Sindacati e associazioni

Sciopero ombrelloni, associazioni balneari divise

Convocata da Sib e Fiba, l'iniziativa non ha ottenuto l'adesione delle altre 9 sigle che rappresentano il settore. Per i motivi più svariati.

Lo sciopero degli ombrelloni in programma domattina ha diviso la categoria dei balneari. Convocato da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, le due associazioni più storiche del settore, l’iniziativa non è stata condivisa con gli altri nove sindacati che rappresentano gli operatori di spiaggia. Alcuni di questi condividono le stesse istanze di Sib e Fiba, ma non aderiranno allo sciopero per il solo motivo di essere state escluse; altre ancora invece boicotteranno l’iniziativa perché non ne condividono le modalità oppure, addirittura, perché hanno opinioni del tutto diverse sulle richieste da fare al governo.

Nel primo gruppo c’è Confartigianato imprese balneari, che così motiva la mancata adesione: «Non abbiamo aderito non perché non condividiamo il momento di difficoltà e le ragioni della protesta, bensì perché il protagonismo di alcuni sindacati ha reso lo sciopero un’iniziativa unilaterale», afferma il presidente Mauro Vanni. «Ci siamo appellati più volte al senso di unità, ma non è stato perseguito. Ne prendiamo atto, ma a queste condizioni non possiamo partecipare. Escludere le altre associazioni dallo sciopero, soprattutto quelle che la pensano allo stesso modo, indebolisce la categoria e va a discapito dei concessionari. Fatta così, la chiusura degli ombrelloni sarà un boomerang. In questo momento, sarebbe stato meglio evitare i personalismi. Condividiamo comunque lo stato di agitazione e siamo molto arrabbiati col governo, poiché ci sentiamo traditi e delusi».

L’associazione Assodemaniali-Fenailp, invece, non è d’accordo con le modalità dello sciopero. Così il presidente Antonio Cecoro: «Aprire gli ombrelloni un’ora dopo è come andare a scuola un’ora dopo. Questa forma di protesta è talmente blanda, che non può far altro che trasmettere la sottovalutazione o il disinteresse del problema da parte dei concessionari. Tra i Comuni che fanno bandi indiscriminati e l’Agcm che invade le competenze legislative dello Stato, stiamo vivendo una situazione gravissima; e la risposta della categoria è aprire gli ombrelloni alle 9.30. A mio parere si tratta di un’iniziativa non solo inutile, ma persino dannosa. Nei mesi scorsi, quando gli agricoltori hanno rischiato le proprie imprese, hanno fatto azioni ben più incisive. Il malessere dei balneari è molto più grave di questa ridicola chiusura, perciò Assodemaniali non ha alcuna intenzione di aderire a questa blanda iniziativa. Il motivo principale è questo, più che quello di non essere stati coinvolti in partenza».

A tentare una mediazione è Diego Casadei, presidente di Oasi Italia: «Solidarizziamo con i nostri colleghi balneari che hanno proclamato lo sciopero degli ombrelloni. Nonostante da anni chiediamo ai vari governi di intervenire sulla materia, nessuno lo ha fatto, perciò lo stato di agitazione è comprensibile. Proprio per questo, sarebbe importante che la categoria si presentasse a Palazzo Chigi con un documento unico. L’iniziativa di domani avrebbe potuto essere più condivisa, ma in questo momento occorre mettere da parte i protagonismi e far capire al governo l’urgenza di un intervento. Siamo d’accordo con le motivazioni dello sciopero e invitiamo tutte le associazioni a lavorare per una maggiore unità sindacale. Naturalmente lasciamo liberi i nostri associati di regolarsi come meglio credono».

Di idea completamente opposta sono infine Assobalneari-Confindustria e Base Balneare. Le due associazioni hanno sempre richiesto la totale esclusione delle concessioni balneari dalle gare, perciò non condividono la richiesta degli indennizzi economici avanzata da Sib e Fiba, che implica comunque l’accettazione dei bandi. Così i presidenti Fabrizio Licordari e Bettina Bolla motivano la mancata adesione allo sciopero: «Non è giusto penalizzare migliaia di consumatori che hanno scelto gli stabilimenti balneari italiani per le loro vacanze, riconoscendone qualità e funzionalità. Per questo migliaia di aziende associate ad Assobalneari e La Base Balneare con Donnedamare si asterranno dallo sciopero convocato da alcune sigle sindacali per domani. La via maestra per individuare una soluzione in grado di mettere ordine nel settore resta quella di sostenere la validità della mappatura fatta dal governo italiano, difendendola da attacchi immotivati e ideologici da parte, in particolare, del capo unità della Direzione mercato interno della Commissione Ue, Salvatore D’Acunto. Applicare in maniera arbitraria le direttive europee, infatti, crea in Italia solamente danni a imprese e consumatori, come avvenuto di recente a Jesolo dove il prezzo medio degli ombrelloni è cresciuto del 50%. Inoltre, è notizia di questa settimana che il più grande gruppo italiano di forniture di attrezzature per gli stabilimenti balneari ha annunciato la cassa d’integrazione per 50 dipendenti a fronte di un calo del fatturato del 25%. Difendere la mappatura rimane l’unico modo possibile per la corretta applicazione della direttiva per generare nuove imprese, assicurare una sempre maggiore concorrenza, garantire maggiore benessere economico, creare occupazione, soddisfare i consumatori e supportare l’intero indotto».

In una dichiarazione all’Ansa, il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione ha commentato così le divisioni tra le associazioni balneari rispetto allo sciopero: «La categoria è unita nel chiedere la stessa cosa; credo che tutte le organizzazioni sindacali abbiano la percezione grave del fatto che non sia stata risolta la questione da questo governo, che aveva promesso un intervento risolutivo e strutturale. Ma tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa, hanno chiesto un incontro e manifestato l’urgenza di intervento normativo. E noi non possiamo non evidenziare l’urgenza di risolvere la questione mantenendo aperta la mobilitazione. Non vogliamo gettare la croce su questo governo, visto che ogni esecutivo, negli ultimi 14 anni, ha prorogato le concessioni senza mai intervenire. L’unico governo che aveva fatto qualcosa era stato quello Draghi, che aveva messo in campo indennizzi e prelazioni. Ora è urgente trasformare i risultati del tavolo tecnico, la cosiddetta mappatura, in una norma giuridica, visto che anche la Corte di giustizia Ue ha chiarito che non si va a gara ovunque. Purtoppo la sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che entro fine anno bisogna legiferare e intanto sta intervenendo anche l’Agcm sui Comuni. Ma serve una norma nazionale. Da questo fatto non se ne esce».

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