Chi frequenta le spiagge italiane, soprattutto in autunno e inverno, si sarà imbattuto in strane sfere marroni dall’aspetto spugnoso e lanoso. Non sono rifiuti né alghe maleodoranti: si tratta delle cosiddette “palle di Nettuno”, formazioni naturali che nascono dai resti della posidonia oceanica, la pianta acquatica simbolo del Mediterraneo. Oltre a essere un curioso fenomeno naturale, queste sfere svolgono una funzione ecologica sorprendente, in quanto intrappolano i frammenti di plastica presenti sul fondale, contribuendo così alla salute del mare. Il loro nome scientifico è egagropila, dal greco “palla di capra”. Sono composte da fibre vegetali che derivano dalle foglie morte di posidonia: le parti più dure, trasportate dalle correnti, si intrecciano fino a formare piccole sfere che le onde spingono poi a riva, in particolare durante le mareggiate.
L’importanza della posidonia oceanica è già nota, in quanto le praterie di questa pianta marina sono un habitat fondamentale per la biodiversità marina, producono ossigeno, proteggono le coste dall’erosione e offrono rifugio a numerose specie di pesci. Oggi sappiamo che perfino i “residui” di questa pianta svolgono un ruolo utile, trasformandosi in vere e proprie trappole naturali per la plastica. Nel 2021 un gruppo di ricercatori spagnoli ha pubblicato sulla rivista Scientific Reports il primo studio che dimostra questa funzione ecologica: analizzando le spiagge di Maiorca, hanno scoperto che i frammenti di plastica presenti tra le foglie di posidonia finiscono intrappolati nelle fibre durante il processo di formazione delle sfere.
Secondo le stime dei ricercatori, ogni chilogrammo di fibre vegetali può catturare circa 1.470 particelle di plastica. Su scala mediterranea, ciò potrebbe significare fino a 867 milioni di frammenti eliminati dal mare ogni anno grazie a questo meccanismo naturale. Tuttavia le palle di posidonia, pur rappresentando un piccolo alleato contro l’inquinamento, non possono certo risolvere da sole il problema. Un recente studio del WWF ha ricordato che ogni anno circa otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Gran parte di questi rifiuti si frammenta in microplastiche, ormai rilevate ovunque: nell’acqua, nell’aria, nelle nuvole e persino nei nostri corpi. Inoltre, sempre il WWF ha lanciato l’allarme sul rischio di scomparsa della posidonia a causa degli ancoraggi delle barche.
In ogni caso, quando si trovano queste sfere sulla battigia, non bisogna trattarle come spazzatura: le palline di posidonia sono un segnale di buona salute del mare e meritano rispetto. Laddove possibile andrebbero lasciate sulle spiagge, perché oltre a trattenere plastica contribuiscono a proteggere la sabbia dall’erosione costiera.
© Riproduzione Riservata

















