Opinioni

Il fallimento sulla riforma delle concessioni balneari e il vergognoso rinvio della politica

Infine, sulla riforma delle concessioni balneari si è arrivati a un accordo che in realtà è solo l’ennesimo rinvio. Anche questa volta la politica italiana non si è smentita, dimostrandosi in grado solo di rimandare una soluzione come ha fatto negli ultimi dodici anni, anziché prendersi la responsabilità di dare alle spiagge italiane e alle migliaia di imprese che vi sorgono sopra un nuovo e necessario assetto normativo. Questa volta non si è trattato di una proroga delle concessioni – che per rispettare il diritto europeo e la recente sentenza del Consiglio di Stato, non è più possibile – bensì del rinvio sulla definizione degli indennizzi per i concessionari uscenti, che con le gare ormai vicine e inevitabili, è diventato il tema nodale da cui dipende il destino degli attuali balneari. Dopo tre mesi di trattative fra chi proponeva l’indennizzo solo sugli investimenti non ammortizzati e chi invece chiedeva il riconoscimento dell’intero valore aziendale – con tutte le sfumature che stanno nel mezzo – i partiti hanno preferito rinviare la scrittura dei criteri al successivo decreto attuativo: ciò significa che con tutta probabilità sarà il prossimo governo a doversene occupare e che i balneari saranno oggetto per l’ennesima volta di vuote promesse da campagna elettorale. Anche se ormai, dopo il teatrino andato in scena nelle scorse settimane, la categoria ha perso del tutto la fiducia nella politica.

Il comportamento di ministri, sottosegretari e parlamentari è stato vergognoso per vari motivi: per la naturalezza con cui alcuni si sono mangiati le promesse del passato, per l’enorme quantità di fake news e diffamazioni diffuse attraverso la stampa, per l’insensibilità nei confronti di migliaia di piccole e medie imprese familiari prive di certezze sul loro futuro, per l’irresponsabilità di non avere voluto legiferare su uno dei temi più scottanti che riguardano il paese, non solo per l’importanza economica del settore balneare ma anche per il valore ambientale dei nostri ottomila chilometri di coste. A vincere è stato l’odio alimentato dai mass media, che ha reso i balneari un facile agnello sacrificale: bastava leggere o ascoltare le dichiarazioni di qualsiasi politico nei giorni scorsi, per capire quanto fosse difficile difendere una categoria di imprenditori malvisti (anche se spesso ingiustamente) e quanto invece fosse più facile andare dietro ai luoghi comuni e alle superficialità diffuse da stampa di regime, talk show e tv spazzatura, che hanno dato il peggio di sé tra fake news su canoni bassi, evasione fiscale e abusi edilizi, oltre che sulla storiella dei fondi Pnrr che in realtà nulla c’entrano con i balneari. E così ci si è trovati con un provvedimento vago e insoddisfacente, che oltre ad aprire alle gare, non dà nessuna garanzia sugli indennizzi.

Tuttavia anche gli attuali concessionari, facendo un po’ di sana autocritica, si stanno rendendo sempre più conto che se si trovano in questa situazione è anche a causa di alcuni errori del passato, come il non avere preteso una riforma qualche anno fa, quando era più facile ottenere condizioni favorevoli, o l’eccessiva frammentazione tra le associazioni di categoria che ha impedito di negoziare in modo compatto e di investire in un capillare lavoro di comunicazione che smentisse le tante fake news per impedire di rendere i balneari così invisi all’opinione pubblica e dunque rinnegati dalla politica.

Il risultato è che migliaia di imprenditori ora rischiano di non vedersi riconoscere nemmeno un adeguato indennizzo in caso di perdita dell’azienda – anche se siamo certi che i più virtuosi, consapevoli o rassegnati, si stiano già attrezzando per vincere le future evidenze pubbliche e riottenere la loro concessione per merito e non più per proroga. Nel frattempo, per chiedere le necessarie migliorie alla riforma senza pretendere miracoli, i balneari potrebbero sfruttare l’attenzione mediatica sulle spiagge che in estate cresce esponenzialmente, per architettare azioni eclatanti e unitarie che comunichino ai tantissimi italiani in vacanza al mare quali sarebbero le conseguenze di una riforma sbagliata. Quel che è certo, infatti, è che la politica non può ignorare il problema: se non si definiranno dei criteri precisi per il calcolo di un adeguato indennizzo di quelle che sono imprese private a tutti gli effetti, sorte legittimamente su un suolo pubblico, ci sarà un contenzioso per ogni singolo stabilimento balneare, col rischio di bloccare il settore per anni. E se non ci sarà un’adeguata regolamentazione statale sulla liberalizzazione delle concessioni, anche questo pezzo di patrimonio pubblico finirà facilmente in mano al grande capitale. A meno che non sia proprio questo l’intento del governo Draghi.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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