La Fisa respinge con assoluta e formale ilarità le illazioni diffamatorie diffuse da Giorgio Pezzini sul portale Mondo Balneare “non per portare acqua al suo mulino”, come ha detto. Le sue dichiarazioni appaiono come il tentativo di screditare chi, da anni, lotta per la qualità e la sicurezza nel settore. Forse il sig. Pezzini dimentica le continue istanze presentate da questa federazione presso il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto per riformare regolamentazioni obsolete, che permettevano il rinnovo automatico dell’abilitazione senza verifiche reali delle capacità operative, negando ai giovani il diritto a un aggiornamento professionale adeguato, necessario anche per evitare gravi conseguenze legali (come dimostrato dai recenti fatti giudiziari di Imperia). Di contro, la Fisa da sempre effettua un aggiornamento tecnico-professionale nei confronti dei nostri soccorritori acquatici, per non lasciarli in balia di una formazione che è sempre in continuo divenire.
Sono a rammentare, sempre a Pezzini, la nostra denuncia al Comando Generale del Corpo delle Capitanerie per il rilascio di brevetti senza che ci fosse stato formale esame da parte dell’Autorità competente, denuncia di cui dovrebbe conoscere benissimo i risvolti (gli atti si possono visionare presso la nostra sede). Siamo da anni in prima linea contro il rilascio di brevetti agevolati: era inaccettabile che il passaggio dall’abilitazione per piscina a quella per mare fosse garantito da una prova di voga spesso insufficiente (regola mai attuata dalla Fisa).
L’affermazione secondo cui la Fisa sarebbe stata “espulsa” dalla Fin è una falsità storica e legislativa. La separazione operativa dalla Fin non è stata una sanzione, bensì un modello legislativo moderno, sancito dal decreto Melandri del 1999 (verificabile ovunque e di cui non posso allegare documentazione ed esposti per ovvie ragioni), che tramite una politica giusta e lungimirante riconobbe la distinzione tra la sfera sportiva e quella della professionalità e sicurezza acquatica. La Fisa opera oggi forte del suo riconoscimento ufficiale. Ricordiamo che i nostri maestri di salvamento non sono “nati” nel marzo 2010, come erroneamente suggerito dal sig. Pezzini nel salutare furbamente il vicepresidente Domenico Carmignani. La maggior parte dei maestri Fisa proviene proprio dalla Fin: sono professionisti esperti, incluso il sottoscritto, i cui brevetti testimoniano una competenza decennale che poi si è evoluta in quella che oggi si chiama Fisa, con tecniche di soccorso in mare, e che precede di molto la nascita formale dell’attuale assetto federale.

Il sig. Pezzini dimostra lacune sia storiche che tecniche. Il tentativo di manipolare la data del 1899 è vano, specialmente se confrontato con la storia della Società Nazionale Salvamento (Sns) di Genova, realtà da cui lo stesso Pezzini proviene e di cui dovrebbe spiegare le ragioni del distacco. Si fa riferimento alla nascita del salvamento nel 1871 grazie al dottor Maragliano, che mise le basi in Italia di quella che poi con regio decreto diventò la Società Nazionale di Salvamento Genova nel 1876, mentre il Colonnello del Corpo delle Capitanerie di Porto Arturo Passerini nel 1889 fondò ad Ancona la Sis (Società Italiana di Salvamento) Natatorium, che nel 1939 aderì alla Fin per il settore salvamento (credo che né il sottoscritto né il dottor Pezzini fossimo stati presenti in quelle date). Inoltre, in merito all’accusa di aver “copiato” il manuale Fin, si precisa che i primi testi furono redatti dal prof. Domenico Maiello (anch’egli tecnico proveniente dalla Fin) in accordo con l’allora presidente Umberto Tramontana (ex presidente della Fin). Successivamente, con la nomina del sottoscritto a presidente nazionale, tali testi sono stati sostituiti da manuali aggiornati basati sulla mia esperienza diretta e su protocolli specialistici. La Fisa ribadisce che non avrebbe alcun interesse a copiare tecniche che considera totalmente incomplete e, in certi contesti di soccorso – con mare formato, risalita da scogliere, apnee operative, risalite su gommoni, eccetera – persino inadeguate rispetto ai nostri standard di sicurezza. Sono comunque sempre a disposizione per un eventuale scambio di pensieri in merito, e un giorno, se vorrà, desidererei che il dottor Pezzini venisse a svolgere una lezione sulle correnti di ritorno e modalità di uscita… soprattutto in maniera pratica.
La Fisa non attacca il settore nuoto, verso il quale nutre profonda stima, ma da sempre rivendica la necessità di protocolli professionali congiunti d’eccellenza e non uno a discapito di altri. La Fisa rappresenta una bellissima realtà professionale del salvamento, fermo restando che la base natatoria rimane un prerequisito fondamentale ed essenziale… ovviamente! La nostra Federazione è costretta a difendersi costantemente, nonostante i risultati esemplari nella formazione di soccorritori acquatici che hanno effettuato centinaia di salvataggi (tutti dimostrabili sia sulle testate giornalistiche che sui canali social) su tutto il territorio nazionale. Questa “guerra” tra enti danneggia solo i professionisti che lavorano duramente ogni giorno, siano essi Fisa, Società di Salvamento Genova o persino Fin. Come nella metafora delle formiche nel barattolo: formiche di colore diverso, se messe assieme in un barattolo, lavorano per un fine comune ma, purtroppo, combattono se qualcuno scuote il contenitore. Sarebbe opportuno individuare chi, per interessi personali, continua a creare tensioni nel settore scuotendo il barattolo e non accorgendosi che “il barattolo è di vetro”.
Ribadiamo infine contrarietà, disappunto e sgomento verso un decreto che sembra favorire interessi di parte, introducendo figure formate in tempi troppo brevi e a volte prive dell’esperienza necessaria. La sicurezza della vita umana deve prevalere sugli interessi politici ed economici. In definitiva, le dichiarazioni del sig. Pezzini appaiono dettate da rancore personale e prive di fondamento. Attaccare la Fisa e altre realtà virtuose come l’Anab conferma la natura strumentale di tali interventi.
La Fisa continuerà la sua missione a vantaggio di tutti gli assistenti bagnanti e si riserva di agire nelle sedi legali competenti per tutelare il proprio onore e la propria reputazione ormai dimostrati sul campo. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento presso la nostra sede di San Benedetto del Tronto o direttamente in mare, per un confronto tecnico costruttivo e per eventuali chiarimenti o eventuali discussioni. Auguro un buon anno a chi lavora con onestà, che siano Fisa, Fin o Sns, a chi vede la vita come un dono da proteggere e a chi legifera per il bene comune del Paese e soprattutto ai giudici, ai ministri e a tutti coloro che hanno il potere di fare le cose giuste, anche se quella strada è la più dura e difficile. E a chi non si inginocchia davanti ai Serse per poter lasciare alle future generazioni un mondo migliore di quello che ci è stato “prestato”, perché saranno queste ultime a subirne le conseguenze.
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