Un bottino di circa quattro tonnellate di sabbia rubata Sardegna – comprensivo anche di ciottoli e conchiglie – è stato sottratto illegalmente dalle spiagge dell’isola nel corso degli ultimi due anni. I materiali naturali sono stati intercettati e sequestrati durante i severi controlli di sicurezza effettuati dal personale dell’ENAC e dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale all’interno dello scalo aeroportuale Olbia Costa Smeralda.
A compiere i furti sono stati decine di turisti che, ignorando le normative regionali che vietano tassativamente la raccolta e l’asporto di materiale demaniale, hanno prelevato i sedimenti dagli arenili con l’intenzione di portarli a casa come souvenir della vacanza trascorsa sull’isola.
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Il progetto “Riportami al Mare”
I dati ufficiali di questa importante attività di contrasto sono stati presentati a Olbia, presso la sede dell’Area Marina Protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo, in occasione del lancio della sesta edizione del progetto “Riportami al Mare”. All’incontro hanno preso parte il presidente dell’AMP Francesco Lai, il direttore Leonardo Lutzoni e Mario Garau, routes development manager di Geasar.
Il programma nasce da una consolidata sinergia istituzionale che vede collaborare attivamente l’Area Marina Protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo, la Geasar Spa (società di gestione dell’aeroporto di Olbia), la Regione Sardegna, l’ENAC e il Corpo Forestale. L’obiettivo principale dell’iniziativa è duplice: da un lato, restituire agli ecosistemi costieri i materiali sottratti e, dall’altro, promuovere campagne di sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza sul valore e sulla fragilità del patrimonio ambientale sardo.
L’analisi del geologo e il rilascio in natura
Come sottolineato dai promotori del progetto, la sabbia, i ciottoli e le conchiglie non sono semplici ricordi, ma costituiscono una componente fondamentale per l’equilibrio naturale delle coste e per il contrasto all’erosione. Proprio per questa ragione, l’operazione di ricollocamento segue un rigido protocollo scientifico.
La scorsa settimana, l’ingente quantitativo di materiale sequestrato è stato finalmente reimmesso in natura nel sito di Tramontana, situato alle spalle dell’isola di Tavolara. L’area più idonea per il rilascio è stata individuata da un geologo professionista incaricato da Geasar, il quale ha preventivamente esaminato la composizione dei reperti per selezionare la località marina biologicamente e geologicamente più compatibile.
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