i Comuni costieri a fornire documentazione sulla conformità edilizio-urbanistica delle opere insistenti sulle aree demaniali marittime in concessione, attività propedeutica all’incameramento da parte dello Stato delle opere inamovibili esistenti.
Segnalo inoltre che presso le Capitanerie di porto e l’Agenzia del demanio sono già state istituite le commissioni di incameramento che stanno procedendo a effettuare i previsti sopralluoghi e acquisendo, tramite i Comuni, la relativa e specifica documentazione. Insomma, da una parte si procede per incamerare beni di proprietà come case, piscine e immobili per servizi; dall’altra non si forniscono i criteri per gli indennizzi: è evidente che a questo punto a livello nazionale si debbano prendere urgenti provvedimenti.
Non è mia competenza valutare il comportamento delle Capitanerie nel sollecitare i Comuni a questa ricognizione, né quello dei Comuni nel sollecitare i concessionari a fornire i relativi dati, ma è mia competenza segnalare che dopo più di un anno il decreto attuativo previsto dalla legge 131/2024 non ha ancora visto la luce e che questo produce un’ulteriore e assurda incertezza a tutto il settore. Sottolineo soprattutto che l’attività delle Capitanerie è al momento in sintonia con il dettato dell’articolo 49 del Codice della navigazione, il quale prevede espressamente che “al termine della concessione ogni opera inamovibile è incamerata dallo Stato o rimossa”. Dunque il primo passo per evitare sovrapposizioni e contraddizioni normative – ad esempio fra incameramento e principio di indennizzo – sarebbe stato quello di procedere a una sostanziale modifica legislativa proprio di quell’articolo 49; cosa che il sottoscritto aveva puntualmente proposto già nel 2023, due anni fa. Quella mia proposta trattava ovviamente di come prevedere e applicare correttamente gli indennizzi, ma modificava anche l’articolo 49, consentendo dunque possibilità maggiori di intervento.
Di recente il ministro delle Infrastrutture e trasporti ha annunciato di voler procedere proprio alla modifica dell’articolo 49. Mi chiedo perché allora la mia proposta sia stata bloccata per anni, quando invece era già nella fase del voto alla commissione Finanze della Camera. Rimango convinto che il primo diritto da tutelare sia quello della proprietà privata e che dunque sia da evitare l’esproprio di manufatti, case di guardianaggio, bar, piscine, ristoranti, servizi igienici e cabine, che non sono concessioni, bensì beni di proprietà privata di imprese che operano su superfici in concessione.
Ritengo che sarebbe stato meglio attendere il decreto attuativo prima di iniziare le procedure per l’incameramento, visto che l’obbligo di indire le gare, per legge, scatterà solo a marzo 2028. Ma è indubbio che questo immobilismo normativo nuoce a tutti e anche alla certezza del diritto. Bisogna uscire urgentemente da queste contraddizioni. La road map che proporrò consta di due passaggi: il primo consiste nel procedere subito alla modifica dell’articolo 49 del Codice della navigazione (la mia proposta c’è già, basta approvarla); il secondo è quello di produrre un decreto attuativo che 1) espanda al massimo la diversificazione fra opere essenziali e non essenziali alla concessione, stabilendo che l’acquisizione delle seconde può avvenire solo a condizione di accordo fra le parti; 2) ribadisca nel contempo la preminenza di principi e criteri, non invalidati da Corte Ue e Consiglio di Stato, posti a tutela degli attuali gestori; e 3) specifichi le corrette modalità per il calcolo degli indennizzi delle opere essenziali.
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