Abruzzo

Balneari, procede il “bando tipo” della Regione Abruzzo

La giunta di centrodestra è arrivata alle fasi finali dell'approvazione

La Regione Abruzzo sta portando a termine l’approvazione del “bando tipo” per le gare delle concessioni balneari. La proposta è stata approvata la scorsa settimana dalla giunta di centrodestra, su proposta del governatore Marco Marsilio, ed è stata al centro della discussione di ieri in consiglio regionale. Il documento, articolato in 15 pagine, era l’unico punto all’ordine del giorno delle commissioni “Agricoltura e attività produttive” e “Politiche europee”. Entrambe le commissioni hanno espresso parere positivo e il consigliere al demanio marittimo Nicola Campitelli (Fratelli d’Italia) ha confermato che sarà proprio questa la strada tracciata dalla Regione per il futuro delle concessioni, in scadenza il prossimo 31 dicembre in base alla legge nazionale 118/2022 voluta dal governo Draghi.

La proposta prevede la redazione di un “bando tipo” da mettere a disposizione dei Comuni costieri per l’indizione delle gare, che tuteli i concessionari uscenti. Nello specifico, gli indirizzi per la valutazione delle offerte prevedono l’obbligo di stabilire un equo indennizzo per il concessionario uscente, a carico dell’eventuale subentrante, calcolato da una perizia giurata che tenga conto del residuo ammortamento degli investimenti e del valore reddituale dell’impresa turistico-balneare. Il perito dovrà essere nominato dal concessionario uscente. Per quanto riguarda le procedure selettive, il provvedimento della Regione Abruzzo impone di valorizzare adeguatamente l’esperienza gestionale, tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione, applicando criteri di proporzionalità e adeguatezza, ma al contempo rispettando i principi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità.

Ha detto Campitelli al quotidiano locale Il Capoluogo: «L’iniziativa della Regione Abruzzo è volta a lavorare concretamente alla formulazione di un “bando tipo” per cercare di dissipare il più alto numero di dubbi che attanagliano Comuni e balneari. Abbiamo stilato dei criteri che dovranno essere valutati dagli uffici e, ove fossero ritenuti giusti, calati in un documento che verrà messo a disposizione dei Comuni per effettuare le gare per assegnare le concessioni. Ho letto alcune notizie secondo le quali la recente sentenza della Corte di giustizia europea, che non ha riconosciuto gli indennizzi ai concessionari, dovrebbe bloccare questa iniziativa. Ritengo che questa ricostruzione sia non corretta, in quanto la questione degli indennizzi è un tema che dovrà essere risolto e su cui è compito del governo nazionale dare una risposta. Per quanto so lo sta facendo, mentre il lavoro che stiamo facendo noi tratta tutta la questione di come si debba arrivare a indire le gare, rispettando tutti gli interessi coinvolti. Sono sicuro che questo lavoro darà un contributo fattivo al fine di giungere a soluzioni equilibrate».

Il Movimento 5 Stelle ha espresso le sue perplessità sul provvedimento. Così in una nota i senatori Mario Turco e Gabriella Di Girolamo: «Decidendo di non decidere, il governo Meloni ha deciso chirurgicamente di trasformare il settore dei balneari in una “santabarbara” senza regole. Un caos talmente inaccettabile, tanto che persino diversi amministratori locali del centrodestra si stanno smarcando dal disastro conclamato della triade Fdi-Fi-Lega a livello nazionale. L’ultimo in ordine di tempo è il governatore dell’Abruzzo Marsilio, che con un atto di indirizzo di fatto ha ammesso che l’unico modo per superare l’impasse è aprire una nuova stagione di bandi pubblici, con tutele per le imprese familiari, revisione dei canoni, indennizzi a carico delle imprese subentranti e clausole di salvaguardia per i lavoratori. Un atto che sembra per alcuni versi la fotografia della legge concorrenza del 2022, che Forza Italia e Lega peraltro votarono, su nostra iniziativa. Il caos in cui è precipitato il settore, per ammissione delle stesse associazioni di categoria, è ormai inaccettabile. Investimenti al palo e casi di occupazione degli spazi oggi ancora in gestione a titolari di concessioni scadute stanno rendendo il quadro insostenibile. Meloni si svegli, altrimenti il comparto muore».

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