Il Senato ha approvato oggi in via definitiva il decreto Infrazioni, che dà tempo ai Comuni fino al 30 giugno 2027 per concludere le gare delle concessioni balneari. I titoli saranno validi fino al 30 settembre dello stesso anno. La votazione è avvenuta con la fiducia, che ha incassato 100 sì e 63 no. Dopo l’approvazione lo scorso 30 ottobre alla Camera dei deputati e il via libera di oggi a Palazzo Madama, il decreto Infrazioni ora attende solo la firma del presidente della Repubblica per diventare legge a tutti gli effetti. Il Ministero delle infrastrutture dovrà varare entro il 30 marzo 2025 un decreto attuativo per definire il calcolo degli indennizzi ai gestori uscenti, che saranno a carico dei nuovi concessionari. L’approvazione del decreto ha scatenato una serie di accesi commenti da parte delle forze politiche di maggioranza e opposizione, che abbiamo raccolto in un articolo.
Le regole dei bandi sulle concessioni balneari
Il decreto Infrazioni era stato licenziato lo scorso settembre dal consiglio dei ministri e introduce una svolta epocale nella gestione delle spiagge italiane. Dopo quindici anni di proroghe agli stessi titolari, ritenute illegittime dall’Unione europea che chiedeva l’applicazione della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, le concessioni dovranno essere riassegnate tramite bandi pubblici. Questi, secondo quanto stabilisce il decreto, dovranno essere pubblicati per almeno trenta giorni sull’albo pretorio online del Comune e, per i titoli di interesse regionale o nazionale, anche sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Per le concessioni superiori a dieci anni sarà obbligatoria anche la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. I bandi dovranno indicare la durata della nuova concessione, che potrà essere di minimo 5 e massimo 20 anni, e il valore degli investimenti non ammortizzati.
Nella redazione dei bandi, i Comuni dovranno favorire i partecipanti che presenteranno progetti di miglioramento in termini di accessibilità alle persone disabili, di politiche sociali e ambientali, nonché di servizi che valorizzino le specificità culturali, folkloristiche ed enogastronomiche del territorio. Saranno privilegiati anche i concorrenti che si impegneranno ad assumere lavoratori con meno di 36 anni e che dimostreranno esperienza tecnica e professionale nel settore, nonché coloro che avranno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare, nei cinque anni antecedenti al bando.
Le perplessità sulla proroga
L’aspetto più critico del decreto Infrazioni riguarda la possibilità di concludere le gare entro il 2027. Nonostante non si tratti di un rinnovo generalizzato, la misura è comunque a rischio di bocciatura da parte dei tribunali. Questo perché la Corte di giustizia europea ha più volte ribadito l’illegittimità delle proroghe automatiche sulle concessioni, bocciando quelle al 2020 e al 2033, disposte dai precedenti governi, poiché erano in contrasto con la direttiva Bolkestein. Inoltre a dicembre 2021 il Consiglio di Stato, con una sentenza dell’adunanza plenaria, ha annullato la validità della proroga al 2033 e imposto il termine tassativo del 31 dicembre 2023 per concludere le gare.
La differenza in questo caso è che la proroga non è imposta a livello nazionale, come è avvenuto per le precedenti, bensì è lasciata alla discrezione dei singoli Comuni, che ora si trovano nella difficile posizione di decidere tra la possibilità di prendersi più tempo oppure espletare subito le gare. A influenzare le loro scelte potrebbe arrivare anche l’Autorità garante della concorrenza, che nei mesi scorsi ha diffidato tutti i Comuni che non hanno concluso le gare entro il 31 dicembre 2023, come aveva imposto il Consiglio di Stato. La redazione di Mondo Balneare ha interpellato l’Agcm per chiedere un commento sulla proroga, ma l’autorità non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Di certo va segnalato il fatto che questa misura è stata concordata con la Commissione europea: l’intero decreto Infrazioni è infatti frutto di un accordo tra Roma e Bruxelles che ha riguardato ogni virgola del testo, e che ha visto il botta e risposta più acceso proprio nella parte sulle concessioni balneari. Mentre fino al giorno prima l’Ue si opponeva a qualsiasi proroga, oggi di fatto l’ha accettata in una legge; pertanto sarà curioso vedere come si comporteranno i tribunali in merito.
La querelle sugli indennizzi
A proposito degli indennizzi per i concessionari uscenti, il decreto afferma che «in caso di rilascio della concessione a favore di un nuovo concessionario, il concessionario uscente ha diritto al riconoscimento di un indennizzo a carico del concessionario subentrante pari al valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione, […] nonché pari a quanto necessario per garantire al concessionario uscente un’equa remunerazione sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni, stabilita sulla base di criteri previsti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze da adottarsi entro il 31 marzo 2025. Il valore degli investimenti effettuati e non ammortizzati e di quanto necessario a garantire un’equa remunerazione […] è determinato con perizia acquisita dall’ente concedente prima della pubblicazione del bando di gara, rilasciata in forma asseverata e con esplicita dichiarazione di responsabilità da parte di un professionista nominato dal medesimo ente concedente tra cinque nominativi indicati dal presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Le spese della perizia […] sono a carico del concessionario uscente. In caso di rilascio della concessione a favore di un nuovo concessionario, il perfezionamento del nuovo rapporto concessorio è subordinato all’avvenuto pagamento dell’indennizzo da parte del concessionario subentrante in misura non inferiore al venti per cento. Il mancato tempestivo pagamento di cui al quarto periodo è motivo di decadenza dalla concessione e non determina la prosecuzione, in qualsiasi forma o modalità comunque denominata, del precedente rapporto concessorio».
Le associazioni di categoria dei balneari hanno chiesto che il valore degli indennizzi corrispondesse all’intero valore delle loro aziende, ma gli emendamenti che andavano incontro a questa istanza sono stati respinti. A opporsi c’era anche la Commissione europea, che lo considerava un vantaggio improprio per i concessionari uscenti in fase di gara. Resta comunque aperta la strada sull’«equa remunerazione» degli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni, che dovrà essere precisata dal decreto attuativo del Ministero delle infrastrutture. Di sicuro il periodo è inteso come i cinque anni precedenti alle gare, che avverranno entro il 2027; pertanto i concessionari che investiranno nei prossimi due anni potranno essere avvantaggiati con il calcolo di un indennizzo più elevato.
Dall’altra parte, il decreto afferma che ai fini della valutazione dei concorrenti, gli enti locali potranno favorire le offerte che proporranno un rialzo economico sugli indennizzi. Ciò significa che le gare potranno agevolare chi avrà maggiore disponibilità economica, aprendo di fatto agli accaparramenti da parte di grandi realtà finanziarie, soprattutto nelle zone ad alta valenza turistica. Nonostante i criteri sui bandi intendano privilegiare le realtà locali, questa parte della norma è in contraddizione con tutto il resto e rappresenta un evidente assist ai grandi capitali, col rischio di generare una gestione ancora più privatizzata e omologata delle spiagge italiane, oltre a provocare rincari sui prezzi.
Associazioni sportive escluse dalle gare
In Senato il testo del decreto Infrazioni non ha subito modifiche, mentre al precedente passaggio alla Camera era stata aggiunta l’esclusione dalle gare per le associazioni sportive dilettantistiche che gestiscono spiagge. La norma riguarda le realtà che svolgono queste attività in via «stabile e principale», iscritte al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, che perseguono esclusivamente finalità sociali e ricreative, e a condizione che non usino il demanio marittimo per attività economiche. Inoltre, un’altra modifica approvata dalla Camera consente ai concessionari di lasciare installati i manufatti amovibili fino all’aggiudicazione della gara, anche fuori stagione.
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