«A seguito delle diverse iniziative di protesta intraprese lo scorso agosto dai balneari italiani, che hanno visto una forte partecipazione da parte dei concessionari del Lazio e di molte altre regioni italiane, le aspettative del settore erano alte. Si era in attesa di una norma quadro che mettesse ordine alle numerose lacune normative e ai numerosi contenzioni aperti in tutta Italia, e invece l’approvazione del decreto Infrazioni varato il 16 settembre scorso non ha risolto nessun aspetto importante. Anzi è riuscito a deludere tutti, introducendo una serie di disposizioni che necessitano di profonde modifiche». Lo afferma una nota del Sib-Confcommercio Lazio, che nei giorni scorsi ha tenuto la propria assemblea regionale.
I punti principali della riforma riguardano la possibilità di estendere la validità delle attuali concessioni fino al 30 settembre 2027, l’obbligo di avviare le gare entro il 30 giugno 2027, la durata delle nuove concessioni da un minimo di 5 a un massimo di 20 anni, l’assunzione di lavoratori impiegati nella precedente concessione, l’indennizzo per il concessionario uscente a carico del concessionario subentrante pari al valore dei beni ammortizzabili e non ancora ammortizzati e all’equa remunerazione degli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni. Tra i criteri di valutazione delle offerte sarà considerato anche l’essere stato titolare, nei cinque anni precedenti, di una concessione balneare quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare.
«Il Sib-Confcommercio Lazio esprime una forte insoddisfazione rispetto al provvedimento legislativo, ritenendolo una risposta inadeguata e non conforme alla direttiva Bolkestein», prosegue la nota dell’associazione. «Le critiche principali riguardano la mancata tutela delle aziende balneari attuali, l’assenza di un adeguato riconoscimento del valore commerciale degli stabilimenti e il rischio, per il settore balneare italiano, di compromettere un modello di successo a livello internazionale».
Questa la dichiarazione del presidente nazionale del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione, intervenuto all’assemblea regionale del Lazio: «Si tratta di una legge sbagliata, perché non applica correttamente la direttiva Bolkestein, per esempio sulla questione della scarsità della risorsa, presupposto per la sua applicazione così come chiarito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Ma anche ingiusta perché non tutela adeguatamente le aziende attualmente operanti. Basta vedere l’indennizzo previsto per coloro che dovessero perdere la concessione, che non contempla non solo il valore aziendale, ma neppure l’avviamento, così come era invece stabilito dalla legge precedente del governo Draghi». Infine, ha concluso Capacchione, «è una legge dannosa per il paese, perché rischia di far saltare un modello di balneazione attrezzata efficiente e di successo che il mondo ci invidia. Abbiamo inviato ai parlamentari di ogni schieramento politico un insieme di emendamenti per correggere profondamente il decreto legge varato dal governo. Lo stesso ha sbagliato a non avere coinvolto, nella stesura della nuova disciplina, non solo la categoria interessata, ma neppure le Regioni e i Comuni».
A conclusione del convegno, la presidente regionale del Sib-Confcommercio Lazio Marzia Marzoli è intervenuta sugli impatti economici e sociali del decreto Infrazioni sul turismo balneare e sul tessuto economico delle località turistiche del litorale laziale.
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