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Spiagge, Consiglio di Stato esclude applicazione generalizzata della direttiva Bolkestein

Alcuni chiarimenti sull'ultima sentenza di Palazzo Spada, che ha destato un po' di confusione

La durata delle concessioni demaniali marittime è disciplinata dall’articolo 1 commi 682 e 683 della legge n. 145/2018, che ha disposto la proroga di quindici anni a quelle vigenti. La Commissione europea, ritenendo tale proroga in contrasto con la direttiva Bolkestein e con gli articoli 49 e 56 del Trattato europeo, con lettera di messa in mora del 3 dicembre 2020 ha avviato la procedura di infrazione n. 4118/2020. Il governo italiano con lettera del 4 febbraio 2021 ha risposto affermando, al contrario, la sua conformità al diritto europeo. Siamo in attesa, quindi, delle determinazioni della Commissione europea che potranno essere o l’archiviazione della procedura di infrazione o la sua prosecuzione con l’emissione del conseguenziale parere motivato.

Le sentenze dell’adunanza del Consiglio di Stato n. 17 e 18 del 9 novembre 2021 hanno dichiarato la proroga nulla, differendo gli effetti della sentenza fino al 31 dicembre 2023. La sentenza della VI sezione del Consiglio di Stato n. 229 del 13 gennaio 2022 ha dichiarato che a) sussiste la proprietà delle aziende balneari in capo ai concessionari; b) la scadenza delle concessioni è fissata fino al 31 dicembre 2023. A tal proposito si riportano qui di seguito gli estratti di questa ultima pronuncia:

  • «le concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative già in essere continuano a essere efficaci sino al 31 dicembre 2023»;
  • «le opere realizzate dai concessionari sulla superficie demaniale sono, ai sensi dell’art. 952 c.c., d’esclusiva proprietà privata c.d. superficiaria fino al momento dell’effettiva scadenza».

Quanto chiarito in questa ultima sentenza è conforme alla consolidata giurisprudenza in merito del Consiglio di Stato in ordine al momento della devoluzione allo Stato delle opere fisse sul demanio ex articolo 49 del Codice della navigazione (v. Cons. Stato, sez. VI, 2 settembre 2019 n. 6043; 17 febbraio 2017 n. 729; 13 febbraio 2020 n. 1146). Non era scontato che tale principio fosse riconfermato dopo la sentenza dell’adunanza plenaria che ha considerato completamente nulle le proroghe.

Sta destando interesse e anche confusione l’affermazione contenuta in questa ultima sentenza circa «l’inapplicabilità della direttiva Servizi ai rapporti concessori sorti anteriormente al termine di trasposizione della stessa» (dlgs. n. 59/2010 del 15 marzo 2010). Al riguardo si precisa che la dichiarata inapplicabilità della direttiva è in riferimento all’oggetto della causa consistente, non alla durata delle concessioni bensì alla determinazione dei canoni dovuti dal concessionario «liquidati anteriormente al 28 dicembre 2009». Pertanto è puramente apparente il contrasto fra la dichiarata inapplicabilità della direttiva Servizi alle concessioni demaniali ante 2010 e la riconfermata scadenza delle stesse al 31 dicembre 2023.

Ciononostante, questa affermazione della VI sezione del Consiglio di Stato è importante perché esclude un’applicazione della direttiva Bolkestein pacifica, automatica e generalizzata. La questione della durata delle concessioni demaniali, nonostante le sentenze dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, resta quindi ancora problematica e certamente meritevole di una valutazione non sbrigativa o superficiale.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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