L’approvazione definitiva del decreto Infrazioni, avvenuta ieri in Senato, ha scatenato la bagarre politica sul tema più scottante della legge, quello delle concessioni balneari. La maggioranza difende il suo operato, nonostante abbia palesemente tradito gli impegni di salvare i gestori storici dalle gare, mentre l’opposizione attacca sui tanti punti deboli del provvedimento. Prima del voto di fiducia chiesto dal governo, nell’aula di Palazzo Madama sono state respinte con 80 no, 49 sì e un astenuto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni (Avs, Pd e M5s) al disegno di legge di conversione della norma licenziata lo scorso settembre dal consiglio dei ministri. Dopo di che, prima dell’approvazione definitiva con fiducia, che ha ottenuto 100 voti a favore e 63 contro, si sono scatenati i commenti delle forze politiche.
L’intervento più eclatante è stato quello del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio (Lega), che si è espresso così prima del voto in aula: «Tutti i partiti italiani, di maggioranza e opposizione, dovrebbero costituire una “lobby sana” e andare in Europa a chiedere di cambiare la direttiva Bolkestein. Perché tutti quanti avevano condiviso la cosiddetta legge Centinaio nel 2018, tutti quanti in campagna elettorale hanno detto ai balneari che si sarebbero occupati di loro. Ora bisogna dimostrare che non abbiamo parlato a vuoto. Di sicuro, la Lega su questo è sempre stata coerente. Questo provvedimento è positivo per il paese, perché migliora ulteriormente i rapporti tra Italia e Unione europea. Riduciamo il numero delle infrazioni, armonizziamo le normative, tuteliamo i lavoratori stagionali, aumentiamo il numero degli operatori nel settore della giustizia, paghiamo meno multe e quindi risparmiamo. Di fronte a tutto questo, non capiamo le critiche delle opposizioni».
Da parte di Fratelli d’Italia, è intervenuto in aula il senatore Domenico Matera, capogruppo del partito in commissione Politiche Ue: «Con la conversione di questo decreto, l’Italia chiuderà 15 procedure di infrazione, raggiungendo un minimo storico. Al momento abbiamo 69 infrazioni aperte, ma con questo intervento legislativo possiamo scendere sotto la media europea di 56 infrazioni per Stato membro. Questo risultato dimostra il valore del dialogo proficuo con la Commissione europea, sottolinea l’efficacia delle politiche di adeguamento volute dal governo Meloni ed è il risultato di un’intensa attività normativa volta a garantire la tempestiva attuazione degli obblighi derivanti dall’ordinamento europeo. È la testimonianza di una rinnovata autorevolezza dell’Italia in Europa perché, a differenza del passato, oggi l’Italia è protagonista, decisa a farsi rispettare e a difendere gli interessi degli italiani».
Così invece il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin: «Con questo decreto diamo attuazione a una serie di obblighi derivanti da atti dell’Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti del nostro paese. Si interviene così sulle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative e sportive, che vengono prorogate al 30 settembre 2027. Un passo in avanti ulteriore per dare una soluzione a questa annosa questione».
Da parte delle opposizioni, invece, le critiche sono state durissime. Queste le parole di Tatjana Rojc (Pd): «Avete mentito e avete illuso prima di tutto i tanti operatori e le nostre amministrazioni comunali, facendo credere che si potesse uscire dalla legge Bolkestein. Questo decreto, che in diversi aspetti possiamo anche condividere, proietta la grande illusione della Bolkestein, che è un aspetto politico rilevante per il nostro paese fatto di mari, coste, spiagge e turismo. La maggioranza dei Comuni costieri italiani non ha il piano delle coste e con questo provvedimento sono lasciate al loro destino migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori balneari da nord a sud dell’Italia, soggetti che con fatica avevano effettuato una transizione verso forme di impresa vere, strutturate, a favore, dei gruppi finanziari che non vedono l’ora di mettere le mani sulle concessioni. Occorrevano criteri seri e rigorosi che tenessero conto delle specificità delle coste italiane e delle diversità dei territori. Criteri omogenei, ma frutto di un confronto serio con il resto del paese, con le Regioni e con i Comuni. Dalle promesse ai tristi risultati c’è proprio passato il mare, ma sotto forma di uno tsunami, che si abbatterà sul lavoro e sul sacrificio di 7 mila imprese e di circa 60 mila lavoratori. Il Partito democratico sarà ovviamente e convintamente dall’altra parte».
Per Alleanza Verdi-Sinistra, questa la dichiarazione di voto del senatore Tino Magni: «Ancora una volta la destra, il governo Meloni, ricorre all’ennesimo voto di fiducia perché sono divisi. Il decreto nasce con l’intento di adeguare il nostro ordinamento alle normative europee, prevenendo nuove procedure di infrazione e scongiurando l’aggravamento di quelle già pendenti. Tuttavia il mezzo adottato è inadeguato e controproducente. Lontano dal sanare le infrazioni, questo decreto rischia di moltiplicarle, esponendo l’Italia a ulteriori sanzioni. Il risultato è un modello miope e pericoloso: da una parte si invoca l’Europa solo per ottenere risorse, dall’altra si fa di tutto per non rispettare le sue regole. Il governo non è in grado di affrontare la questione balneare e allora ci mette una pezza temporanea, sfuggendo a qualsiasi confronto. Il metodo di rimandare, evitando di assumersi le responsabilità, ormai è una prassi del governo Meloni. I problemi vengono lasciati a chi verrà dopo. Ma se non affronti i problemi, questi ricadranno comunque sul paese. Il governo Meloni risponde alle infrazioni Ue con deroghe dannose anziché cercare soluzioni. Deroghe su deroghe è l’unica risposta che hanno. Alleanza Verdi e Sinistra ribadisce il suo impegno per una gestione trasparente e rispettosa delle risorse comuni, contro le scorciatoie e i compromessi di comodo. Non daremo la nostra fiducia a un governo che tradisce il dialogo democratico e compromette il futuro del nostro Paese».
Molto acceso anche l’intervento del senatore Marco Croatti per il Movimento 5 Stelle: «Dopo oltre due anni il governo toglie la testa dalla sabbia e all’interno del decreto Infrazioni decide finalmente di affrontare il tema delle concessioni demaniali. Qual è il risultato? Il governo Meloni e i partiti di destra riescono a tradire e ad abbandonare tutti: i cittadini, gli unici proprietari delle nostre spiagge; le piccole e micro imprese che si trovano senza tutela alcuna; i Comuni italiani che lascia soli a gestire una partita complicatissima. Una situazione paradigmatica del modo di intendere la politica della destra italiana, ossia lasciar soccombere i più deboli e far prevalere i più forti, i più furbi. È così su tutto: sanità, giustizia, scuola, economia, pensioni. Alla fine dei conti le uniche cose che questo esecutivo di destra, politicamente pavido e codardo, ha partorito sulle concessioni balneari è incertezza, frustrazione negli operatori, una proroga al 2027 che nessuno vuole e un decreto che manca di tutele che proteggano e valorizzino le piccole imprese balneari e impediscano offerte predatorie multiple di chi è economicamente più forte. Insomma una legge per le spiagge che è uguale alla legge della giungla. Altro che battere i pugni in Europa, abbiamo un governo e una maggioranza di Don Abbondio che lasciano il comparto nel caos con una proroga che alimenterà l’incertezza, bloccherà ancora qualunque investimento in competitività e sostenibilità e soprattutto, da veri vigliacchi, lasciano il cerino in mano ai Comuni costieri che avranno il compito di fare quello che non ha fatto l’esecutivo: scrivere bandi che proteggano le peculiarità del nostro sistema balneare e le piccole e micro imprese di cui è composto. In Senato abbiamo presentato numerosi emendamenti che vanno proprio in questa direzione, essere dalla parte dei cittadini e delle piccole imprese. Ed è per questo che la destra italiana li ha bocciati tutti; patrioti a parole ma traditori nei fatti».
Questo il commento del senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto: «Questo decreto infrazioni non ha requisiti di necessità e urgenza e viola il principio della gerarchia delle fonti, aggirando l’applicazione della direttiva Bolkestein e allungando le concessioni balneari. Non funziona così, non si può fare. Uno dei principi base dell’Unione europea è quello del mercato unico. Deve cioé essere possibile esercitare la concorrenza. Se diamo beni demaniali, come le nostre spiagge, a prezzi irrisori senza la possibilità di sfidare rendite di posizione, stiamo violando un principio della Ue. Ce lo stanno dicendo tutti, dalla Corte europea al Consiglio di Stato. Non si può superare il diritto europeo con un decreto: vale per la lista dei paesi sicuri, vale anche in questo caso».
Infine, così il senatore di Azione Marco Lombardo: «Sulle spiagge italiane e sulle concessioni balneari il governo mette la testa sotto la sabbia. Dopo avere provato a evitare in tutti i modi le procedure selettive e le gare con la storiella della mappatura delle spiagge italiane, ora la maggioranza è costretta ad adeguarsi alla normativa europea, rinviando lo svolgimento dei bandi al 2027. Ora però basta bugie. Non perdiamo altri due anni prendendo in giro i bagnini e i concessionari, ma aiutiamo loro e le amministrazioni a prepararsi bene per le gare ed evitare di svendere ai fondi internazionali di investimento (o peggio alla criminalità organizzata) le spiagge italiane, che rappresentano un patrimonio inestimabile di bellezza e un valore economico da cui ogni anno deriva un introito di 30 miliardi di euro dal turismo balneare».
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