Nel mese di agosto gli stabilimenti balneari di tutta Italia protesteranno contro il governo Meloni con uno “sciopero degli ombrelloni“. L’iniziativa, indetta dalle associazioni Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, prevede la chiusura degli ombrelloni per alcune ore. I concessionari organizzeranno più giornate di protesta, con un numero sempre maggiore di ore di chiusura, finché non riceveranno risposte dal governo rispetto ad alcuni temi legati al rinnovo delle concessioni.
Le date dello sciopero degli ombrelloni
La prima data di chiusura è il 9 agosto, quando gli stabilimenti balneari terranno chiusi gli ombrelloni per due ore, dalle 7.30 alle 9.30. Se non arriveranno risposte dal governo, gli ombrelloni resteranno chiusi anche il 19 agosto per quattro ore (dalle 7.30 alle 11.30) e il 29 agosto per otto ore (dalle 7.30 alle 15.30).
Già il 3 agosto 2012, gli stabilimenti balneari tennero chiusi gli ombrelloni per un paio d’ore. Allora la categoria protestava contro il governo Monti, che voleva introdurre le gare delle concessioni, ma la legge non fu mai approvata. A distanza di dodici anni e dopo la manifestazione dello scorso 11 aprile in piazza a Roma che è rimasta inascoltata, le associazioni dei balneari hanno deciso di replicare lo stesso format, ma le ragioni della protesta oggi sono diverse.
Perché i balneari protestano
Lo “sciopero degli ombrelloni” in programma il mese prossimo vuole esprimere il disappunto dei balneari rispetto alle promesse non mantenute dal governo Meloni. Durante il governo Draghi, Fratelli d’Italia dai banchi dell’opposizione fu l’unico partito a votare contro la legge sulla concorrenza 2021, che ha imposto la scadenza delle concessioni balneari il 31 dicembre 2023 e la loro riassegnazione tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024. In questo modo è stata recepita per la prima volta in Italia la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione delle concessioni, dopo quindici anni di proroghe automatiche agli stessi concessionari.
La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, in diversi interventi (tra cui uno molto veemente, pronunciato in parlamento durante la discussione sulla legge concorrenza), si è sempre dichiarata contraria alle gare delle concessioni balneari e ha promesso che avrebbe salvaguardato la continuità degli attuali titolari. Tuttavia, in quasi due anni di governo, non ha fatto nulla di concreto per mantenere tale impegno. Lo scorso anno Palazzo Chigi ha portato avanti una mappatura delle coste sostenendo che le spiagge non sarebbero una risorsa scarsa, e dunque si potrebbe garantire la concorrenza, nel rispetto della Bolkestein, facendo aprire nuove imprese sui litorali liberi senza toccare quelli già occupati. Ma la mappatura delle spiagge è stata conclusa a ottobre 2023 e non è stata seguita da nessun provvedimento che attuasse tale principio in una norma.
Nel frattempo le Regioni, i Comuni e le Autorità portuali – che hanno la competenza sulla gestione del demanio marittimo – stanno già avviando i bandi di gara in tutta Italia. La scadenza delle concessioni e la loro riassegnazione tramite gare sono state stabilite da una legge nazionale, pertanto gli enti locali non possono far altro che rispettarla. Il problema è che mancano dei criteri uniformi per farlo: la legge concorrenza del governo Draghi avrebbe dovuto essere disciplinata da un decreto attuativo per fissare delle regole nazionali sui bandi, ma il governo Meloni non lo ha mai approvato. In assenza di ciò, ogni amministrazione sta procedendo per conto suo. Questo scenario comporta svariate criticità.
Nell’avere lasciato che la legge sulla concorrenza facesse i suoi effetti, senza fare nulla di concreto per evitarlo, il governo Meloni di fatto ha consentito l’avvio delle gare, contraddicendo così le sue promesse. La mancanza di criteri nazionali sulle gare ha consentito a ogni ente locale di stabilire le regole in autonomia, con conseguenti disparità di trattamento tra una località e l’altra: per esempio, alcuni enti hanno optato per i progetti di maggiore qualità, mentre altri hanno preferito privilegiare le offerte economiche. In alcuni Comuni le gare sono già state concluse e i grandi capitali hanno prevalso sui piccoli concessionari, come avvenuto a Jesolo. Per tutti questi motivi, i balneari hanno deciso di protestare. «Un’iniziativa doverosa di fronte a una irresponsabile e sconcertante fuga dalle proprie responsabilità della politica e segnatamente del governo», hanno dichiarato i presidenti del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione e di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli.
Inoltre, le associazioni di categoria hanno indetto lo “sciopero degli ombrelloni” per chiedere il riconoscimento di un indennizzo economico a favore dei concessionari uscenti, a carico dei subentranti. Questo perché, seppure le concessioni siano sul demanio pubblico, le imprese che vi sorgono sopra sono private e hanno un valore aziendale e di avviamento che i titolari pretendono di vedersi riconosciuto. Al momento è in discussione alla Camera un disegno di legge per l’introduzione degli indennizzi, presentato dai deputati di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi e Gianluca Caramanna, ma il testo risulta fermo.
C’è un ultimo aspetto critico rispetto ai bandi avviati in autonomia dagli enti locali, ed è quello dei ricorsi. Il demanio marittimo è una materia di esclusiva competenza statale, come ha più volte ribadito la Corte costituzionale. Nelle ultime settimane alcune Regioni (come Toscana e Abruzzo) e svariati Comuni hanno disciplinato i bandi, ma senza una cornice di riferimento normativo nazionale, c’è il concreto rischio di ricorsi sia da parte dei concessionari uscenti, che di quelli subentranti. Le delibere locali stanno intervenendo dove il governo non ha deciso, ovvero su aspetti come gli indennizzi e le premialità; ma queste materie sono di esclusiva competenza statale e pertanto chiunque potrebbe fare ricorso e portare all’annullamento della gara, con il conseguente blocco del settore secondo i tempi della giustizia amministrativa. In definitiva, la situazione è di totale caos e solo il governo può mettervi fine. La premier Meloni vuole evitare una manifestazione contro di lei in pieno agosto, quando molti italiani sono al mare, perciò si vedrà nei prossimi giorni se arriverà l’intervento richiesto dai balneari.
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